LE DANZE IN GRECIA


In Europa la danza nacque alla fine del secondo millennio avanti Cristo, precisamente in Grecia. La cultura greca operò una sintesi di quanto si era prodotto fino ad allora presso le altre civiltà conosciute: dall'Egitto all'India, alla Cina.
Dalle danze africane essa recepì i caratteri della festosità e dell'allegria; dalle danze asiatiche prese l'impostazione etico-religiosa dai toni solenni ed introversi. Attraverso la elaborazione di questi elementi, si crearono due distinti filoni: la danza apollinea e la dionisiaca che corrispondevano ai due poli filosofico-culturali ellenici dell'Ethos e del Pathos. Dalla fusione dei due filoni si generò la danza teatrale. Ad un attento esame del fenomeno coreico in Grecia, viene fuori che non vi sono molti elementi di novità rispetto a quanto si era prodotto presso altre civiltà. Ci troviamo di fronte ad una rielaborazione di temi già esistenti, quali combattimenti, morte, fertilità, iniziazione, nozze. Le modalità ricalcano noti schemi afro-asiatici: danze animali, mascherate e imitative, eseguite in circolo, in coppia, in processione o su fronti contrapposti maschi/femmine. E' anche vero che queste e non altre sono le tipologie espressive; è quindi naturale che i popoli venuti prima, nell'averle realizzate, ci sembrano oggi originali, mentre i popoli venuti dopo ci danno l'impressione di aver copiato passivamente. Certo, le popolazioni elleniche sono state molto creative in tutti i settori della cultura e dell'arte; per questo motivo ci si sarebbe aspettato qualcosa di importante in campo coreutico. Probabilmente i flussi migratori verso la Grecia spiegano l'importazione di danze esistenti altrove. I gruppi di immigrati si portarono appresso le danze in uso nelle terre di origine. I Greci ebbero come maestri di danza i Cretesi che furono i migliori danzatori della loro epoca: questi furono unanimemente considerati i più grandi artisti nei vari generi di ballo. Una loro danza, la pirrica, fu adottata dagli Spartani che la trasformarono in una vera e propria danza di preparazione al combattimento. Secondo la loro cultura, un grande danzatore era anche un grande guerriero. Gli storici raccontano che gli spartani entrassero in battaglia con un tipo di marcia che corrispondeva ad una danza. Grande sviluppo ebbero anche le danze di culto dove la figura della donna assunse un ruolo di centralità. Le famose mènadi erano danzatrici invasate, prese dall'ebbrezza sacra e capaci di annullarsi in Dionisio. La loro danza, all'inizio frutto di rapimento e di istintività, diventò prodotto sofisticato e artisticamente rilevante. Basti dire che la gestualità delle mani fu codificata in una serie di significati direttamente connessi ai vari moti dell'animo umano. Confluirono in Grecia molte danze asiatiche, dalla cui 'ellenizzazione' scaturì un fenomeno che, associato o meno al divino, possiamo definire come il culto per la bellezza e per il nudo femminile. Dalle pitture vascolari che ci sono state tramandate si evince un tema quasi fisso: danze di fanciulle che, interpretando gli antichi riti della fertilità, sembrano perseguire l'obiettivo primario di mostrarsi al fine di piacere.
