| Per
Dora Bakoyannis la priorità è
Cipro
Eletta ministro
degli Esteri nel governo Karamanlis
di Rudy
Caparrini
Dora
Bakoyannis nuovo ministro degli Esteri
di Arianna Caputi
Politica:
cambia la squadra di governo
di Ninni Radicini
Il
14 febbraio il primo ministro greco Costas
Karamanlis ha annunciato un rimpasto di
governo di ampie proporzioni, che ha mutato
in modo sensibile la fisionomia dell’esecutivo
ellenico espressione del partito conservatore
Nea Demokratia, in carica dal marzo del
2004. In totale, il rimpasto di Karamanlis
ha determinato un cambio al vertice di quasi
tutti i ministeri di rilievo sostanziale:
esteri, difesa, interni, sanità,
cultura, turismo.
La novità di maggiore impatto concerne
la nomina a ministro degli esteri di Dora
Bakoyiannis, figura di assoluto spessore,
probabilmente il personaggio politico più
popolare nella Repubblica Ellenica. Oltre
che in patria, la Bakoyiannis, gode di ampio
credito e notorietà a livello internazionale
in virtù della sua storia politica
e personale.
Era
facile pronosticare per Dora una carriera
di successo in politica poiché, oltre
a un indubbio talento, avrebbe avuto la
strada spianata in quanto figlia di Costas
Mitsotakis, l’anziano leader di Nea
Demokratia che fu premier dal 1990 al 1993.
Il carisma della nuova numero uno della
diplomazia ellenica si rafforzò nel
settembre 1989, quando i terroristi del
gruppo di estrema sinistra “17 Novembre”
le assassinarono il marito, il deputato
e giornalista Pavlos Bakoyiannis (del quale
ha scelto di conservare il cognome). Dora
reagì all’omicidio con grande
personalità, intensificando il suo
impegno politico e decidendo di occupare
il posto in parlamento lasciato vacante
dal marito. Il coraggio e la passione profusi
fecero della Bakoyiannis un’eroina
a livello nazionale. Da allora, il suo percorso
politico è stato un crescendo senza
freni, segnato dalla trionfale elezione
a sindaco di Atene, avvenuta nel 2002 con
un consenso di oltre il 60% dei voti. Come
primo cittadino della capitale ellenica,
la Bakoyiannis ha beneficiato di una ribalta
unica nell’estate del 2004, quando
Atene ha ospitato le tanto attese Olimpiadi.
L’ottima prova di efficienza dimostrata
in quell’occasione dai greci, il cui
successo è stato riconosciuto da
tutto il mondo, ha sancito la definitiva
consacrazione di Dora livello internazionale,
elevandola a simbolo stesso del nuovo corso
della Grecia contemporanea.
La personalità e la popolarità
della Bakoyiannis sono essenziali per capire
l’impatto che tale nomina potrà
avere sulla diplomazia ellenica e sulle
vicende dell’Europa sudorientale nel
complesso. Dora si distingue dal suo predecessore,
Petros Molyviatis, per il diverso rilievo
politico e per il largo seguito popolare
che si è conquistata negli anni.
Il ministro uscente era un “grand
commmis”, un diplomatico di carriera
che aveva ricoperto importanti ruoli istituzionali,
come ambasciatore e prima ancora come stretto
collaboratore fin dagli anni ’70 di
Costas Karamanlis Sr (è uno di quei
personaggi che Oriana Fallaci menziona spesso,
in modo non tropo positivo, nel suo libro
“Un uomo” dedicato ad Alekos
Panagulis). Molyviatis, che pure ha lavorato
bene al punto di portare la Grecia in Consiglio
di Sicurezza Onu, ha agito più da
direttore generale del dicastero che non
da ministro. Molyviatis, da molti ritenuto
provvisorio anche per ragioni di età
(ha 77 anni), ha concentrato la sua azione
sulla “diplomazia economica”,
che ha condotto Atene ad assumere un ruolo
di primo piano nei Balcani. Le questioni
più politiche, quali Cipro e i rapporti
con la Turchia, sono state affrontate seriamente
ma senza presentare iniziative di forte
impatto.
