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Theophilos: il film

IL CINEMA IN GRECIA

THEOPHILOS


• Produzione: Lakis Papastathis, Greek Film Centre, Greek TV-1
• Regia: Lakis Papastathis
• Sceneggiatura: Lakis Papastathis
• Riprese: Thodoros Margas
• Direttore Artistico: Julia Stavridou
• Editing: Vangelis Goussias
• Musica: Giorgos Papadakis
• Cast: Dimitris Katalifos, Stamatis Fassoulis, Yvonne Maltezou, Dimitris Kamberidis, Theodoros Exarchos
• Colori - Durata: 115 min.
• Anno: 1987



Dimitris KatalifosLa vita e l’opera del pittore naïf, Teofilo Hadzimikaìl (1864-1934). Artista vagabondo, dal temperamento modesto e stravagante, Teofilo dedica tutto se stesso e il suo tempo alla ricerca della quintessenza dello spirito greco moderno, rendendosi conto egli stesso di andare a caccia del fantasma di una Grecia che sta gradatamente scomparendo dietro la logica della modernizzazione. Eroe che indossa la fustanella fino alla sua morte, alla fine di un viaggio che include le città di Mitilene, Volos ed Atene, ed anche i miti viventi della sua era, come il Teatro delle Ombre di Karaghiozis, Alessandro Magno e le tradizioni popolari. Il film ha poco a che fare con una vera biografia di Teofilo quanto piuttosto con un viaggio che segue le tracce dei conflitti e le influenze delle diverse culture che compongono il carattere, i colori, la mentalità e, soprattutto, la cultura della moderna realtà greca.

Dimitris KatalifosSebbene fosse nato diversi decenni dopo la rivoluzione del 1821 con cui lo stato Greco ottenne la sua indipendenza, Theophilos Hadjimihail (1868-1934) un giorno abbandonò il modo di vestire europeo dei suoi concittadini e per il resto della sua vita adottò il vecchio costume nazionale, la “fustanella”: prova tangibile della sua identificazione esistenziale con il millenario mito greco di un mondo di eroi – da Alessandro Magno fino ai capobanda ribelli del 19° secolo.
Teofilo indossava gli abiti della gente che egli dipingeva in una Grecia che si allontanava sempre più da essi. E così, senza smettere di nutrirsi delle forme della cultura popolare e della luce del suo Paese, l’intera vita di questo uomo illuminato fu quella di un cammino solitario fra storia e leggenda che lo portò alla più intima essenza personale del suo mito: la sua arte.

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PREMI

1987 Premio Miglior Film - THESSALONIKI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

1987 Premio Miglior Attore - THESSALONIKI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

1987 Premio Migliori Costumi - THESSALONIKI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

1988 Sezione Competizione Ufficiale - BERLIN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

IL REGISTA: Lakis Papastathis
Nato a Volos nel 1943. Ha studiato cinematografia d Atene. È stato assistente di regia in molti film dal 1968 al 1971. Ha lavorato con la Televisione Greca dal 1974. Ha girato tre cortometraggi: “CASES OF NO” (documentario, 1965), “28 ERMOU STREET” (1968) e “LETTERS FROM AMERICA” (documentario, 1972) premiato con il Primo Premio al Festival del Cinema di Salonicco.
”WHEN THE GREEKS”, il suo primo lungometraggio, fu girato nel 1981. Vinse cinque premi al Festival del Cinema di Salonicco. “THEOPHILOS” fu girato nel 1987 e vinse i premi come Miglior Film e Miglior Attore al Festival del Cinema di Salonicco, così come i premi del Ministero della Cultura nel febbraio del 1987 per il Miglior Film, il Miglio Attore, i Migliori Costumi e il Miglio Trucco.

Dal quotidiano: Avghì
Un’enorme mole di lavoro, una fedele rappresentazione del periodo, un regista che resta fedele ai suoi credi e uno stile di narrazione misurato fanno di THEOPHILOS un film ammirevole ed un concorrente ai migliori premi del festival. Dimitris Katalifos era l’attore ideale per ritrarre l’eroe in tutte le fasi della sua vita, catturando il pubblico con la sua commovente interpretazione, profondamente umana.

Dal quotidiano: Mesimerini
In THEOPHILOS, Lakis Papastathis ricerca il volto di una figura popolare leggendaria – e non quello di un grande pittore naif – e osa presentare la prepotenza di questa avventura come una virtù.
Dimitris Katalifos riesce ancora una volta a comunicare la sua immagine sullo schermo senza ricorrere ai trucchi di una distorsione teatrale di scena. E il THEOPHILOS di Papastathis assomiglia ad un film che tenta di richiamare alla mente il “carattere” di questo paese, le sue montagne, i suoi mari, le sue insensatezze, non meno della mentalità provinciale del mondo della proprietà e dei possedimenti, ma con l’umiltà di una ricerca che resiste alle tendenze e al fascino correnti. Papastathis insiste su una nuova “lettura” della Grecia – non su una restaurazione delle sue virtù perdute. Ed è per questo che egli sottopone ciò che noi consideriamo la più seria proposta del nostro cinema nazionale che implica, soprattutto, una riflessione seria su tutto ciò che è stato frainteso, rigettato, diffamato o canonizzato.

A cura di Fernando Buscemi

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