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Le tragiche, alterne vicende della storia greca e i cinque secoli di dominazione turca si riflettono nelle arie lamentose del repertorio popolare. Le danze nazionali, che si svolgono al suono di quelle musiche, sono di 2 categorie: l'una, preferita dalla popolazione operaia di Atene, del Pireo e dei sobborghi industriali; l'altra, piu' antica e più legata alla tradizione, propria della popolazione rurale. Nel primo gruppo, la più diffusa è lo zeimbekiko, di indubbia origine anatolica, sebbene non si possa escludere che vi abbia contribuito anche Bisanzio; è una danza che viene eseguita da un uomo solo. La musica, suonata da grandi mandolini, detti bouzoukia, è nostalgica e dolorosa. Il chassapiko (danza del beccaio), giunto da Costantinopoli, viene eseguito in uno spazio ristretto da 2 o più uomini, che fischiano e schioccano le dita su un ritmo punteggiato da un rapido battere dei piedi.
Il vivacissimo serviko è probabilmente di origine slava. Il popolare tsifetelli non è altro che una specie di danza del ventre eseguita da uomini e di carattere prettamente orientale. Nelle osterie dei sobborghi capita spesso di vedere popolani che ballano lo zeimbekiko e il chassapiko al suono di un grammofono, mentre nei piu' grandi kentra vi sono orchestre di bouzoukia e non vi manca quasi mai una cantante. Gli "assolo" di bouzouki "i taximi", richiedono un alto grado di virtuosismo; i malinconici ritornelli parlano immancabilmente di morte, di esilio, di donne infedeli. Le danze popolari della campagna sono non soltanto più antiche, ma anche più genuinamente greche, e al pari del folclore rurale affondano le radici nella mitologia pagana. Nei dipinti che si vedono sui vasi del periodo classico è facile rilevare una quantità di movenze e di atteggiamenti che si ritrovano nelle tradizionali danze della campagna. A Creta il chaniotiko veniva in origine eseguito da uomini che si preparavano a combattere. La sousta, danzata da Achille intorno alla pira funeraria di Patroclo, rappresentava i movimenti di guerrieri pesantemente armati. Oggi, spogliata quasi per intero del suo carattere marziale, si è ridotta a svolgere un tema di amore, per coppie di uomini e di donne che si fronteggiano. Da Creta viene anche l'energico pentozali, eseguito principalmente da uomini che si muovono in cerchio, formando una grande catena che poi si spezza in catene più piccole, man mano che il ritmo si fa più serrato. La più interessante delle danze epirote è la mirologhia, che commemora il morto, con un misto di austerità, di poesia e di angoscia quasi intollerabile. Il clarinettista che l'accompagna compie prodigi di virtuosismo. Una danza molto diffusa nelle isole è il syrtos eseguito da ballerini magnificamente adornati. Ma le più popolari di tutte le danze greche sono il kalamatianos e lo tsamikos, che ormai hanno perduto ogni carattere regionale. Il kalamatianos si svolge in un cerchio, col primo ballerino che sventola un fazzoletto, gira vorticosamente, spicca salti e finge di brandire una spada, mentre gli altri ballerini in catena strusciano i piedi intorno al solista, accompagnati dalla lira (strumento di origine classica), e da clarinetto, violino e tamburi. li kalamatianos viene anche eseguito sulle parole della tragica ballata di Zalongo, che commemora le donne di Suli, le quali, piuttosto che sottomettersi agli assedianti turchi, nel 1803, si misero a ballare in tondo intorno al culmine della grande roccia che domina Zalongo e ad ogni giro - una dopo l'altra - si gettarono nel vuoto. Lo tsamikos, di carattere più marziale, rappresenta gli uomini che vanno a combattere contro i Turchi. Nonostante il martellare dei piedi, i salti, le contorsioni e i ripetuti gridi di oppa!, questa danza ha una certa nobiltà. Quasi tutte le danze rurali vengono eseguite nelle piazze dei villaggi, in occasione di nozze, di feste e di ricorrenze varie. A Megara, vicino ad Atene, le danze della campagna si possono vedere il martedì dopo Pasqua; i ballerini indossano i costumi nazionali.
Hristos Skalkotos

