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San
Domenico
tra il sacro e il profano
Dal
1594, da quando gli storici fanno
risalire la data dell'apparizione,
si festeggia San Domenico di Guzman,
protettore di Augusta. Secondo Onofrio
Vita, il 24 maggio di tale data
è avvenuta la liberazione dai turchi.
Scrive Vita: «Il barbaro turco aprrofittando
di notte tempo, quando ognuno dei
nostri abitatori era sepolto nel
cupo letargo del sonno, cercava
di dare il sacco alla città e già
per mezzo di pochi schermi la ciurma
del nemico esercito erasi tragittata
nella nostra Terravecchia quando
un barbaro comparve assisso su un
bianco destriero, il Santo patriarca
Domenico, che a sciolta barriera
e con forbita spada nelle mani,
mette in fuga il barbaro invasore».
Una tradizione che si ripete ogni
anno dal dopoguerra con i festeggiamenti
al Santo patrono. Tra il sacro ed
il profano, il rito che desta maggiore
udienza è la corsa dei cavalli nella
via Umberto. Da qualche anno dopo
il terremoto del '90 la corsa si
è trasformata in una sfilata storica
con i cavalieri e le bardature dei
destrieri in costume. Un escamotage
anche per ovviare agli incidenti
che ogni volta subivano cavalli
e cavalieri nel percorrere al galoppo
le lastre in pietra lavica del corso.
Oggi, oltre alla sfilata in programma
per le 16, alle 19,30 è in scaletta
l'uscita della reliquia del braccio
in argento che contiene un dente
e dei pezzi di tessuto del corpo
di San Domenico, contenuti in una
teca d'argento forgiata a forma
di braccio che tiene in mano una
spada. Il 24 maggio non è la festa
canonica del santo, ma lo stesso
giorno della traslazione dei resti
mortali, dalla chiesa di San Nicolò
alle Vigne a Roma, in un'urna di
legno, per lo stesso volere del
predicatore allocata nella stessa
chiesa rifatta. La venerazione di
San Domenico in Augusta è coeva
alla fondazione del convento che
alcuni storici, vogliono prima dello
stesso castello di Federico II,
quando in un agglomerato di pescatori,
già i padri predicatori portavano
la parola di Dio. Ieri sera si
è svolta la manifestazione, che
per la prima volta ha visto un gemellaggio
con la città di Megara in Grecia.
Dopo il lavoro di mesi con un comitato
che ha promosso l'iniziativa, il
progetto ha visto attuazione nell'intento
di «portare un nome comune» come
hanno detto allo stesso comitato.
Per adesso non ci sono sbocchi per
un lavoro insieme con un i cugini
greci, ma tutto resta alla volontà
degli amministratori, come hanno
specificato in più occasioni.
Della chiesa di San Domenico e dell'effettivo
restauro, promesso da tempo non
si è ancora fatto nulla. Chiusa
dopo l'81, alla mercè di vandali
che ne hanno anche derubato la biblioteca
con i registri antichi, di cui ogni
augustano puù forgiarsi di averne
copia a casa perchè presa di nascosto
nei locali del tempio incustoditi,
sembra che i tempi per il ripristino
siano atavici. «Sono finite ieri
le indagini preliminari sulla struttura
- afferma Domenico Garsia, architetto
che assieme a Marco Failla di Mistretta
è firmatario dello studio di recupero,
- entro qualche giorno avremo i
dati dalla ditta che ha curato i
lavori». Per il tecnico i tempi
dovrebbero essere intorno ai due
anni. Dopo i pareri favorevoli degli
organi preposti come Sovrintendenza
ai Beni culturali e Genio Civile,
i lavori di restauro del tempio
dovrebbero essere messi in atto.
Intanto oggi continuano i festeggiamenti.
Una festa non sentita dai giovani
che disertano le rappresentazioni
in piazza. Solo i fuochi d'artificio,
in locandina per la mezzanotte di
domani, al rientro della statua
del santo di Guzman, hanno sempre
richiamato una folla di afficionados.
Per gli stessi il comitato pro San
Domenico spende diversi milioni
di lire. «Hebbero in tal miracolososo
successo, - scrive Vita, - molti
degli augustani chiarissimo sentore,
vi furono dei tali che nella stessa
notte videro pienamente l'accorso
e la mattina con glorioso giubilo,
riferirono dovute grazie al Signore
e al suo Santo Domenico, promisero
di voler solennizzare qual festa
quel sacro giorno, eliggendo per
essi e posteri strumenti di futura
memoria di sì tanta elezione per
le continue invasioni». Ancora oggi
gli augustani scongiurano ogni invasione.
Anche se i turchi non ci sono più.
Anna Burzilleri |