IL
METODO DEI GRECI PER FARE IL VINO IN SICILIA...
OGGI
Il vitigno avolese, soprattutto nell’ultimo decennio, sta
acquistando sempre maggiore notorietà.
Ma già da un po’ di tempo
lo storico e scienziato Gaetano Gubernale
aveva sottolineato i meriti di questa
vite, affermando che “essa si alleva
a bassa ceppaia, secondo il metodo pervenutoci
dai greci, e per il piantamento non si
fa uso di barbatelle, ma di semplici sarmenti,
tratti da vigne non troppo giovani né
troppo vecchie”.
In uno dei suoi trattati Gubernale descrive
come si effettuava la vendemmia al tempo
dei greci: “Lavoravano uomini e
donne. L’uva si trasportava al palmento,
che era ordinariamente in muratura ed
in forma quadrangolare […] Per ben
colorire il mosto, si pigiava a parte
una proporzionata quantità di uva
nera, e la pasta di essa, dopo averla
spogliata dei graspi, si ammassa in un
angolo del palmento, dove rimane per qualche
tempo per colorare ed asciugarsi”.
Tale stile di vita pian piano si è
perduto e le vigne si sono svuotate. Secondo
le testimonianze, mentre ancora nel 1848
ad Avola si coltivavano ben 527 ettari
di vigneti, ai giorni nostri ne sono rimasti
solo 15.
C’è ancora tempo per ricominciare,
in quella stessa terra che conobbero i
greci, a riempire le bottiglie di questo
raro prodotto avolese? Speriamo di sì…
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