Dora Bakoyiannis, appena dopo avere assunto
le redini del dicastero degli esteri, ha
affermato che i cardini della sua politica
saranno la soluzione della questione di
Cipro, il consolidamento delle relazioni
con la Turchia e i Balcani. È importante
notare l’ordine di come queste priorità
sono state elencate, poiché in tale
dettaglio risiede la differenza di approccio
tra la Bakoyiannis e il suo predecessore.
Mancando di un mandato di stampo politico,
Molyviatis non ha potuto fare molto riguardo
a Cipro. A bloccare l’azione del ministro
uscente ha contribuito soprattutto l’esito
del referendum del 24 aprile 2004, che vide
i greci ciprioti respingere la proposta
di riunificazione contenuto nel piano preparato
da Kofi Annan, segretario generale dell’Onu.
Il governo Karamanlis, in carica dal marzo
di quell’anno, non ebbe tempo a sufficienza
per esercitare l’azione diplomatica
necessaria nei confronti del governo di
Nicosia. Dopo quel referendum, la questione
di Cipro non poteva essere affrontata subito,
pena il rischio di veder fallire ancora
una volta le trattative. In caso di nuovi
rifiuti, la situazione poteva degenerare
e ciò non era nell’interesse
di Atene, né di Nicosia né
di Ankara. Per tale ragione Molyviatis,
diplomatico abile ed esperto, ha scelto
un basso profilo.
La
novità sostanziale rappresentata
da Dora Bakoyiannis, che per i Balcani dovrebbe
seguire la linea tracciata da Molyviatis,
riguarda proprio la volontà di imprimere
una svolta decisa al problema di Cipro,
l’ultimo contenzioso irrisolto in
Europa. Dal 1974 vi sono due governi distinti
nell’isola: quello ufficiale della
Repubblica di Cipro, riconosciuto da quasi
tutto il mondo meno che la Turchia ed espressione
dell’etnia greca, che rappresenta
la grande maggioranza della popolazione;
quello di turco-ciprota, riconosciuto solo
da Turchia ed Azerbajian.
Per la Grecia e per i greci, quella di Cipro
è una questione di forte impatto
popolare, che tocca nel profondo l’orgoglio
nazionale. Ogni mossa relativa a Cipro comporta
scelte delicate sotto il profilo politico.
Ne consegue che l’iniziativa può
essere assunta solo da un personaggio di
con un forte seguito politico. In virtù
di un prestigio riconosciuto fra gli ellenici
di tutto il mondo, la Bakoyiannis è
il personaggio più indicato, se non
l’unico, per indurre il governo di
Nicosia ad accettare un compromesso che
porti alla definitiva riunificazione dell’isola.
La scelta di Dora Bakoyiannis, che aveva
manifestato in modo chiaro le sue idee su
Cipro già nell’aprile 2004,
dichiarandosi a favore del piano Annan,
sottolinea una volta ancora la volontà
del governo Karamanlis di compiere passi
avanti nelle relazioni fra Grecia e Turchia.
La risoluzione della questione di Cipro
equivarrebbe a sancire una tregua ufficiale
tra Atene e Ankara. La fine di questo stato
di allerta sarebbe assai conveniente per
la Grecia, giacché consentirebbe
un risparmio enorme in fatto di spese militari,
per vari miliardi di euro. Karamanlis, seguendo
la strada tracciata dal suo predecessore
Costas Simitis, ha compreso che la risoluzione
dei contenziosi aperti con Ankara è
di cruciale importanza per lo sviluppo economico.
La capacità della Bakoyiannis di
ottenere risultati concreti per Cipro è
quindi determinante per la realizzazione
del programma di riforme del governo conservatore.
In passato le famiglie Karamanlis e Mitsotakis,
le dinastie dominanti nel fronte dei conservatori,
sono state spesso protagoniste di lotte
per la leadership di Nea Demokratia. Adesso
gli interessi di Costas Karamanlis e Dora
Bakoyiannis coincidono e l’ex sindaco
di Atene potrà contare sul pieno
sostegno dell’intero esecutivo per
risolvere il contenzioso di Cipro.
Rudy
Caparrini
21 Febbraio 2006
rudycaparrini@hotmail.com
Dora
Bakoyannis nuovo ministro degli Esteri
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