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Secondo
Tucidide (VI 3, 3) Leontinoi venne fondata
da coloni greci, provenienti da Calcide
che, sotto la guida di un certo Tukles (Teocle)
occuparono le colline a sud della ricca
piana alluvionale del Simeto cinque anni
dopo la fondazione di Siracusa. La tradizione
è confermata dal ritrovamento di un villaggio
indigeno dell'Età del Ferro nel sito successivamente
occupato dalla città. La data di fondazione
può essere verosimilmente fissata al 729.
Ma molti secoli prima che il piede calcidese
calpestasse la terra di Sicilia, popolazioni
di varia origine avevano occupato le stesse
colline. Tra queste popolazioni, una gente
di origine peninsulare che gli storici hanno
identificato con i Siculi. Essi passano
nella Sicilia dall'Italia (dove abitavano)
fuggendo gli Opici, su zattere o in qualche
altro modo. Giunti in Sicilia, essendo un
grosso popolo, vincono in battaglia i Sicani
e li scacciano verso le parti meridionali
e occidentali del paese.
Questa popolazione, che basa la sua economia
sull'agricoltura, ma anche sulla pesca e
sul commercio, esercitato attraverso lo
scalo di Castelluccio, si stanzia sul colle
di Metapiccola, dando origine ad un insediamento
che gli studiosi hanno identificato con
la mitica Xouthia. Contemporaneamente, sui
colli circostanti continuano a vivere popoli
indigeni, che sembrano aver mantenuto con
i Siculi rapporti amichevoli e che continuano
ad occupare la stessa zona anche quando
dei Siculi si perdono le tracce. Sono queste
le genti che i calcidesi trovano sul colle
di San Mauro nel 729 o, come è più probabile,
nel 751-750 a.C. Dapprima i Calcidesi coabitano
con gli indigeni, ma poi, con la collaborazione
dei Megaresi, con i quali hanno fatto città
comune, li cacciano dal San Mauro, costringendoli
ad insediarsi sui colli circostanti, fino
al definitivo assorbimento.
L'agricoltura, in particolare la coltivazione
dell'orzo, che ritroviamo nelle rappresentazioni
monetali, e l'allevamento dei cavalli sono
le attività economiche prevalenti, che determinano
lo status sociale della classe dominante,
i cavalieri (ippeis). A questa classe appartiene
il primo tiranno della storia siciliana,
Panezio, che, sul finire del VII secolo
a.C., approfittando della guerra per motivi
di confine con Megara,
prende il potere a Leontinoi.
La città, che è diretta per molto tempo
da un regime oligarchico, ha molto presto
un grande sviluppo ed uscendo dai ristretti
limiti del San Mauro, occupa i colli circostanti
e fonda nuovi insediamenti, Aristotele ci
riporta il nome di un tiranno, Panaitios,
e della colonia di Eubea. La ricchezza della
città, molto florida sia dal punto di vista
agricolo che da quello commerciale, suscita
ben presto gli appetiti dei vari potenti
che si contendono il dominio della Sicilia
in questo periodo. Attaccata ed occupata
dai Dinomenidi con Ippocrate di Gela nel
494 a.C. (Erodoto VII 154), Leontinoi perde
l'indipendenza e viene costretta ad entrare
in un'alleanza militare, prima sotto il
controllo di Gela (che vi insedia Enesidemo),
e poi di Siracusa, che la trasforma in una
piazzaforte militare per il controllo del
territorio. Nel 476 a.C., Ierone, signore
di Siracusa, deporta a Leontinoi gli abitanti
di Nasso e di Catania, dopo averli scacciati
dalle loro città. La fine, con Trasibulo,
della dinastia dei Dinomenidi riporta a
Leontinoi la libertà, che viene però minacciata
dall'avventura di Ducezio che nella zona
dei Palici cerca di realizzare un dominio
personale sul modello degli stati tirannici
greci. Circondata da nemici da ogni parte,
Leontinoi ricorre ad Atene, alla quale si
allea con un trattato militare negli anni
intorno alla metà del V secolo a.C. Di fronte
alle azioni di Siracusa, che non nasconde
le sue mire di dominio su tutta la Sicilia,
l'alleanza precedente viene rinnovata nel
433 a.C. Nel
427 a.C., un'ambasceria, guidata dal retore
leontino Gorgia,
viene inviata ad Atene a perorare la causa
degli alleati (le città calcidesi, Camarina
e Reggio) contro Siracusa. La novità del
suo eloquio, che avvince gli ascoltatori,
ma anche gli interessi che Atene ha nell'isola,
convincono la città greca ad intervenire
militarmente in Sicilia. Le vicende della
guerra sono alterne e si concludono con
il convegno di Gela (424 a.C.), nel quale
si stabilisce l'indipendenza delle varie
città siceliote, l'estromissione di Atene
dalla Sicilia, e di fatto la supremazia
di Siracusa (Diodoro XII 54, 7). A Leontinoi
la fine della guerra non porta la pace.