hasapiko casapikoV
questa danza è detta dei “ macellai “ cioè coloro che cucinano la carne ed è una danza antichissima ; risale all’epoca dell’impero bizantino ed ha la sua origine dalla parola casapiko (hasapiko) che significa macellaio, e successivamente conosciuta anche come danza makellarikoV (makellarikos) dal termine più volgare “macellaio” ; la danza era molto popolare nella parte ovest dell’asia minore, e a Costantinopoli fino al 1922, (l’anno della diaspora) dopo di che fu assorbita dalla musica rembetika e divenne panellenica. Possiamo riassumere questa danza come la parte lenta della coreografia del film “Zorba il greco“. Il hasapiko è composto da una serie di passi “base“ e da una serie di varianti che chiameremo “figure” che vengono chiamate dal capofila

hasaposerviko casaposebiko
Questa danza è probabilmente antica almeno quanto la precedente, e prende il nome da “hasapo” (macellaio) e “serviko” (dei serbi) ed era la danza dei “cuochi della corte serba” (quelli che all’epoca venivano chiamati macellai erano praticamente gli antenati dei futuri cuochi) ed è strettamente legata al hasapiko in quanto nella danza di zorba è la parte veloce

Sta tria Sta tria
Viene ballata in ritmo 2/4 ed è un syrto. E’ una danza molto comune in Tessaglia e in alcune zone della Macedonia anche se la sua origine è in Epiro; è una danza molto lenta ed eseguita con dei passi molto "pesanti”

Pogonisios pwgwnisioV
Prende il nome dalla zona di Pogoni in Epiro e viene ballata con la musica della canzone BasilikoV qa ginw sto paraqiriu sou. Ha dei passi lenti e marcati come la maggior parte delle danze dell’Epiro ed è anche questo un ballo syrto ed è chiamato sta dio cosi come il precedente sta tria .

Zonaradiko ZwnaradikoV
La danza principale e più conosciuta in Tracia una volta ballata solamente dagli anziani guerrieri, ma ora tranquillamente danzata anche dai giovani e dalle donne. Il suo nome proviene dalla parola “zonari “ (in dialetto “zoni“) che significa cintura, in quanto in passato la posizione delle mani era “la mano sulla cintura del danzatore che ci precede” e ancora oggi in mancanza di cinture la posizione delle mani è ad intreccio all’altezza della cintura, (La Tracia è conosciuta nelle danze greche per la sua varietà di posizionamento delle mani) e come posizione della fila gli uomini precedono le donne.

http://www.clubgrecia.bbk.org/index.htm

La danza era alla base dell'educazione ellenica.
I buoni danzatori erano onorati e vennero isituiti anche pubblici concorsi di danza. Anche Socrate prese lezioni di danza ed amava ripetere che "il buon danzatore fa l'ottimo soldato" e che "coloro che meglio onorano gli Dei nelle danze sono egualmente i migliori nel combattimento".
Per designare la danza i Greci impiegavano due vocaboli: orchesis che designava la danza nelle facoltà individuali e choreia per la pratica collettiva. Sia nell'una che nell'altra danza era sempre importantissimo l'elemento mimico: il danzatore greco parlava e pregava con tutto il corpo.
La danza greca si può dire che nasca nel coro, dove acquista il suo triplice carattere religioso,educativo e guerriero. Platone pensava che fossero degne di considerazione, le danze pacifiche e quelle di guerra, tutte le altre, dalle comiche alla buffonesche e simili erano escluse dal grande filosofo perché considerate nocive al corpo sociale. Le danze elleniche si possono classificare secondo il piede: il ritmo dattillico scandiva il passo maestoso dei procesionali, mentre l'anapestico staccava energicamente le danze guerriere.
Per semplificare, si può dire che le danze greche si possono dividere in stasimotere, le danze religiose con battute di 6/8, gli embateri, le marce militari con ritmo 2/4 o 4/4 e gli iporchemi le danze ginnico educative a tempo 5/8 o 3/4. A queste tre ripartizioni possiamo ricondurre l'intera danza ellenica. La più famosa danza guerresca è la pirrica, più che una danza è un'esercitazione di passi robusti, una parata. Altre danze sono quelle dei fiori, vivace celebrazione della primavera, le danze dionisiache, cioè quelle sfrenate, le danze conviviali, a base acrobatica, la danza religiosa (emmeleia) tipica della tragedia, il sikinnis, ovvero la danza del dramma satirico e il kordax, la danza popolare e gaia della commedia. La coreologia teatrale ellenica, grazie alle sue forme, ha raggiunto quasi il balletto con le sue entrate, maschere e messinscene.
Sara Buratto

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04.10.2005 danza
A Trieste continuano i corsi di danza greca ogni venerdi alle 20:30 nella sala danza dell'Opera Figli del Popolo di Largo Papa Giovanni 7. Noi ci divertiamo tantissimo e vorremmo trasmettere il nostro divertimento anche con altre persone. Venite anche voi?
Renata Camozzi - Trieste

13.11.2004 10:38
Ciao sareste cosi gentili da indicarmi insegnanti di Danze Greche? Come ogni anno il nostro Comune sta organizzando un festival internazionale di musiche e danze popolari. E' nostro piacere avere tra tutti gli insegnanti un maestro di Danze Greche, grazie.
ha scritto Antonello da Sant'Agata di Puglia dal sito MondoGreco