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ARISTOFANE,
nato intorno al 445 a.C. nel demo ateniese
di Citadena, fu il più grande poeta
comico di Atene, uno dei principali drammaturghi
della Commedia Antica (l'Archaia) insieme
a Cratino ed Eupoli, nonché l'unico
di cui ci siano pervenute alcune opere complete.
Era figlio di Filippo, discendente di Pandione.
Suo padre possedeva delle terre nell'isola
di Egina e lì Aristofane trascorse
la giovinezza.
Scrisse 44 commedie di cui 4 spurie ed attribuite
ad Archippo, ma ce ne sono pervenute 11
complete.
Lavorò principalmente durante il
periodo della Guerra del Peloponneso, che
si concluse con la sconfitta di Atene di
fronte a Sparta. Il periodo successivo alla
sconfitta ateniese del 404 a.C., lo vede
ripiegare dalla sua accesa passione e coinvolgimento
politico, dedicandosi a commedie più
sociali e di costume.
Esordì giovanissimo alle gare Lenee, competizioni
drammatiche del 427 a.C. conquistando il
secondo premio, con la messa in scena di
una sua commedia oggi perduta, "Daitaleis",
ovvero "I Banchettanti", che metteva
in ridicolo il nuovo, modernizzante, sistema
educativo. Nelle gare Lenee vinse 4 volte
con "Gli Acarnesi", "I Cavalieri",
"Il Proagone", e "Le Rane".
In una sua commedia di gioventù,
egualmente non pervenutaci se non frammentariamente,
i "Babilonesi", attacca Cleone,
un demagogo affamato di potere e denaro,
anche a costo di sfruttare le città
alleate. Cleone, si narra, l'accusò
di alto tradimento, ma, a quanto pare, senza
successo, visto che, nel 425
a.C., fece rappresentare gli "Acarnesi",
un'ardente arringa contro la guerra, in
cui Diceopoli stipula una pace privata con
Sparta. Vince il primo premio alle Lenee,
col nome di Callistrato, misurandosi con
i due maggiori commediografi del tempo,
Cratino (485-421) e il coetaneo Eupoli (446-415),
riportando su entrambi la vittoria. È
la sua prima commedia di cui si possieda
il testo integrale.
L'anno successivo, 424,
Aristofane continuò i suoi attacchi
anticleoniani, facendone il personaggio
centrale dei "Cavalieri",
messo in scena come "Paflagone"
e stigmatizzato senza pietà come
demagogo. Cleone, era il capo del partito
democratico radicale e fautore della guerra,
allora all'apice del successo dopo la vittoria
di Sfacteria contro gli spartani.
Nelle "Nuvole",
423, si fa beffe degli
ammiratori incondizionati di Socrate, presentato
a metà tra il filosofo naturalista
e il sofista, cattivo educatore della gioventù,
cui insegna il Discorso Ingiusto che vince
in ogni dibattito: il filosofo è
visto come un pericolo da scacciare, bruciandone
la scuola (il Pensatoio), con gran perplessità
della posterità, anche in considerazione
della reale - e non teatrale - condanna
a morte che colpì il maestro di Platone
nel 399 a.C., fu rappresentata alle Dionisie
del 423 non ottenedo il successo sperato.
Le "Vespe", 422,
satira di costume contro la mania giudiziaria
degli ateniesi del suo tempo, trattano un
tema di attualità, in una città
così litigiosa come Atene, dimostrando
come la giustizia spesso non è che
un commercio e una manipolazione (le "vespe"
sono i giudici popolari).
Nella "Pace",
421, il protagonista, Trigeo,
vola fino in cielo, abbandonato perfino
dagli dei, disgustati, e libera Pace dalle
grinfie di Polemos, la guerra, con l'aiuto
di tutti i Greci e con gran disperazione
dei fabbricanti di armi e degli altri mestatori.
La commedia non a caso è piena di
speranza per l'avvenire, in quanto scritta
nel momento in cui Sparta ed Atene negoziavano
la Pace di Nicia, 421 a.C..
Si aggiudica il secondo premio alle Dionisie
nel 421.
Ci sono pervenuti, poi, anche gli "Uccelli",
414 a.C., una sorta di
evasione fantastica dai litigi e le beghe
in cui era piombata la città, da
parte di due ateniesi che vanno a vivere
tra gli uccelli, vince il secondo premio
alle Dionisie del 414;
le "Tesmoforiazuse",
ovvero "Le donne alla festa
di Demetra", 411,
una satira contro il tragediografo Euripide
in quanto misogino, in un'estesa parodia
delle sue opere;
la "Lisistrata",
411, celebre opera incentrata
su una sorta di sciopero del sesso da parte
delle donne della Grecia intera, per spronare
i propri mariti alla pace;
le "Rane", rappresentata
con il nome di Filonide alle Lenee del 405,
in cui lo stesso dio del teatro, Dioniso,
si reca all'Aldilà per scegliere
un poeta che con i suoi consigli possa salvare
la città di Atene dall'incombente
rovina (poeta che sarà non Euripide,
recentemente deceduto, bensì il vecchio,
più "sano" e non degenerato,
Eschilo).
Infine, l'ultimo Aristofane, nell'Atene
degli inizi del IV sec. mise in scena le
"Ecclesiazuse",
ovvero "Le Donne all'Assemblea
popolare ", 392,
in cui, con una sorta di colpo di stato
le donne prendono il potere in una polis
tornata a condizioni socio-economiche primitive,
esautorando i deboli mariti. Presentata
alle gare Lenee.
Nel 388 a.C. l'ultima commedia
pervenutaci, il "Pluto",
dove viene narrato il recupero della vista
da parte del dio cieco della ricchezza,
che, da allora in poi, avrebbe premiato
solo quanti se lo meritassero in seguito
ad una vita onesta.
Aristofane muore nel 388 a.C.
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