GRECISTI NEL MONDO

Morto il grecista Marcello Gigante

Una vita per Epicuro


Marcello GiganteE' morto, all'età di 78 anni, il prof. Marcello Gigante, titolare della cattedra di Letteratura Greca alla Università Federico II di Napoli. Gigante, uno dei più famosi grecisti al mondo, era il più grande esperto nella interpretazione dei papiri ercolanesi, al cui studio ha dedicato gran parte della sua vita. E' morto di cancro nella sua casa di via Tarsia a Napoli dopo un lungo ricovero in ospedale. Nella sua vita aveva avuto due grandi amori, e non lo nascondeva a nessuno: Epicuro e i papiri di Ercolano. Con i suoi allievi - intere generazioni di docenti di Lettere antiche si sono formate sotto di lui - il prof. Marcello Gigante, l' ultimo dei grandi letterati italiani, si vantava di essere nato nello stesso giorno e nello stesso mese del grande filofoso di Samo. «Lui - spiegava sorridendo - è del 341 avanti Cristo, io del 1923. Ma siamo nati tutti e due il 20 gennaio». Epicuro era un punto di riferimento. Anche il prof. Gigante puntava all'atarassia, la felicità come fine ultimo della vita. Chissà se è mai riuscito a raggiungerla. A sentirlo parlare - era un formidabile oratore - dapprima nelle aule dell' Università Federico II di Napoli, poi, negli anni dopo il pensionamento, nei dibattiti culturali su argomenti classici ai quali non faceva quasi mai mancare il suo apporto, si direbbe che qualcosa, nella sua vita gli sia mancato. Era una maestro di filologia, ma le sue conoscenze svariavano in tutti i campi delle conoscenze classiche: l' archeologia, l' epigrafica e, specialmente, la papirologia. Quello con i papiri ercolanesi era stato un amore a prima vista, una scintilla scoccata quando da giovane studente, aveva cominciato a frequentare le aule della Federico II. Era il tempo dei Caccioppoli degli Ippolito, il tempo della generazione dei geni che movimentavano con le loro discussioni la lunga salita di via Mezzocannone, il tempio del sapere napoletano. Marcello Gigante intraprese subito la carriera universitaria e parallelamente approfondì le sue conoscenze sui papiri, venuti alla luce dagli scavi della villa di Lucio Calpurnio Pisone, un letterato dell' antica Ercolano. Studiò e ristudiò quelle carte semi incenerite, rubate alle viscere della terra, ne scoprì i segreti più riposti, creò una scuola napoletana di papirologia. Diede un forte impulso agli studi per mettere a punto una speciale macchina che riuscisse a srotolarli, senza mandarli in frantumi: un grande ed irrisolto problema tecnico che ha appassionato per decenni gli studiosi di tutto il mondo. Tuttavia ebbe sempre con sè un cruccio interiore che nessun politico, nessun soprintendente, nessun mecenate riuscì mai risolvere. Era convinto, il prof. Gigante che in una villa di epoca romana, quale era quella di Lucio Calpurnio Pisone, non potesse esserci soltanto una biblioteca di testi (papiri) greci. E' vero, l' opera di Filodemo era stata, per quanto possibile, decrittata e studiata, grazie a quelle carte. Ma sarebbe stato necessario scavare soltanto ancora un po' e sarebbe venuta alla luce - Gigante ne era convinto - anche una biblioteca di papiri in lingua latina. Un piccolo grande sforzo che aveva chiesto a tutti, con tenacia, talvolta con furore, ma nessuno aveva mai risposto al suo accorato appello. «Sono certo - ripeteva Gigante - che lì sotto ci debba essere un' altra biblioteca di papiri latini ed ho motivo di ritenere che, scavando ancora un po', potremmo mettere le mani sulle opere di Lucrezio». Con gli studenti, con i colleghi dell' Università, con Rettori e docenti, aveva un rapporto difficile. Con alcuni di loro avrebbe detto lui stesso, un rapporto catulliano. Gigante ripeteva spesso una frase che ne rivelava l' aspetto più riposto dell' animo: «Chi non ha un cattivo carattere, non ha carattere». Passava per avere lui un cattivo carattere, ma questo era vero fino ad un certo punto. Se stimava qualcuno, gli dava tutto se stesso. Sarebbe stato capace di discutere di letteratura greca e latina per ore, tenendo l' interlocutore inchiodato ad ascoltare le sue lezioni, i suoi racconti che erano capaci di far rivivere la storia, di modernizzarla, di colorare la scena, di proporla davanti agli occhi come sullo schermo di un cinema. Sembra che un altro suo cruccio - ma su questo non faceva commenti volentieri - fosse la mancata nomina ad accademico dei Lincei. In tutto il mondo, specie quello classico, aveva avuto premi e riconoscimenti. In Grecia - parlava perfettamente il greco - lo adoravano e gli avevano conferito ad Atene, nel 1987, la laurea honoris causa in Filologia classica. Ma forse quel riconoscimento italiano così prestigioso, gli è mancato fino alla fine. Epicuro che era per lui un punto di riferimento quotidiano gli aveva insegnato la necessità di sopprimere tutti i bisogni che non potessero essere soddisfatti, per raggiungere la serena imperturbabilità. Ma se gli avessero messo tra le mani i papiri di Lucrezio e lo avessero nominato accademico dei Lincei, Epicuro, forse, almeno per un momento, lo avrebbe dimenticato.
Mario Zaccaria
La Sicilia 24.11.2001

Libri di Marcello Gigante