Introduzione
di Anna
Chiara Cecchetto

La questione della Restituzione
dei Marmi del Partenone alla Grecia,
si svolge oramai da parecchi anni,
senza avere ancora dato nessun esito
se non quello che i Marmi si trovano
ancora al British Museum di Londra.
La storia dei Marmi risale a quasi
200 anni fa, quando un lord inglese,
di nome Elgin, ricevette l’incarico
d’ambasciatore presso Costantinopoli.
Gli affari inglesi nel Mediterraneo
orientale, erano a quell’epoca
molto importanti ed era quindi necessario
avere un proprio rappresentante
sul posto.
Elgin, però non si limitò
solamente allo svolgimento degli
incarichi diplomatici a lui assegnati,
ma rivolse il suo interesse verso
le bellezze artistiche della vicina
Grecia.
Grazie ad un’abile azione
diplomatica e con l’aiuto
perspicace di alcuni suoi collaboratori
come il reverendo Hunt e l’artista
italiano Lusieri, riuscì
ad ottenere dalle autorità
turco-ottomane che governavano ad
Atene, il permesso di salire all’Acropoli
e prelevare “alcuni pezzi”
dagli antichi monumenti.
Questi “pezzi” si trasformarono
presto in intere parti di edificio,
come una cariatide dell’Eretteo
o le più belle metope dal
Partenone.
L’intero
“bottino” fu poi trasportato
a Londra e successivamente venduto
al governo britannico.
Le modalità con le quali
Elgin entrò in possesso dei
Marmi, erano già poco chiare
all’epoca; tant’è
che il Governo inglese, prima di
acquistare la “collezione
Elgin”, istituì una
commissione per verificare la legittimità
del possesso da parte di Lord Elgin.
Alla fine il Governo acquistò
la collezione e la diede in custodia
al British Museum, dove si trova
a tutt’oggi.
La Grecia, fin da quando si è
resa Stato indipendente nel 1833,
ha sempre cercato di rientrare in
possesso dei Marmi; invocando più
volte il diritto a reclamarli non
solo in base al fatto che rappresentano
un simbolo nazionale e fanno parte
di un edificio ancora esistente,
ma anche perché appartengono
al patrimonio culturale della nazione.
Inoltre, da un punto di vista legale,
il Governo greco mette in discussione
la legittimità dell’acquisizione
di Lord Elgin.
La Grecia si trovava, infatti, sotto
il dominio ottomano quando i Marmi
furono prelevati, e lo stesso Elgin
trattò con le autorità
turche per ottenere il permesso
di accedere all’Acropoli.
Uno Stato occupante non dovrebbe
avere il diritto di disporre liberamente
del patrimonio culturale dello Stato
occupato.
Le richieste della Grecia si sono
fatte sempre più insistenti
e negli ultimi anni hanno ricevuto
consensi in tutto il mondo.
La Grecia, dopo continue richieste
fatte direttamente al British Museum
e al Governo britannico e dopo avere
ricevuto sempre risposte negative,
ha deciso di imboccare la strada
del diritto internazionale.
Grazie all’intervento decisivo
del Ministro della Cultura greco
Melina Mercouri nel 1982, la Grecia
si è rivolta dapprima al
Comitato Intergovernativo per la
promozione del ritorno dei beni
culturali ai loro paesi d’origine
o della loro restituzione in caso
di appropriazione illecita, e successivamente
al Parlamento Europeo.
Ma il diritto internazionale si
avvale anche di altri strumenti
per la salvaguardia e la protezione
dei beni culturali.
Esistono normative che disciplinano
a livello internazionale la legislazione
in materia di protezione del patrimonio
culturale di ogni singola nazione,
nell’interesse collettivo
di tutelare le testimonianze materiali
della storia dell’umanità.
Ma la legislazione in materia non
si ferma solo alla protezione del
patrimonio culturale, si propone
anche come mezzo per rientrare in
possesso di quegli oggetti d’arte,
o che comunque sono importanti per
la storia e la cultura di un popolo,
che hanno oltrepassato i confini
nazionali in maniera più
o meno illecita.
Queste normative sono valide per
gli Stati firmatari e la dove il
loro potere non riesce ad applicarsi
in modo concreto alle varie situazioni
sottoposte, subentrano altre istituzioni
come l’UNESCO che si pone
come organo consultivo in materia
di legislazione di beni culturali.
L’UNESCO favorisce, in questo
senso, i colloqui tra le varie nazioni,
promuovendo accordi bilaterali che
esulano dalle normative vigenti
in materia di restituzione di beni
culturali illecitamente sottratti.
Il caso dei Marmi del Partenone
è significativo al riguardo,
in quanto pone varie problematiche
di carattere giuridico, come l’applicabilità
delle attuali normative in materia
di restituzione, di carattere storico,
visto che la sottrazione è
avvenuta quasi 200 anni fa, e di
carattere morale, essendo il Partenone
non solo il simbolo di una nazione
e di un’intera civiltà;
ma anche il simbolo di tutta la
cultura occidentale.
Come tale dovrebbe essere riunito
in un’unica sede, sia essa
la Grecia o la Gran Bretagna, ma
non deve essere destinato in eterno
all’incompletezza strutturale
e artistica.
L’acropoli che si trova ad
Atene sarebbe forse il luogo più
indicato per quest’avvenimento,
che si attende da quasi 200 anni,
e non solo perché è
la sede originaria del Partenone.
Ma perché il Partenone e
tutti gli edifici dell’Acropoli
esprimono una cultura nata in quel
luogo chiamato Ellade e dal quale
tutta o in parte deriva la cultura
Occidentale.
L’Acropoli si colloca in una
paesaggio naturale, storico e anche
filosofico che ne esalta le forme
e la luce, nonché il pregio
artistico; e non troverebbe la sua
giusta dimensione in nessun altro
luogo.
Perché non è stata
creata per nessun altro luogo.
Cercherò in questo mio lavoro,
di analizzare l’evoluzione
delle normative in materia di restituzione
di beni culturali illecitamente
sottratti, al fine di trovare anche
solo una remota possibilità
di chiedere la restituzione dei
Marmi, da un punto di vista giuridico.
E se ciò non bastasse, elencherò
tutti quegli accordi bilaterali
in materia di restituzione che hanno
prodotto esiti positivi, sapendo
che spesso è il buon senso
a prevalere la dove la legge non
riesce ad arrivare.
Esponendo la storia della sottrazione
dei Marmi, metterò in luce
come l’atto di appropriazione
eseguito da Lord Elgin risultasse
all’epoca e risulta tuttora
illegittimo e pone le basi per la
richiesta da parte della Grecia.
Inoltre gli innumerevoli sforzi
compiuti dal Governo greco per garantire
una giusta sistemazione e tutela
ai Marmi, dimostrano come la Grecia
sia effettivamente pronta a riprendersi
ciò che le appartiene.
continua...