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Mègara Hyblaea

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Augusta-Mègara

LE COLONIE GRECHE IN SICILIA

Mègara Hyblaea 1/5

immagini di megara ibleaMentre nella parte orientale della Sicilia nascevano, sotto l’egida di Calcide, le città ioniche di Nasso, di Lentini, di Catania e di Zancle, i Dori di Megara e di Corinto fondavano altre due città: Megara Iblea e Siracusa. Queste due città, benché vicine, ebbero una storia completamente diversa: la prima restò rinserrata tra confini troppo stretti e non poté svilupparsi liberamente, tanto che presto una parte della sua popolazione dovette trasferirsi nella lontana Selinunte; la seconda, che non trovò simili ostacoli alla sua espansione, divenne la più gloriosa e la più potente città siciliota.Nella tradizione letteraria, gli inizi della colonizzazione megarese in Sicilia appaiono legati a quelli della colonizzazione calcidese. Strabone, basandosi su Eforo, riferisce che Megara e Nasso erano le più antiche città siciliote: quando Teocle ebbe scoperto le coste siciliane e si rese conto della loro fertilità, vi condusse un grosso nucleo di Calcidesi dell’Eubea e un certo numero di Ioni, come anche di Dori che erano in prevalenza Megaresi; i Calcidesi fondarono Nasso e i Dori Megara, chiamata prima Ibla: ambedue le città avevano cessato di esistere nell’età di Augusto. Senza dubbio anche la versione fornita dal Pseudo-Scimno si basa su Eforo, giacché è molto simile a quella di Strabone. Egli dice che la colonizzazione greca della Sicilia cominciò quando Teocle vi condusse una colonia di Calcidesi. Con lui vennero anche degli Ioni, poi dei Dori; ma la discordia divampò fra questi gruppi, cosicché i Calcidesi fondarono Nasso e i Megaresi Ibla, mentre i Dori si attestavano sul capo Zefirio, in Italia, dove si unirono ad altri Dori che, guidati da Archia di Corinto, si stavano dirigendo verso Siràcusa .Questi Dori separatisi dai Megaresi sono menzionati da Strabone anche in un altro passo, a proposito della fondazione di Siracusa: Archia, dice il geografo, approdò al capo Zefirio; vi trovò un certo numero di Dori, che si erano staccati da quelli che avevan fondato Megara ed eran giunti li dalla Sicilia; nel suo passaggio, li prese con sé e andò con essi a fondare Siracusa .Ma la testimonianza fondamentale è ancora una volta quella di Tucidide. Lo storico della guerra del Peloponneso racconta che, mentre le prime colonie calcidesi si fondevano sotto la guida di Teocle, arrivò in Sicilia Lamis, alla testa di una colonia proveniente da Megara, e si stabili sul fiume Pantacia, nella località chiamata Trotilo; poi abbandonò questa zona per andare a convivere con i Calcidesi a Lentini. Questi più tardi lo scacciarono dalla città, ed egli tentò di colonizzare Tapso, dove mori. Dopo la sua morte, gli altri coloni, costretti ad abbandonare Tapso, accettarono l’offerta del re siculo Iblone, che concesse loro un determinato territorio, e fondarono la città chiamata Megara Iblea. Vissero in questa città 145 anni, e poi ne furono scacciati da Gelone, tiranno di Siracusa; Il quadro può essere integrato con particolari riferiti da Polieno in un passo dove ci vengono raccontate le varie peripezie dei Megaresi durante il loro soggiorno a Lentini: i Megaresi, fatti entrare da Teocle nella città perché ne cacciassero i Siculi, ne furono a loro volta espulsi sei mesi più tardi dai Calcidesi, dopo essere stati spogliati delle armi grazie a un astuzia; si ritirarono allora a Trotilo fino al termine dell’inverno, col permesso dei Calcidesi. Da tutto ciò risulta che una colonia capeggiata da Lamis parti da Megara nello stesso periodo