
Anas
e Italferr per gli studi di fattibilità,
Regione Puglia per l’impulso politico,
Fiera del Levante per la sede del Segretariato:
sono gli attori principali di una pellicola
che però non riesce ancora ad essere
prodotta, ‘grazie’ allo stop
imposto dalla relazione di Karel van Miert,
che non gli ha attribuito priorità
operativa. Parliamo del Corridoio 8, l’asse
Bari - Varna, il ponte verso i Balcani
che costituirà una strategica infrastruttura
per gli approvvigionamenti energetici
e commerciali. Si districherà su
una doppia rete, una ferroviaria ed una
stradale: la prima lunga 960 km, per un
investimento complessivo di un miliardo
e 400 milioni di euro, rispettivamente
in Albania e Bulgaria; la seconda lunga
1270 km, per 300 milioni investiti in
Albania e 700 in Bulgaria. Entro 15 anni
dovrebbe essere operativa, secondo un
trittico di slogan formato da intermodalità
- logistica - integrazione infrastrutturale.
L’allargamento a est non deve essere
solo un frutto di cui godere in massa,
ma un risultato guadagnato con sforzo
e dedizione. Il Comitato del Segretariato
riunito a Bari ha dato l’ok alla
progettazione che intende rilanciare l’opera.
Quanto serva a Bari il Corridoio 8, si
spera che tutti l’abbiano compreso:
con tale decisivo sviluppo infrastrutturale,
il nostro Paese e il capoluogo pugliese,
avrebbero accesso, con priorità
rispetto ad altri, alle zone minerarie
ed energetiche dei Balcani per la trasformazione
della materia prima nelle nostre imprese.
Sensibili i benefici per appalti ed impianti.
Nelle aree interessate è prevista
anche la costruzione, l'ampliamento o
il miglioramento di autostrade, ferrovie
ad alta velocità, terminal per
containers, cavi ottici per le telecomunicazioni.
Insomma, creare e ridare linfa al progetto
arioso di Bari centro del Mediterraneo:
non più vana utopia, ma traguardo
più vicino del previsto, solo a
patto che lo si voglia raggiungere veramente.
Francesco
De Palo
25 gennaio 2005