POLITICA
Nasce l'Euroregione Adriatica

di Arianna Caputi


Lo sviluppo delle potenzialità delle regioni ed il coinvolgimento dei cittadini nelle iniziative locali e regionali rappresentano oggi più che mai una priorità: il sostegno ad un'organizzazione efficace degli enti regionali e locali e l’incoraggiamento alla loro cooperazione sono infatti elementi essenziali per promuovere pace, stabilità e benessere.
La crescente attenzione ed importanza che la Commissione Europea annette alla cooperazione transfrontaliera, sia nella previsione di incremento dei fondi a disposizione per il periodo 2007-2013, sia nella proposta di regolamento volta all'istituzione di autorità europee dotate di personalità giuridica necessaria per attuare programmi di cooperazione tra autorità nazionali, regionali e locali, riafferma in modo chiaro il ruolo determinante che, in questi anni, le Regioni hanno svolto, utilizzando tutti gli strumenti giuridici e finanziari, per contribuire allo sviluppo socio-economico sostenibile ed al rafforzamento della stabilità istituzionale di Paesi sulla via dell'integrazione nell'Unione Europea.
Il processo di allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dell’Europa Centrale e Orientale è in fase avanzata e tutte le Istituzioni europee attribuiscono ai paesi dell’Europa del sud-est un’importanza particolare: le regioni, le province e le città adriatiche costituiscono una risorsa preziosa ed i vantaggi che possono derivare dalle attività di cooperazione transfrontaliera, transnazionale ed interregionale, sono notevoli per tutte le regioni del bacino.
Le regioni e le città che si affacciano sul mar Adriatico possono dare un contributo fondamentale allo sviluppo delle relazioni tra Stati grazie alla realizzazione di iniziative bilaterali e multilaterali congiunte, segnatamente in materia di protezione ambientale, agricoltura, pesca, infrastrutture di trasporti, turismo sostenibile, questioni culturali e sociali del bacino Adriatico, una delle aree europee più sensibili in termini economici e sociali.
Gli enti regionali europei, in effetti, desiderano contribuire a garantire la stabilità ed una cooperazione fruttuosa nell'area.
Dando un seguito alla “Dichiarazione di Pola” e al seminario di Dubrovnik, al Forum di Budva ed alla Conferenza di Chioggia, la Regione Veneto assieme al Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa, alla Regione Molise e alla Regione Istriana (Croazia), hanno organizzato una Conferenza a Termoli nel 2004, nella quale i rappresentanti regionali presenti hanno firmato un protocollo per la creazione di un’entità idonea affrontare i temi dello sviluppo sostenibile, la cooperazione transfrontaliera e interregionale nell’area dell’Adriatico.
Il percorso verso l'Euroregione Adriatica ha avuto come momento essenziale la Conferenza internazionale di Termoli nel 2004, in occasione della quale le Regioni dell'Adriatico presenti firmarono il protocollo d'intesa per l'istituzione, appunto, dell'Euroregione Adriatica, che ne definiva gli obiettivi generali, tra i quali la necessità di rafforzare la stabilità nell'area adriatica e balcanica, di promuovere lo sviluppo sostenibile, di assicurare la coesione economica e sociale regionale, di agevolare il coordinamento delle attività di cooperazione tra i Paesi del bacino, in modo da rappresentare un sostegno ad una gestione efficace delle risorse comuni e da assicurare le condizioni per uno sviluppo armonioso e sostenibile nell’area.
Accanto a questi "alti" obiettivi, con l'Euroregione Adriatica si promette anche il miglioramento degli standard e della qualità della vita dei cittadini di tutte le comunità riunite sotto di essa. La nuova realtà conterà 22 milioni di abitanti, quindi il totale dei cittadini dei sette Paesi adriatici riuniti nella nuova unione regionale.
La Conferenza di Termoli ha puntato a non limitarsi alle problematiche specifiche del bacino adriatico, ma ha rappresentato un’occasione di scambio di esperienze con altre realtà locali e regionali che si confrontano alle medesime realtà dei mari “chiusi” come il Mar Baltico ed il Mar Nero.
L’auspicio è che il progetto possa contribuire a perseguire obiettivi di sicurezza, di stabilità e di sviluppo grazie all’esistenza di un’area allargata di stabilità che incoraggi scambi reciproci di capitale umano, idee, conoscenza e cultura, elementi fondamentali per realizzare un equilibrato sviluppo sociale ed economico.
L’idea – che ha già trovato emuli tra i Paesi baltici e quelli che si affacciano sul Mar Nero – nasce da una constatazione del Presidente del Congresso dei Poteri locali e regionali di Strasburgo, l’italiano Giovanni di Stasi: «non è facile concludere accordi a livello nazionale neppure nei rapporti bilaterali, figuriamoci quando si tratta di mettere d’accordo sette Stati dalla cultura e le problematiche diverse». Così, mentre l’Europa era ed è ancora protesa a risolvere i problemi che provengono da un’area politicamente così delicata come i Balcani, da Presidente del Congresso del Consiglio d’Europa, Di Stasi si è rivolto alle Regioni e alle Province – più vicine alle esigenze dei cittadini di quanto siano talvolta i governi, perché meno vincolate dalla politica – che hanno subito colto l’importanza dell’iniziativa e accettato di consorziarsi.
Uno degli obiettivi della Conferenza internazionale che si è tenuta a Venezia il 6 febbraio 2006 e alla quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni europee, dei governi e delle regioni coinvolte nell'iniziativa è stata la fondazione di quest' Euroregione comprendente tutte le regioni balcaniche e italiane che si affacciano sul Mar Adriatico, per favorire l'ingresso nell'Ue dei paesi dei Balcani occidentali; la conferenza di Venezia ha formalizzato la nascita dell'Euroregione.