in cui Teocle conduceva coloni calcidesi verso la Sicilia, in un momento che si situa tra la fondazione di Nasso e la colonizzazione di Lentini. Ecco perché Megara poté essere considerata insieme a Nasso come una delle più antiche città siciliote. Negli autori che, come Strabone e il Pseudo-Scimno, hanno attinto le loro notizie a Eforo, la storia di questa colonizzazione non è invero molto chiara: dal loro racconto pare quasi che l’arrivo dei Megaresi in Sicilia, se non addirittura anche la fondazione di Megara, sia stato contemporaneo all’arrivo nell’isola dei coloni calcidesi di Nasso, o almeno di poco posteriore. Ma i vari episodi della fondazione di Megara sono chiaramente distinti in Tucidide. Una prima "stazione" fu stabilita a Trotilo, a monte del fiume Pantacia. Questo fiume, che secondo Tolomeo sboccava in mare tra la foce del Teria (l’odierno fiume San Leonardo) e il capo Tauro, dev’essere identificato col fiume Porcaria, il cui estuario, incassato com’è fra due pareti rocciose, offre un buon rifugio alle navi di piccolo tonnellaggio; e, probabilmente, Trotilo si trovava nei pressi dell’odierno villaggio di Brucoli, sul monte Gisira, la stazione fu solo una stazione provvisoria, che i Megaresi abbandonarono alla prima occasione, preferendo condividere con i Calcidesi la ben più fertile piana di Lentini. Il trasferimento dei Megaresi a Lentini dovette avvenire quando Teocle con i suoi Calcidesi vi si trovava ancora da poco tempo. Quel soggiorno fu di breve durata, dice Tucidide: durò sei mesi, precisa Polieno. Espulsi da Lentini dopo essersi fatti sottrarre le armi, i Megaresi si rifugiarono a Tapso secondo Tucidide e Callimaco, secondo Polieno a Trotilo, ma probabilmente questa indicazione di Polieno è nata da una confusione con la prima sosta, che secondo Tucidide avvenne appunto a Trotilo. La tradizione vuole che solo allora, e solo dopo aver perduto il loro capo, i Megaresi riuscissero finalmente a trovare una sede stabile fondando, d’accordo con i Siculi della zona, la città che prese il nome di Megara Iblea. La protezione accordata ai Greci dal re siculo Iblone richiama alla mente altre buone accoglienze fatte ai coloni greci, soprattutto a quelli di Massalia, dai capi indigeni locali; ma questa non è una ragione sufficiente per svalutare la tradizione. E insufficienti sono gli argomenti con cui si è voluto negare l’esistenza di Iblone, che nell’antichità era considerato l’eponimo di Ibla ovvero un re che a Ibla doveva il nome. Se si pensa che i Megaresi non dovevano essere molto numerosi, e che per giunta sarebbero stati scacciati da Lentini senza armi, si capirà come un’intesa con gli indigeni fosse per essi la sola condizione a cui potevano sperare di non soccombere. Secondo Tucidide, il re Iblone concesse ai Megaresi il territorio su cui costruirono la loro città. Secondo Eforo, fu l’Ibla antica a divenire la nuova Megara; ma non sembra che questo corrisponda a verità: non sembra cioè che la città greca sia sorta sul suolo della città sicula di Ibla: una delle tre città di Sicilia che portavano questo nome. Tale è almeno la conclusione a cui sono giunti gli archeologi che hanno esplorato il sito di Megara Iblea e dintorni: prima dell’arrivo dei Greci, il centro indigeno si trovava più nell’interno, nei pressi dell’odierna Melilli, dove sono riemerse numerose vestigia di una civiltà indigena primitiva. Il sito della nuova Megara è ancora facilmente individuabile: restano molte tracce, che solo in parte sono state esplorate. La città sorgeva sopra un ripiano roccioso alto da dieci a quindici metri, in riva al mare, fra due torrenti che non si prosciugano mai: il più lungo, a nord, è il fiume