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Lo scrittore Andreas Staikos |
"In Puglia mi
sento a casa, qui riscontro la melanconia
e la gioia della Grecia": se la
presentazione del libro dello scrittore
ellenico Andreas Staikos si fosse svolta
in un teatro, dopo aver pronunciato tali
versi, l'autore sarebbe stato sommerso dagli
applausi scroscianti di tutto il pubblico
in delirio, data la carica emotiva delle
prime parole sgorgate dalla sua bocca.
E così è stato nella facoltà
di Lingua e Letteratura Straniera dell'Università
di Bari, dove una folta platea di studenti
e non solo (presente anche l'avv. Stelio
Campanale, Console Onorario di Grecia e
Presidente della Camera di Commercio Italo-Ellenica)
ha potuto toccare con mano gli sguardi poliedrici
dell'autore greco.
I suoi occhi arguti e pacati allo stesso
tempo trasmettono fotogrammi che i suoi
interlocutori hanno la possibilità
di 'montare' a proprio piacimento come un
pellicola di un film. Amore, passione, eros
(e non solo), sono i tre ingredienti della
ricetta accuratamente preparata dall'autore
che vive a Parigi, e che a mia precisa domanda
se non rimpiangesse talvolta quello che
io considero l'ultimo paradiso terrestre,
ovvero una tipica serata greca, ai piedi
dell'Acropoli e sorseggiare retzina sotto
un pergolato al chiaro di luna, mi ha risposto
che il paradiso è quella cosa che
cerchiamo e che sempre inseguiamo.
Così è, se vi piace, Staikos,
un filosofo della lingua, un mirabile traduttore
e compositore di dialoghi, versi, emozioni
e sensazioni.
Staikos, ospitato in Puglia dal progetto
"Scrittori in Puglia", realizzato
in collaborazione con il Premio Grinzane
Cavour e l'assessorato al Mediterraneo della
Regione Puglia, nasce ad Atene nel 1944,
studia Filosofia a Salonicco e Arte Drammatica
a Parigi dal '67 al 1981.
Attualmente insegna alla facoltà
di Scienze Politiche di Atene, al Dipartimento
del Teatro all'Università di Atene
e Salonicco e al Centro Traduzioni Letterarie
all'istituto francese di Atene. Ha tradotto
opere di molti fra i più noti autori
francesi, come Moliere, scrive per il teatro
e cura anche la messa in scena.
Appartiene al filone innovativo della ricerca
teatrale greca, opere che fanno della verità
una menzogna e della menzogna una verità.
Ama la dimensione ludica delle scene e la
parodia dei dialoghi; si definisce un maniaco
della teatralità e nemico del realismo.
Vero pilastro della drammaturgia, sostiene
che il teatro è una maschera dietro
la quale l'uomo nasconde la paura della
morte.
Tra le sue maggiori opere spiccano '1843
Karakoron', dove usa tutte le strategie
del dialogo con eleganza nel testo e retorica
formidabile, 'Ninnolo di Olympos', che trasuda
un netto amore per la lingua elevando il
realismo, e ancora 'Dedalo' del '71, 'Clitennestra'
del '94, 'Notti di orgia' del 2003, e 'Relazioni
culinarie' del 2001 tradotto in trenta lingue,
diventando un piccolo caso letterario in
Francia, Gran Bretagna e Finlandia.
Proprio questa sua ultima fatica letteraria
è stata al centro dell'evento pugliese:
l'opera narra la storia di due uomini che
cercano di conquistare la bella di turno
(Nanà) a colpi di gustosi piatti
greci, dall'insalata di prezzemolo alla
iuvarelakia, dalla maghiritza ai carciofi
alla Costantinopolitana. Il tutto mescolato
sapientemente ed efficacemente dall'autore
che stupisce positivamente il lettore, catturandolo
nel vero senso della parola, quando al termine
di ogni capitolo inserisce le dettagliate
ricette di ogni gustosità.
Insomma, una nuova frontiera letteraria,
un modo originale e totalmente affascinante
di trasportare il lettore in un viaggio
socio - culinario inedito, che il 'Times'
ha definito il 'più delizioso libro
che mai si possa leggere'.
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