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Il viaggio a
ritroso nel tempo, attraverso la topografia
archeologica della città e del suo
territorio, inizia dalla preistoria.
I rinvenimenti effettuati confermano l’importanza
assunta sin da epoca assai remota dell’area
dello stretto di Messina per i rapporti
con altre civiltà e sviluppatesi
nel Mediterraneo attraverso contatti commerciali
e in senso più ampio culturali. L’insediamento
messo in luce sulle colline di Camaro, riferibile
alla media età del Rame, più
precisamente alla cosiddetta “Cultura
di Piano Conte” (prima metà
del III millennio a.C. circa), ha restituito
una delle più antiche testimonianze
di rapporti con le civiltà egee nella
fattispecie con la cultura fiorita nelle
isole Cicladi costituita da due eccezionali
idoletti a violino di tipo cicladico-anatolico
in pietra filladica rinvenuti in un’area
probabilmente di culto.
L’età del Bronzo Antico è
caratterizzata dalla presenza della complessa
cultura cosiddetta di Rodi-Tindari-Vallelunga,
alla quale si devono insediamenti assai
estesi, sviluppatisi nella prima metà
del II millennio a.C., età del Bronzo
Antico, e in alcuni casi sino all’età
del Bronzo Medio sia nell’area più
vicina alla costa (un settore di villaggio
in via La Farina is.158, sia più
all’interno (la necropoli con sepolture
ad inumazione con cadaveri rannicchiati
entro grandi giarroni della Casa dello Studente).
Il momento cruciale del passaggio dalla
Preistoria alla Protostoria, precedente
la colonizzazione greca è ancora
poco documentato nell’area dello Stretto,
con l’eccezione dell’insediamento
databile fra l’età del Bronzo
età Finale e inizio dell’età
del Ferro (intorno al X-XI sec.a.C.), di
cui sono stati esplorati due limitati settori
sul monte Tidora, nel tratto della catena
dei Peloritani a sud-ovest della città.
Verso il 730.a.C., in una felicissima posizione
naturale, venne fondata la colonia greca
di Zancle, dai Calcidesi originari della
città di Calcide dell’Eubea
insieme a coloni cumani (da Cuma, colonia
calcidese).
Le prime frequentazioni, come attestano
vari ritrovamenti sul territorio, risalgono
all'età del bronzo, ma è solo con l'arrivo
dei greci (740 ca.) che la città assume
quel ruolo marinaro certo più congeniale.
Tucidide ci racconta che i primi fondatori
sarebbero stati calcidesi provenienti da
Cuma in Campania a cui più tardi si sarebbero
aggiunti cittadini di Calcide, al tempo
stesso ci informa che Zancle (DANKLE), primo
nome della città, è di origine sicula e
vuol dire falce. Il termine zancle si ricollega
alla forma a falce del porto della città,
che in siculo veniva detta "zanclo". Questo
dimostra che i cumani avevano fondato la
città su un luogo già popolato da genti
autoctone, come era avvenuto per la stessa
Cuma. Vicino al punto in cui il porto comincia
la sua curva, due viuzze sono intitolate
ai mitici fondatori Periere e Cratemene.
Sempre Calcidesi furono gli ecisti di Reggio
da cui appare chiara l'intenzione di impadronirsi
delle due sponde di uno dei passaggi più
frequentati nei traffici fra oriente e occidente.
Più tardi nuovi coloni provenienti da Samo,
spinti da Anassila tiranno di Reggio, si
impadronirono della città ma fu lo stesso
tiranno poi a scacciarli esercitando il
suo potere su entrambe le sponde. Finalmente
alla sua morte i messinesi riacquistarono
la propria autonomia. La prima distruzione
totale della città avvenne nel 396 a.C.
ad opera dei cartaginesi di Imilcone. La
nuova Messina nacque nello stesso anno grazie
a Dionigi di Siracusa che ripopolò la città
dello Stretto con circa 6000 coloni. Liberata
dall'influenza siracusana da Timoleonte
fu in seguito riconquistata da Agatocle
e in seguito da un manipolo di mercenari,
i Mamertini, che diedero una grossa svolta
alla città. Questi infatti, in guerra con
Ierone II di Siracusa, chiamarono in aiuto
i Romani cominciando di fattola prima guerra
punica e consentendo la conquista dell'isola
da parte di Roma. Nel 263 a.C. Messina diventava
di fatto la prima città siciliana in mano
a Roma. Il premio per la città dello stretto
fu il riconoscimento, insieme alla sola
Taormina, di "Città Alleata"con i conseguenti
privilegi che comunque non le impedirono
di subire un attacco della flotta di Pompeo,
nel 49 a.C., mentre quella di Cesare si
trovava nel porto (come ci racconta lo stesso
Cesare nel De bello civili,II 3). In questi
stessi anni, nelle acque dello stretto,
la flotta di Sesto Pompeo ottenne una strepitosa
vittoria su quella di Ottaviano e fuggito
quest'ultimo, la città fu saccheggiata dalle
truppe di Lepido. Messina, città federata
di Roma mantenne tutto sommato condizioni
di privilegio;ciò comunque non le impedì
di cadere vittima della rapacità umana.
Si ha notizia di un Pretore, C. Catone che
fu accusato dai Mamertini di furti e vessazioni
e fu in seguito condannato dal Senato di
Roma a pagare la bella somma, per quei tempi,
di 1800 sesterzi. Anche il ben più famoso
Verre, rapace pretore contemporaneo di Cicerone
venne accusato da questi,tra l'altro, di
avere depredato i Messinesi, in particolare
il Tempio di Ejo (in questa circostanza
Cicerone definisce Messina"civitas maxima
et locupletissima"). Si è molto discusso
sul passaggio di San Paolo a Messina che
pure fu certamente a Siracusa e a Reggio.
Il naturale percorso farebbe propendere
per il si, ciò comunque poco aggiungerebbe
alla cristianità della città nella sua storia.
Con il passaggio dell'impero a Bisanzio
operato da Costantino, Messina fu governata
da magistrati locali detti Stratigoti. Intorno
al 700 a.C. Zancle fondò la colonia di Mylai
(Milazzo), per assicurarsi terreni coltivabili
ed il controllo del mare Tirreno. Nel 650
a.C. venne fondata Hymera (Termini Imerese),
situata in una regione ricca di minerali,
allo scopo di controllare la fenicia Panormos
. Il processo di colonizzazione della Sicilia
orientale a spese degli autoctoni siculi-enotri
è continuato con la fondazione delle città
calcidesi: Naxos, Catania, Lentini, al fine
di controllare tutto lo stretto, a spese
dei Morgeti , popolazione autoctona che
aveva sede principale in Morgantina , nei
pressi di Caltanissetta. Si aggiunge inoltre
la fondazione di Siracusa, Megara Hyblea
e Selinunte da parte dorica, ai danni degli
Iblei, altra popolazione locale che ebbe
il suo caposaldo nell'odierna Ragusa. Si
innescò un processo di guerre e di lotte
che rifletteva i contrasti tra le popolazioni
nella madrepatria ellenica.
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