Cantera; a sud, il torrente San Cusmano, più grosso del primo, ma la cui corrente è stata di recente parzialmente deviata, dev’essere quell’antico Alabone le cui acque, a quanto si raccontava, passavano attraverso un bacino costruito da Dedalo. La parte settentrionale dell’altopiano fu la prima a essere occupata. La città, protetta a nord, a sud e a ovest da scarpate naturali, fu fortificata già nell’epoca arcaica con una cinta di mura di cui qua e là sono stati ritrovati resti. L’area occupata da Megara era estremamente ristretta, non superando la cinquantina di ettari: un’area ben misera in confronto a quella della maggior parte delle altre città italiote e siciliote, che erano quindi anche molto più popolose. Da dove provenivano i Greci che colonizzarono Megara Iblea? Tucidide dice che erano di Megara, il che è confermato dal nome stesso della città e da un’allusione di Callimaco. Ma gli autori antichi che attinsero a Eforo parlano anche di altri Dori: secondo Strabone, Megara fu fondata da Dori che erano in prevalenza Megaresi; e il Pseudo-Scimno precisa che i Megaresi fondarono Megara, ma che erano accompagnati da altri Dori, che si separarono da essi ritirandosi in Italia sul capo Zefirio. Non è facile capire chi fossero questi Dori che non erano originari di Megara. Il fatto che Archia al suo passaggio li abbia presi con sé fa pensare che, se non erano proprio dei Corinzi, fossero per lo meno amici di Corinto. La secessione da quelli che provenivano da Megara dovette avvenire subito, dopo uno degli sfortunati tentativi di stabilirsi a Trotilo, a Lentini o a Tapso; oppure assai più tardi, forse in occasione della guerra lelantia. Alcuni eruditi hanno supposto che all’impresa abbiano partecipato dei Plateesi; ma questi sono ricordati solo in un passo di Polieno che è evidentemente corrotto, e che andrà corretto in base a quello che dice Tucidide: sicché si avrebbe torto a volerne dedurre qualcosa . Quel che è certo è che i culti di Selinunte, colonia di Megara Iblea, si ritrovano quasi tutti nella Megara di Grecia: dal che si può concludere che i Greci che fondarono Megara Iblea, e che poi sciamarono verso Selinunte, erano essenzialmente, se non esclusivamente, di origine megarese. La fondazione definitiva di Megara, dopo tre sfortunati tentativi, fu di uno o due anni posteriore alla colonizzazione di Lentini. Essa avrebbe preceduto, secondo Tucidide, di 245 anni (cioè di sette generazioni di trentacinque anni ciascuna) la distruzione della città per opera di Gelone di Siracusa: dunque, sarebbe avvenuta verso il 727. Accanto a questa data «bassa», di cui dovremo discutere il valore, si ottiene una data di ventitre anni più «alta» se si aggiunge un secolo all’anno 650, cioè a quell’anno che la cronologia di Eusebio e Diodoro indicano come l’anno della fondazione di Selinunte. La fondazione di Megara Iblea non fu un’impresa coloniale riuscita: fu un’impresa che subì tre scacchi, e che non ebbe pieno successo. La campagna in mezzo a cui la nuova città sorse non era neppure lontanamente paragonabile alla pianura di Lentini; e l’espansione di Megara fu limitata da una parte da Lentini, dall’altra da Siracusa. Una parte della sua popolazione fu cosi costretta a emigrare, nel secolo VII, verso la Sicilia occidentale, a Selinunte, città che divenne ben più famosa e ricca. Megara Iblea, nel corso della sua breve esistenza, non brillò mai di fulgida luce; e fu la prima a soccombere sotto i colpi di una vicina troppa potente e troppo vicina; Siracusa. La città fu presa e distrutta da Gelone verso il 483-482, e tornò a vivere solo nell’età ellenistica.

immagini di Megara Iblea

Megara Hyblaea: una città dal triste destino