BELLA GRECIA
IMMAGINI DA NAUPLIA
ARGOLIDE  



Foto di Alfredo Furneri (14.05.2003)
Nauplia, argolica veneziana

Nafplion o Nauplia, prima capitale della Grecia moderna (1829-1834), deliziosa ed elegante cittadina, ricca di palazzi neoclassici, ampie piazze, giardini ben curati e un piacevolissimo e vivace lungomare. Posta in stupenda posizione sul golfo dell'Argolide, del cui nomos è la capitale.

Rappresenta la migliore base di partenza per chi volesse visitare le splendide vestigia di luoghi come Argo, Tirino, Micene, Epidauro.

Il porto di Nauplia ha una notevole importanza commerciale.

La città ospita importanti siti archeologi, come i resti delle mura micenee o le camere sepolcrali scavate nella roccia. I notevoli reperti recuperati sono ospitati nel Museo cittadino, mentre la gran parte dei reperti ceramici si trovano nel Museo Nazionale di Atene.

Gli achei vi posero un insediamento nel 1600 a.C.

La fondazione della città viene attribuita a Nauplio.

Tra il VII e il VI sec. a.C., perse gran parte della sua importanza, sottoposta al dominio di Argo.

Tornò a fiorire sotto il dominio dei bizantini. Nel XIII secolo fu conquistata dai crociati di Ottone de la Roche.

Dal 1388 fece parte, per due secoli, della Repubblica di Venezia. Quindi divenne parte dell'impero ottomano.

Fu liberata dai patrioti greci (1822), che la resero capitale della Grecia indipendente.

La città è ricordata in alcune opere di Euripide.

Elettra
«A tua madre daranno sepoltura Menelao, che solo ora, da quando prese Troia, è approdato a Nauplia, ed Elena, che lasciando l'Egitto, ritorna dalle case di Proteo.»

Elena
«Con la spada in pugno, Menelao si lancia verso prua, e, ritto per il sacrificio, non pronunzia il nome di alcun morto, ma sul punto di sgozzare la bestia prega: "Posidone, signore degli oceani, e voi caste figlie di Nereo, concedeteci di raggiungere Nauplia, fateci uscire salvi me e mia moglie da questo paese."»


Oreste
«Giunsi poi a Nauplia, mentre Elena si preparava a partire per Argo, e pensavo di poter abbracciare, sani e salvi, Oreste, il figlio di Agamennone, e sua madre...»

 

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