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Mègara Hyblaea

Gemellaggio
Augusta-Mègara

 

LE COLONIE GRECHE IN SICILIA

Mègara Hyblaea 3/5

Trigeo Ferrigno

immagini di megara ibleaA sud della torre circolare si apre la fucina di Trigeo, inteso Ferrigno. Lui il ferro l'aveva nel sangue. Ne aveva tanto che una parte era travasato nelle cellule dell'epidermide conferendole un uniforme colore ferrigno. Anche la pelle odorava di ferro e il sudore che emanava sapeva di ruggine. Sua è l'unica officina metallurgica di Megara Iblea e la sola fino ad oggi rinvenuta in Sicilia. Trigeo proveniva da Megara Nisea. Colà conduceva vita grama per via della concorrenza, e non gli bastava stringere la cintura dell'exomide (tunica semplice) per soffocare i morsi della fame. Se questo era vivere, meglio chiudere la fornace ed accettare l'invito di Lamis. Per sei lunghissimi anni sognò forge e il tintintin del martello. Mai che una volta fosse entrato in tentazione meditando di imboccare la via del ritorno, anche a nuoto se fosse il caso. La fiducia in Lamis lo aveva premiato. Gli aveva infuso insospettate energie grazie alle quali riuscì a superare senza traumi perfino lo sgomento per l'improvvisa morte dell'ecista, avvenuta alcuni mesi prima di approdare coi compagni nelle terre di Iblon. Chi era l'ecista? Era il capo di una spedizione coloniale e fondatore di una città. Oltre a possedere indubbie capacità organizzative, a trovare ed equipaggiare triremi, l'ecista aveva anche una funzione sacrale per diretta investitura divina. E' presumibile che Lamis, prima d'intraprendere il lungo viaggio verso la Sicilia, avesse consultato l'oracolo di Delfi per avere lumi sulla volontà del dio. Lì, a Megara Iblea, il nuovo ecista aveva assegnato a Trigeo un lotto di terra dove costruire la casetta ed egli invece vi aprì una spaziosa fornace di ventidue metri quadrati. Sulla parete est impiantò una batteria di forni con apertura a ponente. Le fornaci erano formate da piccoli muri bassi destinati a servire da supporto a larghe piastre piatte di pietra lavica, sotto le quali c'era il focolare. La combustione era attivata con un soffietto fatto di pelle di capra, un otre. Trigeo deve avere promesso in regalo a qualcheduno il primo attrezzo che fosse uscito dalla fucina e, manco a dirlo, una nuova zoccolatura per il mulo preso in prestito. Un'offerta onesta se considerate la distanza, un po' più su di Melilli, che avrebbe dovuto colmare la bestia nell'andare incontro alla colata preistorica che l'antico cratere di monte Pancali aveva spalmato con una corrucciata coltre nera sopra il bianco calcare dell'altopiano. Cinque ore di mulo ad andare e parecchie di più a tornare, con il carico sulla groppa, mi sembra un compenso ben meritato. Da quale registro anagrafico si deduce che Trigeo Ferrigno abbia spostato la propria residenza anagrafica da Megara Nisea a Megara Ibla? Basta interrogare i reperti. Anche se il complesso è stato rimaneggiato durante il VII secolo, il muro est, nel tratto a nord non occupato dalle fornaci, mostra ancora la prima assisa con una coppia di ortòstati. Assisa, ortostati, per noi sono termini incomprensibili... Per assisa s'intende un filare di muro costruito con blocchi calcarei. Quando il filare inferiore è costruito con lastre di pietra verticali, più alte delle successive, allora codesto filare viene denominato ortòstato. Codesta tecnica, basata sull'applicazione di ortòstati, è tipica delle costruzioni più antiche di Megara Iblea e risale all'epoca del primo insediamento avvenuto, come ricorderete, alla fine dell'VIII secolo, nel 728. Prima che me ne facciate richiesta, vi preannunzio che di ortòstati parleremo in dettaglio nel capitolo successivo. Sappiate però che Trigeo Ferrigno soffriva di leggera artrosi. Egli trasse lusinghieri benefici dall'impiego degli ortòstati quale soluzione tecnologicamente più avanzata per proteggere le pareti dall'umidità.

Elio Miccichè tratto da "Megara Iblea" - Le Nove Muse Editrice