Si riaccendono, infatti, subito le lotte
tra aristocratici, legati a Siracusa, e
democratici, legati ad Atene. Questi ultimi
chiedono la ridistribuzione delle terre
e l'allargamento del diritto di voto, con
la concessione dei diritti politici a molti
nuovi cittadini. Per non essere costretti
a cedere una parte del loro potere, gli
aristocratici si rivolgono a Siracusa, che
interviene immediatamente. I democratici
vengono espulsi e si disperdono in varie
parti della Sicilia, i nobili si trasferiscono
a Siracusa, della quale ottengono la cittadinanza.
Ad impedire che in futuro ci siano sorprese,
le fortificazioni vengono distrutte. Il
territorio viene inglobato nella chora di
Siracusa e Leontinoi resta priva di abitanti,
tranne i lavoratori servili alle dipendenze
degli aristocratici. Dopo qualche anno,
però, i nobili, non contenti del trattamento
che riserva loro la nuova patria, fanno
ritorno in città ed alleatisi con i democratici
fanno scorrerie contro i Siracusani dal
quartiere fortificato di Foceas e dalla
fortezza di Brikinnia. La nuova situazione,
che vede i democratici alla riscossa, spinge
Atene ad intervenire in favore degli antichi
alleati. Infatti, risponde positivamente
alle richieste di aiuto che vengono formulate
da Segesta, nella guerra contro Selinunte,
alleata di Siracusa, e dagli esuli Leontinoi,
che chiedono di essere rimessi nella loro
città.
Ha inizio così la seconda spedizione ateniese
che finisce con la sconfitta definitiva
di Atene, la quale, battuta all'Assinaro,
vede il proprio esercito lasciato morire
di fame e di stenti nelle latomie, mentre
Leontini vede svanire ancora una volta il
sogno della libertà (413 a.C.). Ad accentuare
lo stato di sudditanza nei confronti di
Siracusa, ecco che di lì a poco la città
viene occupata dai cittadini di Akragas,
duecentomila persone (406 a.C.), e subito
dopo dagli abitanti di Gela e di Camarina,
alleati di Siracusa nella guerra contro
Cartagine (Diodoro XIII 95 3). L'anno dopo
viene dichiarata libera in seguito alla
vittoria cartaginese su Dionigi di Siracusa
(Diodoro XIII 114, 1), il quale però la
occupa nel 396, e la usa come deposito fortificato
per le scorte di cereali (Diodoro XIV 58,
1) e vi insedia 10.000 mercenari, ripagati
col possesso della città e del territorio
(Diodoro XIV 78, 2).
Alla fine della guerra, non potendo pagare
i mercenari, Dionisio cede loro la città
in cambio degli stipendi arretrati. Nelle
lotte che si scatenano a Siracusa per il
potere tra Dionisio II e Dione, Leontinoi
parteggia per quest'ultimo e viene coinvolta
fino ad essere occupata parzialmente da
Filisto, generale di Dionisio. Nel 311 la
città insieme con Taormina, Catania e Taormina
si allea ai Cartaginesi contro Agatocle,
ma nel 309 viene presa e saccheggiata (Diodoro
XX 32, 1). Nel periodo successivo, che vede
il dissidio tra il corinzio Timoleonte ed
Iceta, generale siracusano, Leontinoi prende
le parti del secondo. La sconfitta di Iceta
si porta dietro per Leontini ancora una
volta lo spopolamento con la deportazione
a Siracusa dei cittadini di parte popolare.
Durante il regno di Agatocle, Leontinoi
passa da una fase di appoggio al monarca
siracusano all'alleanza con i Cartaginesi.
