CURIOSITA' GRECHE


I GRECI E I NUMERI: I NUMERI NASCOSTI DELLA NATURA

Già 550 anni prima di Cristo i pitagorici avevano intuito che il cuore dell’universo è un sistema matematico. Tutto dipende dal saperlo leggere con attenzione.
Moltissima gente oggi crede di poter fare affidamento su numeri ritenuti fortunati o sfortunati. E’ un residuo moderno di un’antica superstizione.
Intorno al 550 a.C. Pitagora e i suoi discepoli, in Magna Graecia, cominciarono a studiare la matematica per se stessa. Essi erano interessati a tutto ciò che nell’universo si potesse collegare ai numeri. In tal modo, aspiravano a connettere le parti più disparate del mondo, associando i moti planetari ad una scala musicale e convertendo le quantità in forme geometriche.
I pitagorici ritenevano che i numeri avessero dei significati intrinseci, che non fossero dei semplici attributi delle cose: ogni cosa, per loro, era un numero. Da queste credenze di carattere religioso nacque una ricerca volta ad esplorare i numeri delle cose sotto tutte le forme possibili, identificando i legami accidentali tra i numeri in aree diverse della vita. Alcuni numeri avevano proprietà positive, altri negative; alcuni dovevano essere tenuti segreti, altri potevano essere svelati a tutti.
Pitagora, del resto, amava fare dei giochi con i numeri. Uno dei suoi preferiti era individuare la sequenza dei numeri triangolari. Ora, noi possiamo vedere come una semplice struttura numerica possa emergere in modo naturale, semplicemente appoggiando a terra dei ciottoli o altri oggetti simili; se si dispongono una sotto l’altra delle righe formate rispettivamente da uno, due o tre punti, si costruisce una progressione di numeri che hanno forma triangolare; sommando riga per riga si ottiene la progressione dei numeri triangolari: 1,1+2=3, 1+2+3=6, 1+2+3+4=10 e così via.
Ciò era una scoperta particolarmente illuminante per i pitagorici, perché i greci denotavano i numeri mediante lettere del loro alfabeto e questo metteva in ombra le regolarità della sequenza che per noi sono invece immediatamente evidenti.
Pitagora fu indotto a compiere il suo primo balzo immaginativo e a considerare i numeri delle cose come oggetti geometrici. Infatti, la rappresentazione visiva dei triangoli di numeri di Pitagora era affascinante: l’1 era rappresentato come un punto, il 2 come un segmento, il 3 come un triangolo, la prima figura che racchiudeva un’area; il numero 4 simboleggiava la prima figura solida, il tetraedro, vale a dire una piramide con quattro facce triangolari e quattro vertici.
In seguito fece una scoperta ancora più sorprendente: si rese conto che l’accordatura degli strumenti musicali greci dipendeva da semplici rapporti numerici: 1:2, 3:2, 4:3 e 8:9. Questi erano i soli intervalli musicali che i greci consideravano armoniosi e gradevoli all’orecchio. Pitagora dunque pensò di aver scoperto che le variazioni nella percezione dei sensi umani dipendevano dalla matematica; inoltre, il comparire di numeri analoghi nella descrizione degli intervalli musicali e in quella del moto dei pianeti convinse i pitagorici che questi fenomeni apparentemente diversi erano comunque intimamente connessi.
L’influsso di questa scoperta sul pensiero di Pitagora fu importantissimo. Ciò che sta alla radice della numeralogia è la convinzione che vi sia qualcosa di intrinsecamente significativo nei numeri stessi; così la “setteità” diventa una qualità condivisa che unisce tutte le cose che hanno una qualità settuplice.
Certo, da qui a considerare certi numeri di buono o cattivo augurio, manca poco. I pitagorici attribuivano a certi numeri attributi particolari, come bontà e giustizia; alcuni numeri erano addirittura venerati a causa delle loro proprietà speciali. I numeri detti “perfetti”, che in tutto erano trentatré, devono il loro nome ad una specifica proprietà: essere pari alla somma di tutti i loro divisori esatti, a parte se stessi. Il primo numero perfetto è 6= 1+2+3, il secondo è 28=14+7+4+2+1. I due successivi sono 469 e 8128, ed erano conosciuti agli antichi greci. Oggi se ne conoscono soltanto trentatré, non si sa se ve ne siano di numero infinito
I più “sacri” numeri pitagorici erano i primi quattro, 1, 2, 3, 4, che formavano il numero triangolare 10. La rappresentazione triangolare del numero 10 era il simbolo della sacra tetraktys, sulla quale gli iniziati della confraternita pitagorica dovevano prestare il loro giuramento di segretezza e di fedeltà. La tetraktys era semplicemente la chiave universale capace di rivelarci la spiegazione della totalità della vita e dell’esperienza.
Queste idee così originali si rivelano persistenti. In ogni epoca ed in ogni luogo, infatti, ci furono scrittori e pensatori affascinati dal significato dei numeri; trattavano equazioni e formule come se fossero codici segreti che racchiudevano il vero significato dell’universo. Questa concezione non è svanita neanche oggi, e forse non si estinguerà mai.

Per chi volesse approfondire quest’argomento, può essere utile leggere il libro di John D. Barrow, "I numeri dell'universo. Le costanti di natura e la teoria del tutto", edizioni MONDADORI

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a cura della dott.ssa Cettina Messina


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