GRECIA CLASSICA

Dodekadromos (1/5)

Le gare equestri nella Grecia Antica

di Fabrizio Corselli


Tarassippo, terrore dei cavalli. Codesto un termine controverso che affonda da un lato la sua valenza semantica nella mitologia greca in riferimento alla figura di Mirtilo, nobile automedonte di Achille, divenuto in futuro cocchiere del figlio Neottolomeo (Pirro), mentre dall'altro tende ad indicare l'altare eretto sopra la meta durante le gare equestri.
Con la loro comparsa durante la 25esima edizione delle Olimpiadi ed esattamente nel 680 a.C., tali gare richiesero necessariamente l'utilizzo di un luogo ben attrezzato, atto a poterne garantire il quieto svolgimento; i concorrenti era infatti abituati agli albori a “concorrere” al di fuori dello stadio in una semplice pista di sabbia, sita nella zona pianeggiante tra l'Alfeo e la valle del Kronion, dalla conformazione di ferro di cavallo e con appena la presenza di uno o due terrapieni per gli spettatori (diciamo le tribune), poiché in tanti vi accorrevano. Così nacque l'ippodromo, seppur inizialmente vestigiale nella sua struttura e poi sempre più avanti acquisendo una connotazione molto più evoluta (fino alla completa copertura dei laterali e degli estremi, come accadde nello stadio con l’introduzione nel periodo ellenistico dello sphendòne, raccordo in curva tra le due tribune rettilinee opposte). Ciò che differenziava l'ippodromo olimpico dagli altri ippodromi e che lo rendeva davvero speciale, era la presenza di ben due estremità specifiche nelle relative figure dell'àfesis (così chiamato il cancello di partenza che subì importanti modifiche col sistema di handicap ad opera dell'architetto valente Kleoita, figlio di Astiocle) e il nostro Tarassippo, diciamo un altare sovrimposto a quel tronco di colonna interrato che era la meta. Per cui dovendo verificare in anticipo le supposizioni poste all'inizio del discorso sulla valenza semantica di tale termine e relativa derivazione, si può benissimo dire che la sua fortuna, o meglio soggezione al pari del timore panico del grande dio arcade, fu dovuta ad un preciso alone di misticismo che andò impossessandosi sempre più della cultura popolare del tempo.Infatti uno dei riti propiziatori eseguiti prima dell'inizio dei giochi aveva la precisa funzione di scacciare lo spirito di Mirtilo che infestava i campi di Olimpia, non permettendone il quieto e regolare svolgimento; anche i portatori di carro che dovevano gareggiare, effettuavano scongiuri vari e preghiere perché il suo fantasma non decretasse in negativo la loro gara. Tale soprannome fu quindi conferito con una certa adeguatezza terminologica e non a caso, poiché si credeva che i cavalli passando di lì, destassero il sonno altresì l'ira di spiriti maligni ivi residenti, disturbati dal fragore degli zoccoli e dai continui urti tra i fragili carri. Ma, volendo parafrasare figurativamente l'azione intrapresa durante l'aggiramento della meta, ci si accorge che gli stessi aurighi pur di ottenere un piazzamento o vantaggio alcuno sull'avversario non badavano alle traiettorie degli altri atleti, sconfinando nella linea di vista altrui o ancora peggio incrociando pienamente un altro carro o addirittura incuneando il mozzo della ruota nella colonnina; ne derivavano danneggiamenti, rotture, e a volte la morte degli stessi cocchieri per calpestamento. Decisamente una morte non onorevole per un individuo coraggioso e audace che aspirava alla fama imperitura. A lungo andare, questa situazione di disordine e di assembramento dei concorrenti non fece altro che alimentare e rafforzare le leggende sullo spiritismo della meta e alla fine anche lo stesso Pausania diede il suo distorto contributo, suggellando con affermazione perentoria che tali incidenti erano dovuti allo "spirito cattivo" che albergava nel Tarassippo; nella sua opera Eliaka [VI.20.15], dichiarava che i portatori di carro elargivano offerte e finanche libagioni perché gli spiriti che lì albergavano avessero pietà di loro (ritrovandosi il tutto in una semplice pratica dal gusto prettamente apotropaico come quella sopra accennata).

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