Agatocle, al ritorno dall'Africa dove aveva
portato la guerra, per punirla del tradimento
ne massacra i dirigenti politici ed i loro
seguaci. Durante l'intervento in Italia
di Pirro, Leontinoi assieme a Siracusa e
ad Akragas chiama il re epirota in aiuto
contro Cartagine. In quella occasione, il
tiranno di Leontinoi, Eraclide, offre a
Pirro la città con i castelli ed un contingente
di quattromila soldati e cinquecento cavalli
(278 a.C.). La partenza di Pirro dalla Sicilia
lascia Leontinoi saldamente in mano di Siracusa.
Durante la prima guerra punica gode di un
periodo di pace, inserita com'è nell'alleanza
cui l'ha costretta il signore di Siracusa,
Ierone II, che riesce a non restare coinvolto
nella lotta tra Roma e Cartagine, barcamenandosi
tra l'una e l'altra potenza. La morte di
Ierone e l'ascesa al trono di Ieronimo,
suo nipote, che nella seconda guerra punica
parteggia per Cartagine, rappresentano l'ultimo
atto dell'esistenza di Leontinoi. Ieronimo,
giovane di sedici anni, si reca con l'esercito
e con il tesoro regio a Leontinoi, ai confini
della provincia romana, per procedere alle
operazioni di guerra. Quivi giunto, però,
cade vittima di una congiura ordita dal
partito filoromano. Mentre, infatti, si
sta recando in piazza per una via stretta,
Ieronimo viene circondato dai congiurati
e trafitto a colpi di pugnale. Leontinoi,
abbandonata dai congiurati, diventa poco
dopo la base delle operazioni dei filocartaginesi,
espulsi da Siracusa. Costoro attaccano e
distruggono un reparto romano e Roma chiede
l'allontanamento dei Cartaginesi. La risposta
sprezzante dei Leontini, che sperano nell'aiuto
di Annibale che in Italia sta portando un
duro attacco alle forze romane, provoca
l'intervento armato dei Romani. Leontinoi
entra nell'orbita di Roma e perde definitivamente
la sua autonomia. Nel 214 Marcello conquista
e distrugge la città. Al tempo di Verre
era ormai un borgo senza importanza.
da: "Lentini" Storia, monumenti, tradizioni
di Cirino Gula
Polibio (VII
6, 1-6) ci tramanda una descrizione della
città: "Leontinoi è orientata a Nord. Al
centro di essa è una valle nella quale si
trovano le sedi dei magistrati e dei tribunali,
cioè l'agorà. Ogni lato della valle è chiuso
da un colle con dirupi continui, le terrazze
di questi sono coperte di case e di templi.
La città ha due porte, una delle quali è
all'estremità sud della valle e porta a
Siracusa, mentre l'altra, a nord, porta
ai Campi Leontini e alla zona coltivata.
Ad ovest scorre il fiume Lixos (S. Eligio).
Lungo questo, separate dalla strada che
porta ai campi, si trovano numerose case.
"La città di Leontinoi occupava un gruppo
di colline nella piana di Catania (i fertilissimi
Campi Leontini).
Gli scavi
Il primo nucleo abitato occupava il colle
di S.Mauro, dotato di cinta muraria, più
tardi si estese verso est, sul colle Metapiccola
e anche la cinta venne ampliata. Il sistema
di fortificazione è particolarmente interessante,
infatti le mura includevano l'estremità
meridionale del colle S. Mauro, scendevano
fino a valle formando una rientrana lunga
circa 160 mt. in fondo alla quale era la
porta Siracusana difesa da una torre quadrangolare.
Le mura risalgono probabilmente al VI sec.
a.C. e risultano abbandonate già nel V sec.
per essere ricostruite negli anni 50 dello
stesso secolo e poi ancora distrutte intorno
alla fine del 400. Un'ultima fortificazione
viene eretta nel III sec. a.C. in concomitanza
con la seconda guerra punica.
La Necropoli
Si trova al di fuori della porta di Siracusa,
sono stati ritrovati tre differenti livelli.
Il più antico risale alla prima metà del
IV sec., comprende 129 tombe a inumazione.
Il secondo è databile tra gli ultimi anni
del IV e i primi del III sec., sono 70 tombe
e tra esse vi sono tombe monumentali a gradini
(epitymbia). Il più recente è databile tra
gli ultimi decenni del III sec. e il 280
circa, vi sono per lo più tombe molto povere
e sembrano confermare gli ultimi avvenimenti
della città.
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