mitologia
greca

Almanacco
di Mary Falco

MITOLOGIA


 

In che cosa consisteva il suo culto?
Innanzi tutto nel bagno rituale e relativa vestizione, dopo un accurato massaggio con olio profumato: la Dea nasce nuda, ma viene presentata all'Olimpo abbigliata ed acconciata sontuosamente; è probabile che il miracolo della sua nascita fosse rinnovato ad ogni primavera. A questi famosi bagni d’Afrodite s'attribuiva addirittura il potere di restituire la verginità. Lo sviluppo stesso della devozione alla statua è un po' una forzatura per la spiritualità dorica ed in genere indoeuropea e rappresenta un'importante contributo da parte della popolazione autoctona. Esistono suggestive descrizioni letterarie delle splendide statue e delle meravigliose feste a loro tributate… purtroppo sono solo leggende, perché, il mare da cui la bella Dea è nata è molto inquieto ed il tempio di Paphos fu distrutto più volte da terremoti, tanto che oggi non restano più reperti sufficienti ad una ricostruzione esatta dei cerimoniali.

Altro elemento importante doveva essere l'esercizio del ballo, chiamato in seguito danza del ventre, e nell'apprendimento dei segreti del sesso, che era praticato ritualmente all'aperto; certamente era escluso ogni tipo di sacrificio cruento, la Dea aveva in orrore il sangue, il suo altare non era mai stato profanato dalla morte e si narra che nei suoi giardini non volasse mai alcun insetto molesto.

Com'erano vestite le sue sacerdotesse?
Le statuette antiche e le rappresentazioni delle tombe egizie le presentano sempre completamente nude o al massimo vestite di preziosi gioielli: una cintura bassa sui fianchi, che copre il sesso di frange ondeggianti, detta appunto "cinto di Venere" forse a ricordo dell’episodio dell’Iliade XIV 214 in cui la Dea lo presta ad Era per ottenere il favore di Zeus.

Attualmente gli storici sono orientati verso un cauto riconoscimento della base storica su cui si sarebbero sviluppate tante leggende.
Nel secondo millennio avanti Cristo il bacino del Mediterraneo era interessato da una civiltà nota come "minoico-micenea", dedita ai commerci ed alla navigazione, in contatto diretto con tutti i popoli dell'attuale medioriente: Anatolia, Iran, Siria, Mesopotamia ed Egitto. Fin dalla preistoria le popolazione egee, abitando una terra povera e frammentata, intrattennero relazioni intense e continuative con tale civiltà: la loro situazione geografica stessa li proiettava verso il mare come loro unica possibilità di sopravvivenza. Grandi coltivatori d'olive e di viti i primi abitanti della Grecia producevano olio e vino di grado, che poi richiudevano nelle caratteristiche anfore di ceramica ed ammassavano nella stiva delle navi dirette in Mesopotamia e in Egitto alla ricerca di grano, ma anche, già che si era in viaggio, di spezie orientali importate attraverso la penisola arabica. Si viaggiava continuamente; a dispetto dei canoni di semplicità predicati da Omero ed Esiodo, infatti, la cucina e la farmacopea dell'età del bronzo son quanto di meno semplice si possa immaginare e gran parte dei prodotti che rallegravano le mense, soprattutto nei giorni di festa, provenivano da Oriente. Anche gli arredi ed il vestiario erano tutt'altro che "fatti in casa": si importavano sete, profumi, avorio ed una incredibile quantità di metallo, poiché rame, argento e vari tipi di leghe erano impiegati per la realizzazione di stoviglie ed utensili, nonché per la costruzione dei mobili, come cofani di varie misure, sgabelli, tavoli... che solo più tardi furono realizzati in legno.

Come si navigava?...

 


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