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Adone in Inghilterra
di Mary Falco   
Sabato 11 Ottobre 2008 14:06
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Adone in Inghilterra

 

 

 

Adone in InghilterraIl culto di Adone arriva dalle montagne aride ed assolate della Siria, dove si conservò a lungo la memoria di una regina di Byblo che lo aveva amato e ne era la moglie felice. Ma il bellissimo Adone, in questa prima versione dei fatti, fu fatto a pezzi da un cinghiale mentre andava a caccia nei primi giorni della Canicola.

Che restava ad Astarte, se non piangere e lamentarsi?

Eppure a lei qualcosa venne in mente. La terra era così arida che sulla tomba non poté mettere i fiori. Così li piantò in ceste e vasi, che innaffiò con acqua tiepida (o forse erano tutte lacrime?) e pose al riparo dalla vampa del sole. Erano semi poveri: grano, orzo, lattuga, finocchi, qualche semente di fiore selvatico raccolto per le sue proprietà officinali… la donna si tagliò le splendide trecce in segno di lutto e restò chiusa nella sua casa per tutto l’inverno. Pareva quasi che il dolore si fosse un po’ sopito; ma un giorno di primavera, uscendo, vide che il torrente sotto casa era diventato rosso come il sangue del suo signore e questo riaccese improvvisamente il ricordo e lo strazio della sua morte. Di nuovo riempì le ceste di semi e lacrime e questa volta le sistemò bene esposte alla luce della primavera…

Ed accadde il miracolo: il bellissimo Adone le fu restituito, più sano ed innamorato di prima e vissero per sempre felici e contenti.

Da allora in tutto l’Oriente la primavera fu celebrata dapprima con questa "coltura forzata" in cesti e vasi, condotti poi fino al fiume arrossato dalle sabbie sciolte nelle prime piogge, in una spettacolare processione con lamento funebre al suono del liuto, una volta giunti a destinazione le piantine venivano gettate in acqua e si cominciava a celebrare la gioia della risurrezione.

I maggiori centri di culto furono Sidone, Tiro e Biblo, ma era venerato anche a Malta ed Erice in Sicilia, dove tuttavia la bella Astarte venne pian piano assorbita dalla più famosa Afrodite, dea dell’amore.

Ma il mondo greco non provava la stessa commozione impotente della Palestina di fronte alla morte, gli eroi andavano e venivano dall’oltretomba continuamente!

Pian piano anche Adone si adeguò agli usi locali e non morì proprio nel vero senso della parola, ma, conteso tra Afrodite e Persefone, fu costretto da Giove stesso a passare sei mesi alla luce con la prima e gli altri sotto terra con la seconda, vittima a propria volta d’un rapimento ed evidentemente bisognosa d’una compensazione affettiva.

Il primitivo legame con la fertilità della terra venne completamente dimenticato, tanto che l’abitudine delle fanciulle di far germinare piante in vaso e poi buttarle a primavera, per festeggiare il ritorno dell’antico dio, era tollerato come un capriccio, non veramente apprezzato e men che meno compreso!

A Roma, come amante di Venere, divenne senza dubbio una figura minore, si insisté sulle sue origini assolutamente mortali (anzi, la mamma, Mirra, era addirittura stata trasformata in una pianta!) e ritornò la sua fine cruenta, a causa d’un cinghiale aizzatogli contro da Marte geloso! Ora se invece di morire se ne stava sei mesi nell’oltretomba a farsi medicare da Proserpina, era un particolare che in fondo non interessava più a nessuno.

Quando il Cristianesimo fissò il dogma della Resurrezione di Cristo, si sentì l’esigenza d’allontanarsi in ogni modo dalla figura d’Adone, che in Palestina era considerato ancora il Signore della vita e marito fedele d’Astarte e non si parlò più della sua resurrezione… o ritorno primaverile che fosse!

In fondo già alla Bibbia le divinità femminili non piacevano molto, inoltre i così detti "giardini d’Adone" apparivano un inutile spreco di sementi in una terra arida e bisognosa di continue cure, i Padri della Chiesa presero ulteriormente le distanze da questa falsa resurrezione e su tutta la vicenda calarono mille anni di silenzio.

L’Umanesimo invece riportò alla luce gli antichi dei, preferibilmente col nome latino, non più come rappresentanti d’una religione professata, sia ben chiaro, ma come figure allegoriche atte a spiegare una realtà che si rivelava ogni giorno più complessa e non rientrava negli schemi della morale medioevale.

Non tutti gli dei però, solo i più importanti: Venere e Marte, rappresentando l’amore e la guerra, furono tra i più usati, perché a rigore nessuno dei due valori era stato illustrato in parabole. Diana, suo fratello Dioniso, gli stessi Giove e Giunone furono meno gettonati e quelli dell’oltretomba ormai erano assimilati a pericolosi demoni e non si potevano più neppure nominare!

AdoneAdone tornò alla memoria solo ed esclusivamente come bel giovane amato da Venere, un mortale un po’ avventato, perché invece di star tranquillo accanto alla sua dea, se ne andava a caccia e veniva ammazzato. Nessuno s’azzardava a guardare più in là. D’altra parte la metamorfosi d’Ovidio, da cui gli umanisti cristiani avevano appreso la storia, non si prendeva il disturbo d’approfondire. Così eternizzato in quest’attimo, il mito può addirittura entrare in un’allegoria morale, sia pure d’un cristianesimo laico, rappresentando i pericoli di chi confida più in se stesso che nella provvidenza, uscendo dai confini che il suo posto nel mondo gli aveva assegnato.

E così lo rappresenta Tiziano nel 1553 in occasione delle nozze di Filippo con Maria Tudor, regina d’Inghilterra: Venere di spalle, con una splendida torsione del busto cerca di trattenere l’amato, ma questi fatica a trattenere i cani ormai pronti a partire e pare più infastidito che grato di tanto amore. Nella lettera d’accompagnamento si parla addirittura di Filippo come "re d’Inghilterra".

Per noi moderni è veramente impressionante quest’allegoria: come la dea del dipinto, la Regina Maria non riuscì in alcun modo a trattenere l’amato, che preferì rinunciare al titolo di re piuttosto di starle accanto!

Ai contemporanei tuttavia la cosa non fece lo stesso effetto: Filippo non venne certo sbranato da un cinghiale, anzi, ereditò una buona fetta, se non tutto l’impero del padre (la parte dinastica, si disse allora) e quanto a Maria… l’astro nascente della sorella Elisabetta doveva relegarla per sempre nell’ombra e che il suo matrimonio fosse stato più o meno felice non interessava a nessuno. Così il quadro piacque, anche se Tiziano lamenta che non fu pagato e se ne fecero subito diverse copie: due son considerate addirittura autografe dai più, sia pure con un massiccio intervento della bottega. In quella attualmente custodita a Roma dalla Galleria Nazionale, Adone indossa addirittura un elegante cappello da caccia!

 

 

Mary Falco

 

 

Mary Falco scrive su MondoGreco (nuova versione) da Venerdì 15 Giugno 2007.

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