POLITICA
Nella Giornata della Memoria ricordiamo anche il genocidio Greco dimenticato

di Francesco Colafemmina


Il 27 Gennaio il mondo ha ricordato la Shoah, il genocidio ebraico che costò la vita a centinaia di migliaia di uomini e donne nell’Europa del secondo conflitto mondiale.

Ma in questo giorno nel quale si ricorda la crudeltà dell’uomo e la barbarie che giace nel suo cuore altri genocidi andrebbero ricordati, genocidi la cui memoria spesso è sbiadita per il tempo o forse solo per la malizia dei contemporanei.

I mikrasiatiki Katastrofì è uno di quei genocidi dimenticati, la cui tragica presenza aleggia ancora in molte città della Grecia, in molti ricordi che si sono fatti vita nella lingua, nella musica, nella tradizione dell’Ellade tutta.

Allora, nel 1922, quando Smirne fu bruciata in un lampo, ed i greci che abitavano la terra d’Asia Minore da millenni cercavano riparo nelle acque profonde del porto, allora non c’erano che pochi americani a filmare quella tragedia.

Quando nel Ponto, regione ormai scomparsa dai libri di geografia, in quella terra che si apre al mar nero, migliaia di uomini giovani e vecchi furono trucidati dai Turchi non c’era nessuno a raccontare un’altra Shoah: il sacrificio del popolo cristiano dell’Asia Minore.

Oggi simbolicamente vogliamo ricordare la morte di centinaia di migliaia di greci e greche dell’Anatolia, perché l’esercizio del ricordo non è solo retorica e reportage, non è un dossier giornalisticamente perfetto e politicamente conveniente.

No, la memoria è spesso terribile perché non sempre il presente è pronto ad accettarla ed oggi che la Turchia bussa alle porte dell’Europa sembra disdicevole, sconveniente ricordare i neomartiri caduti a Smirne, a Trapezunta, in Cappadocia o sulle sponde del Mar di Marmara.

Ma noi vogliamo far rivivere quegli orrori come monito ad una umanità spesso insensibile dinanzi alla morte ed alle guerre e tanto più insensibile quanto pronta a trasformare ogni tragedia in una celebrazione, in un rito passeggero e monotono di cui spesso non afferriamo neanche il significato.

Noi non dimentichiamo e chiediamo il riconoscimento del genocidio greco del 1922 assieme a quello armeno del 1915 alla Repubblica di Turchia, perché soltanto riconoscendo le proprie colpe si può sperare nel perdono. E perché soltanto il riconoscimento della Verità è l’autentico viatico della Civiltà.

Francesco Colafemmina
1 Febbraio 2006

 

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www.hellenicgenocide.org