Carmelo
Nicotra partecipa al Festival di Salonicco
con il documentario girato sul set del
maestro
Mentre
si presenta per la stampa oggi a Roma
«La sorgente del fiume» il
nuovo film di Theo Anghelopoulos (il titolo
è ispirato a un testo di Tonino
Guerra), il regista catanese Carmelo Nicotra
si prepara a volare a Salonicco per presentare
in concorso giovedì 18 al festival
che si tiene in quella città il
suo documentario «Risalendo il fiume.
Un viaggio incontro a Theo Anghelopoulos».
Film sul film, making-off de «La
sorgente del fiume» che s'annuncia
prezioso, in quanto ci consentirà
di vedere e sentire sul set uno dei più
schivi e «misteriosi» registi:
il grande autore de «Lo sguardo
di Ulisse» e di tanti percorsi di
visione e di conoscenza.
Carmelo Nicotra è molto orgoglioso
dell'opportunità che ha avuto di
aver potuto lavorare a fianco di tal maestro
per mostrare una realtà, quella
della provincia greca, appartata e lontana
dallo scintillante e fatuo consumismo
occidentale.
«Questa avventura - ci racconta
Nicotra - la si potrebbe far risalire
a una notte sul finire degli anni '70.
Erano gli ultimi giorni di scuola, vivevo
ancora a Catania. Accendendo la tv su
Raidue ci imbattiamo, io e mio fratello,
in un film appena iniziato che non conosciamo
per niente. Allora non sapevo che stavamo
vedendo uno dei capolavori della cinematografia
moderna». Il film era «La
Recita» che aveva trionfato al Festival
di Cannes, mostrando al mondo il talento
e l'originalità del quasi sconosciuto
regista ellenico Theodoros Anghelopoulos.
Da quel momento - dice Nicotra - è
cambiata la sua percezione del Cinema
«che, un po' alla volta, da luogo
di svago con parenti e amici si trasformò
in una sorta di Spazio Sacro, un cerchio
magico all'interno del quale - ogni volta
che vi entravo - si celebrava un rito».
Crescendo a pane e Anghelopoulos, finalmente
un giorno il mito si materializza davanti
agli occhi di Carmelo: succede a Roma,
dove intanto si è trasferito, nel
1995 all''anteprima per la stampa de «Lo
sguardo di Ulisse». «Riesco
a scambiare qualche parola con quello
che per me stava diventando un maestro.
Fu l'inizio di un lungo cammino che nel
corso degli anni mi avrebbe portato a
rafforzare sempre più un rapporto
per me ricco di significato».
Esce di Anghelopoulos «L'eternità
e un giorno», Nicotra rivede il
maestro e gli lascia in visione il suo
film documentario «Da Kalkida a
Katana», la conoscenza si rafforza
e «l''anno successivo lo vado a
trovare sul set di un antico villaggio
ricostruito lungo il porto di Salonicco.
Accade qualcosa di straordinario: inaspettatamente,
lo stesso Anghelopoulos mi propone di
raggiungerlo un mese dopo sul set per
fare un'intervista e realizzare un backstage
del film che stava girando. Così
nasce il documentario». Con la fotografia
di Angelo Strano e la collaborazione di
Myrice Tansini coautrice della sceneggiatura,
il film è stato montato da Raffaella
Mastroiacovo e si è avvalso del
lavoro di un appassionato staff.
«Il mio lavoro è diventato
una sorta di viaggio di "iniziazione"
(durato 10 anni) alla bottega artigianale
del Maestro Anghelopoulos, ma anche un
percorso esistenziale di riflessione sulla
regia, la scrittura, la costruzione delle
immagini».
Sulle strade dell'«altra Grecia»,
Carmelo Nicotra racconta d'essersi ritrovato
a «inseguire lo "sguardo"
del maestro confondendolo spesso, in questi
anni, con il mio, fino a quasi perderlo»
Maria
Lombardo
Lunedì, 8 marzo 2004
Carmelo
Nicotra
Sulla
rotta dei calcidesi