mitologia
greca

Almanacco
di Mary Falco

MITOLOGIA
ARES

Dio della guerra o figlio dei fiori?

di Mary Falco



La fortunata serie di Hercules di Kevin Sorbo ha proposto al grosso pubblico una versione moderna dell’antica lotta tra bene e male, con la relativa interpretazione americana di Marte, il dio della guerra, eternamente vestito di nero, capo di una banda di demoni assetati di sangue.
È veramente tutto?

Ovviamente la mitologia greco-romana è troppo ricca per farsi rinchiudere in queste coordinate. Già il greco Ares, cui la figura romana s’ispira, presenta accanto a questa fisionomia ufficiale anche una storia privata più intrigante. Era, la dea del cielo e della fecondità terrestre, sposa e sorella di Zeus, era rimasta profondamente offesa dalla nascita d’Atena, che era sorta adulta ed armata direttamente dalla testa del suo divino coniuge, e chiese aiuto a Flora per concepire a propria volta un figlio senza l’aiuto del marito. La responsabile del mondo vegetale le consegnò dunque un fiore magico, in grado d’ingravidarla senza nessun apporto maschile. Di che fiore si trattava? Con due dee della fecondità terrestre abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: la tradizione consacra ad Era il giglio, il melograno e l’eliocrisio… alle femministe la ricerca delle proprietà farmacologiche relative!
Già Omero irrideva queste storie.

Nell’Iliade Ares è figlio legittimo, ed anzi viziatissimo, della coppia sovrana.
È evidente che agli antichi miti originari, che palpitano ancora vivi in Esiodo, s’è sovrapposta una “versione razionale” degli stessi fatti, magari ispirata ad accadimenti veramente occorsi ad antichi sovrani. Altrettanto evidente che in questa razionalizzazione successiva, dettata da una civiltà cittadina, dedita al commercio e con ambizioni democratiche, ci fosse poco spazio per l’antico dio guerriero, che è rappresentato quasi sempre perdente, difensore della causa di sua madre, cioè di una guerra persa da tempo per i diritti della natura e del matrimonio in una società che pensa ostentatamente ad altro.

Unico bene indiscutibile di Ares è l’amore d’Afrodite.
Dea potente, originariamente nata dalla spuma del mare e quindi sorella e non figlia di Zeus, ella è la padrona assoluta del desiderio e con questo assoggetta tutti gli dei, eccettuate Atena, Artemide ed Hestia.
Ares è invece il suo indiscusso amante succube delle sue grazie, è vero, ma anche compagno ardente a cui la bella dea dell’amore fa sempre ritorno, nonostante i reciproci e romanzeschi “tradimenti” che tra l’altro popolano la terra di semidei. Indicativo il fatto che la più famosa figlia della coppia è Armonia, cui i filosofi antichi assegnavano il compito di governare alla fine il mondo, garantendo alla terra un’era di pace.
Anche se Omero ridimensiona molto la cosa, rispetta il legame tra di due, che anzi nell’Iliade è presentato addirittura come legittimo… solo nell’Odissea si narra che in realtà Afrodite è sposa di Efesto e vive con Ares un amore adultero.

Quando dalla Grecia giungiamo a Roma Ares risponde al nome di Marte e fa un salto di qualità. Società guerriera, quella latina restituisce al dio il posto che gli spetta e lo pone subito dopo Giove nella triade che governa la città. Quanto al terzo dio… è nientemeno che Quirino, in cui la tradizione riconosce Romolo, fondatore di Roma stessa e figlio di Marte, appunto.
Una delle innocenti avventure del dio, infatti, l’avevano portato ad ingravidare niente meno che Rea Silvia, una vestale, che aveva pagato con la vita il mancato rispetto del voto di castità. Indifferente, come tutti gli antichi dei, alla sorte della poverina, Marte s’era tuttavia attivato fin dapprincipio perché i due gemelli nati dall’unione avessero di che vivere, facendo arenare la cesta in cui erano stati gettati ai piedi d’un fico ed inviando subito una brava lupa ad allattarli.
I gemelli erano Romolo e Remo: quando litigarono il padre si mise, senza conflitti interiori, dalla parte del vincitore e lo guidò alle prime guerre che fecero del piccolo villaggio una grande città.

Attualmente una vasta corrente di pensiero pensa che dietro ad Ares-Marte=dio della guerra ci sia un’altra figura più antica. Un dio della fecondità terrestre, figlio della terra e padre di tutti gli aspetti vitali di questa, compresi quelli che un tempo riempivano di panico l’uomo e che non sono del tutto sotto controllo nemmeno adesso: terremoti, eruzioni vulcaniche, animali feroci… dio della morte dunque, non già perché personalmente assetato di sangue, bensì custode d’equilibri antichi, che compromessi provocano la rovina. La funzione guerriera sarebbe dunque una sovrapposizione successiva, utilizzazione, diremmo in termini moderni, d’un’aggressività latente del tutto inconscia e non legata davvero ad una realtà politica esterna.
Se la discussione è ancora aperta per Ares greco, Marte romano, in quanto padre di Romolo fondatore poi assunto in Cielo come dio Quirino, ha già in se’ tutte le funzioni del caso: divinità lontana, potente, si fa guerriera o garante della fecondità e della pace a secondo delle necessità del figlio, che poi associa a se’ nel governo del mondo.
Gli umanisti, inutile dirlo, si sforzarono di tornare al modello greco, che consideravano più aulico, anche se continuarono a chiamarlo Marte, alla latina.

Come Omero continuarono a pensare che l’unica cosa buona che potesse fare fosse dimenticar la guerra per dedicarsi anima e corpo a Venere… che tra l’altro per i neoplatonici non è più la dea del desiderio erotico, ma quella dell’Humanitas, intesa come premessa dell’armonia universale.

Ecco l’interpretazione astrologica di Marsilio Ficino:
"Marte spicca fra i pianeti per la sua forza, poiché rende gli uomini più forti, ma Venere lo domina… Venere, quando è in congiunzione con Marte, in opposizione a lui e in recezione o veglia dall’aspetto sestile e trigono, come noi diciamo, spesso arresta la sua malignità… essa sembra dominare e placare Marte, ma Marte non domina mai Venere…"
Impossibile non pensare al quadro Marte e Venere, dipinto da Botticelli, per un matrimonio della famiglia Vespucci: la datazione oscilla tra il 1478 ed il 1490. E guardando il capolavoro rinascimentale torna alla mente il commento di Chaucer:
“Ed essa lo ha soggiogato e come amante gli ha insegnato la sua lezione… gli ha infatti proibito del tutto la gelosia, e la crudeltà, e l’arroganza, e la tirannia; a suo piacere lo ha reso così umile e nobile, che quando si è degnata di posare lo sguardo su di lui, egli ha accettato con dolcezza di vivere o morire; e così ella lo guida a suo modo, semplicemente con un cenno del volto.”

Sì, c’è qualcosa di vero nella leggenda che Marte sia figlio di un fiore: e certo di fronte a lui l’antica animosità tra Giunone e Venere si placa, almeno per qualche tempo… come fra tutte le nuore e suocere del mondo!

Mary Falco
21 Aprile 2006

 


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