Aristotele
Valaoritis, nacque a Lefkada nel 1824.
Suo padre era un mercante benestante di
origini epirotiche. Le sue prime lettere
le imparò a Lefkada e Corfù.
In seguito studiò legge a Parigi,
Ginevra e Pisa.
Quando ritornò in patria esercitò
la sua attività, ma essendo abbastanza
ricco non aveva bisogno di lavorare e
potè dedicarsi alla sua passione,
la poesia, sulla piccola isoletta di Maduri,
ricordata ancor oggi come “l’isola
di Valaoritis”. Sua moglie, la bella
Eloisa Tipaldou, rimase sempre al suo
fianco e lo aiutò nel suo difficile
lavoro.
Valaoritis animato dalla fiamma della
libertà per i suoi compatrioti
Epiroti, si battè e soffrì
assieme al popolo asservito dell’Epiro.
Si battè anche per l’unificazione
dell’Eptaneso (le isole ioniche)
alla Grecia. E quando fu eletto parlamentare
della Repubblica Ionica si pose in prima
linea per la liberazione delle isole ed
ebbe l’onore di essere fra i primi
parlamentari della Grecia Unita.
Per i sette anni della sua carica non
fece altro che battersi contro coloro
che volevano riportare le isole sotto
il dominio inglese. Abbandonò la
politica nel 1868.
Tutte le sue battaglie, le sue passioni
per la Libertà, si tradussero così
in poesia eterna. A ragione fu soprannominato
il poeta dell’ “armatolismò”
(poeta dei combattenti per la libertà
nel 1821). Morì nel 1879 e fu pianto
da tutta la Grecia. La piccola isoletta
di Maduri perse per sempre il suo signore.
Valaoritis scrisse tutte le sue opere
poetiche nella lingua del popolo, la dimotiki.
Perciò è uno dei poeti più
amati dal popolo greco. Alcune delle sue
opere restano immortali: Versi (1847),
Ricordi ed altre poesie (1859), Kyrà
Frosoni (1859), Thanasis Diakos (1868)
e Fotinos (poema incompiuto).
Ci piace ricordare soprattutto uno dei
suoi più noti poemi, “o vrachos
kai to kyma” (lo scoglio e l’onda),
rappresentazione maestosa della lotta
per la libertà dell’Ellade
dall’invasore turco. L’onda
fresca e risvegliata dal vento della libertà
che soffia nei cuori greci ricopre lo
scoglio che ancora per poco domina le
acque altezzoso e tracotante. Il mare
riluce ancora oggi nella bandiera bianca
e azzurra che quest’anno celebra
i 185 anni dall’istante in cui lo
Ierarca Germanos la fece sventolare ad
Aghia Lavra il giorno dell’Annunciazione,
il 25 marzo 1821.
Francesco
Colafemmina
22 Marzo 2006
25
marzo nella traduzione di Francesco
Colafemmina
la
letteratura in Grecia