Gemellaggio Augusta - Mègara

indietro
indice rassegna stampa
avanti

23 maggio 2002
siracusa cultura
pagina 25

San Domenico
tra il sacro e il profano

Dal 1594, da quando gli storici fanno risalire la data dell'apparizione, si festeggia San Domenico di Guzman, protettore di Augusta. Secondo Onofrio Vita, il 24 maggio di tale data è avvenuta la liberazione dai turchi. Scrive Vita: «Il barbaro turco aprrofittando di notte tempo, quando ognuno dei nostri abitatori era sepolto nel cupo letargo del sonno, cercava di dare il sacco alla città e già per mezzo di pochi schermi la ciurma del nemico esercito erasi tragittata nella nostra Terravecchia quando un barbaro comparve assisso su un bianco destriero, il Santo patriarca Domenico, che a sciolta barriera e con forbita spada nelle mani, mette in fuga il barbaro invasore». Una tradizione che si ripete ogni anno dal dopoguerra con i festeggiamenti al Santo patrono. Tra il sacro ed il profano, il rito che desta maggiore udienza è la corsa dei cavalli nella via Umberto. Da qualche anno dopo il terremoto del '90 la corsa si è trasformata in una sfilata storica con i cavalieri e le bardature dei destrieri in costume. Un escamotage anche per ovviare agli incidenti che ogni volta subivano cavalli e cavalieri nel percorrere al galoppo le lastre in pietra lavica del corso. Oggi, oltre alla sfilata in programma per le 16, alle 19,30 è in scaletta l'uscita della reliquia del braccio in argento che contiene un dente e dei pezzi di tessuto del corpo di San Domenico, contenuti in una teca d'argento forgiata a forma di braccio che tiene in mano una spada. Il 24 maggio non è la festa canonica del santo, ma lo stesso giorno della traslazione dei resti mortali, dalla chiesa di San Nicolò alle Vigne a Roma, in un'urna di legno, per lo stesso volere del predicatore allocata nella stessa chiesa rifatta. La venerazione di San Domenico in Augusta è coeva alla fondazione del convento che alcuni storici, vogliono prima dello stesso castello di Federico II, quando in un agglomerato di pescatori, già i padri predicatori portavano la parola di Dio. Ieri sera si è svolta la manifestazione, che per la prima volta ha visto un gemellaggio con la città di Megara in Grecia. Dopo il lavoro di mesi con un comitato che ha promosso l'iniziativa, il progetto ha visto attuazione nell'intento di «portare un nome comune» come hanno detto allo stesso comitato. Per adesso non ci sono sbocchi per un lavoro insieme con un i cugini greci, ma tutto resta alla volontà degli amministratori, come hanno specificato in più occasioni. Della chiesa di San Domenico e dell'effettivo restauro, promesso da tempo non si è ancora fatto nulla. Chiusa dopo l'81, alla mercè di vandali che ne hanno anche derubato la biblioteca con i registri antichi, di cui ogni augustano puù forgiarsi di averne copia a casa perchè presa di nascosto nei locali del tempio incustoditi, sembra che i tempi per il ripristino siano atavici. «Sono finite ieri le indagini preliminari sulla struttura - afferma Domenico Garsia, architetto che assieme a Marco Failla di Mistretta è firmatario dello studio di recupero, - entro qualche giorno avremo i dati dalla ditta che ha curato i lavori». Per il tecnico i tempi dovrebbero essere intorno ai due anni. Dopo i pareri favorevoli degli organi preposti come Sovrintendenza ai Beni culturali e Genio Civile, i lavori di restauro del tempio dovrebbero essere messi in atto. Intanto oggi continuano i festeggiamenti. Una festa non sentita dai giovani che disertano le rappresentazioni in piazza. Solo i fuochi d'artificio, in locandina per la mezzanotte di domani, al rientro della statua del santo di Guzman, hanno sempre richiamato una folla di afficionados. Per gli stessi il comitato pro San Domenico spende diversi milioni di lire. «Hebbero in tal miracolososo successo, - scrive Vita, - molti degli augustani chiarissimo sentore, vi furono dei tali che nella stessa notte videro pienamente l'accorso e la mattina con glorioso giubilo, riferirono dovute grazie al Signore e al suo Santo Domenico, promisero di voler solennizzare qual festa quel sacro giorno, eliggendo per essi e posteri strumenti di futura memoria di sì tanta elezione per le continue invasioni». Ancora oggi gli augustani scongiurano ogni invasione. Anche se i turchi non ci sono più.
Anna Burzilleri