EFFETTI
DI FANTASCIENZA NELLA CASA DI ALCINOO
La descrizione dell’isola
di Scherìa e del palazzo del re
Alcinoo, descritta in modo particolareggiato
nel VII canto dell’Odissea, è
un esempio interessante di come un uomo
di quell’epoca, cioè l’inizio
dell’età del ferro, concepisse
un luogo ideale e utopico. Tutto il brano
infatti, si rivela una descrizione di
geografia fantastica. I Feaci non si accorgono
che Ulisse sia arrivato in città:
Atena diffonde intorno a lui una nebbia
prodigiosa. Il palazzo di Alcinoo è
illuminato da una luce di origine ignota:
“C’era uno splendore come
di sole o di luna per la casa dall’alto
tetto del magnanimo Alcinoo. E pareti
di bronzo si stendevano”. Di
guardia ci sono due cani, d’argento
ma semimoventi: “E d’oro
e d’argento da un lato e dall’altro
erano i cani che Efesto aveva forgiato
con genialità di artista per far
la guardia alla casa di Alcinoo. Erano
immortali e immuni da vecchiaia per sempre”.
Sono cioè dei robot e sono opera
del dio della tecnologia, Efesto appunto.
Non è chiaro poi se i fanciulli
d’oro che reggono fiaccole accese
siano anch’essi dei robot o delle
semplici statue: “Giovinetti
d’oro stavano sui piedistalli ben
costruiti, recando in mano fiaccole accese:
facevano lume durante la notte ai convitati
nella sala”.
L’idea di descrivere creature meccaniche
semimoventi non è rara nella tradizione
antica. Era famosa, per esempio, un’altra
creatura, di nome Talos, un gigante di
bronzo, un robot, anch’esso opera
di Efesto, realizzato per custodire il
tesoro degli dei nell’isola di Lemno.
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curiosità