Essa è dunque realtà: è stata firmata, infatti, alla presenza del Ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, una dichiarazione congiunta delle regioni coinvolte, primo impegno scritto concreto a formalizzare le procedure per la costituzione dell'associazione che riunirà tutte le terre circondanti il mare Adriatico. L'Euroregione Adriatica rappresenta "una piattaforma per la cooperazione culturale e gli scambi" tra i Balcani e l'Unione europea ha lo scopo di accentuare la collaborazione tra i Paesi dell'area, stabilendo programmi comuni di intervento, costituendo interscambi improntati alla massima collaborazione e soprattutto favorendo le relazioni tra gli Stati, nell'ottica del futuro allargamento ad est dell'Ue. Il tutto, non solo tramite accordi verbali, ma con la realizzazione concreta di infrastrutture e con la definizione dei rapporti e delle relative competenze nei settori strategici dell'area, quali il turismo, la pesca e l'ambiente. L'iniziativa, che "contribuirà ad abbattere le barriere in Europa", ha tra gli obiettivi "proteggere le risorse naturali e consolidare la coesione sociale attraverso progetti congiunti nell'ambito dell'agricoltura, della pesca, del turismo e dei trasporti "Questa nuova iniziativa non rappresenta né un'anticamera, né un'alternativa all'Unione europea: è un progetto che ha valore in quanto tale, passo importante per quel processo di integrazione europea che sta attraversando un momento di stasi. L'Unione passa anzitutto attraverso la creazione di una cittadinanza europea, perchè solo se i cittadini si sentono parte dell'Europa il processo di collaborazione potrà fare un salto in avanti''.
''Il Governo - ha concluso La Loggia - attribuisce importanza al rafforzamento della coesione economica e sociale del nostro continente come fattore idoneo a preservare e consolidare la pace. Uno strumento di comunicazione istituzionale e di implementazione delle politiche quale l'Euroregione Adriatica può divenire un fattore rilevante di coesione regionale, anche in vista di un futuro allargamento dell'Unione europea''.
Essa ha come scopo prioritario l'integrazione di tutti gli Stati adriatici dell'Unione Europea contribuendo ad utilizzare gli strumenti finanziari comunitari attualmente esistenti per rinsaldare i reciproci rapporti attraverso attività di cooperazione.
L' Euroregione Adriatica è un'associazione internazionale ad adesione volontaria di regioni che hanno tutte a che fare con il mare Adriatico: Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia-Montenegro, Albania e Grecia. I sette Paesi – che talvolta hanno avuto seri problemi di vicinato – diventano ora partner di una società che ha come capitale il Mare Adriatico e che, oltre a migliorare le rispettive condizioni economiche, li farà dialogare, dissolvendo le tensioni e creando una maggiore stabilità politica e soprattutto un’evoluzione democratica.
Sette Paesi uniti sotto un’unica bandiera: il Mare Adriatico.
La novità è che, d’ora in avanti, tutti i problemi legati alla gestione dell’Adriatico non saranno più trattati a livello governativo ma dagli enti locali e regionali.
Se è vero che il comune denominatore dei Paesi coinvolti è rappresentato principalmente dal mare Adriatico, è altrettanto vero che l'alta percentuale di territorio montano presente nell'Euroregione sottopone i Paesi alle stesse problematiche di governance del territorio. Sotterrate la rivalità i sette Paesi si sono dedicati con entusiasmo e convinzione allo sviluppo del progetto, che incontra ora non solo il consenso e il sostegno di tutte le Regioni bagnate dall’Adriatico, ma anche dell’UE. La sede dell'Euroregione Adriatica sarà a Pola, e avrà una sua rappresentanza anche a Bruxelles; sarà coordinata dal Presidente dell’Istria Ivan Iakovic e composta da un Consiglio dell’Adriatico e cinque Commissioni. Alla guida di ogni Commissione ci saranno un rappresentante del Governo, uno delle Regioni, uno delle Province e uno dei Comuni.
Nel Consiglio dell’adriatico invece ci saranno anche rappresentanti europei e delle Organizzazioni non governative.
Il protocollo d’intesa per l’istituzione dell’Euroregione dell’Adriatico prevedeva un Consiglio dell’Adriatico provvisorio formato dai rappresentanti di tutte le Regioni o Province che si affacciano sul quel Mare. Cinque sono le Commissioni permanenti che gestiranno il capitale comune: i settori di reddito individuati sono, infatti, Trasporti e Infrastrutture, Cultura e Turismo, Agricoltura, Ambiente, Pesca. Queste attività, promovendo lo sviluppo economico e la coesione sociale, procureranno ricchezza ai Paesi costieri e rafforzeranno la stabilità nell’area adriatica e balcanica. Infatti, l’obiettivo politico – auspicato anche dall’Unione Europea – è l’integrazione di tutti gli Stati adriatici in Europa. L’Euroregione potrà, quindi, utilizzare gli strumenti e i contributi comunitari per rinsaldare i reciproci rapporti e avviare le attività consortili.
Con una tale estesa base di consenso l’iniziativa – intesa soprattutto come strumento di cooperazione e di integrazione dei Paesi dei Balcani nello spazio europeo – ha trovato il sostegno necessario per diventare operativa in poco più di un anno. E pensare che fino a qualche anno fa, si può dire, l’Adriatico apparteneva solo all’Italia e alla Jugoslavia.

Arianna Caputi
13 Febbraio 2006

 


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