
Mary Falco ha visitato per voi la mostra “Correggio” inaugurata a Parma il 20 settembre, che resterà aperta al pubblico fino al 25 gennaio 2009 tutti i giorni, compresi lunedì e festivi, in quattro diverse sedi: Galleria Nazionale, Camera di San Paolo, Cattedrale e Chiesa di San Giovanni
Ganimede, Io e Danae
Soggetti di predilezione divina
Ganimede era un giovinetto
bellissimo e Zeus se ne innamorò, così un giorno lo raggiunse sul monte Ida,
che sovrastava la città di Troia, lo rapì e lo portò nell’Olimpo, dove ne fece
il coppiere degli dei, provvedendo al risarcimento dei genitori con una coppia
di cavalli divini ed una piccola vite d’oro confezionata per l’occasione da
Efeso.
Io invece era una sacerdotessa di Era
Argiva (cioè venerata ad Argo) ed il rapimento non sarebbe stato altrettanto
semplice. Fu necessario ispirare con un sogno sacro i parenti di lei, perché le
suggerissero di recarsi sulle rive del lago di Lerna, dove Zeus, manifestandosi
come vapore o nuvola, l’amò. Ma appena le conseguenze di quest’unione feconda
si fecero manifeste, Era cominciò a perseguitare la poverina, e fu necessario
trasformarla in una giovenca bianca, che il dio continuava ad amare di nascosto
trasformandosi in toro.
Purtroppo
anche questa soluzione venne messa in crisi perché Era voleva che la splendida
mucca le fosse sacrificata, così fu necessario reclutare altri dei e farla
fuggire con un viaggio avventuroso fino all’Egitto, dove partorì felicemente,
riprese la forma umana e fu adorata come una manifestazione d’Iside.
E ad Argo
vive anche la principessa Danae, che il re chiude in una
torre, ma questa volta Zeus si trasforma in pioggia e genera Perseo. Infine Leda era
la moglie felice di Tindaro, a cui aveva anche generato dei figli e non aveva
nessuna intenzione di tradirlo, sia pure col re degli dei, si trasformò dunque
in un’oca… ma Zeus, mutato a sua volta in cigno, la fecondò lo stesso e da uno
o due uova nacquero addirittura quattro gemelli: Polluce e Clitennestra, Elena
e Castore; i due maschi sono noti anche come Dioscuri.
Perché Zeus
si dava tanto da fare?
Era così
noioso essere marito di Era?
In realtà
Zeus rapisce le anime in un’estasi divina e non solo il suo vero volto è
sconosciuto, per cui si manifesta con simboli (celesti: l’aquila che si libra
nei cieli, il vapore, la pioggia, il cigno o eccezionalmente terrestri, come
nel caso del toro), ma soprattutto non esiste nulla di vivo che non provenga da
lui e le nozze non sono feconde se Egli non vi partecipa.
Quando
questo mistero fondamentale acquista i tratti antropomorfici a noi ben noti
scoppia (e non solo metaforicamente!) la guerra, perché se ogni aspetto
naturale può rimandare ad un dio, non tutti gli dei accettano di sottomettersi
ad un unico principio vitale! Se poi la fecondità si lega al sesso, ecco le famose
polemiche mai sopite fra le donne, che ahimé partoriscono nel dolore, e gli
uomini che effettivamente possono andarsene subito dopo la consumazione ed
anzi, armonia di coppia a parte, più si muovono e più donne fecondano!
Così le
migliori casate greche e dell’Asia si trovarono in difficoltà, perché se tutte
avrebbero voluto vantare origini divine, era un po’ imbarazzante spiegare come
gli antenati, potenti re, aitanti principi e splendide principesse, non
avessero nulla di meglio da fare, che andare in giro per monti e per valli, a
farsi rapire e violentare!
Certo
l’idea di mandare il figlio del re sulle montagne a pascolar pecore e capre è
molto democratica… ma perché non fornirgli anche arco e frecce, visto che lupi
ed aquile potrebbero facilmente aggredire un agnello?
O forse
l’aquila che rapì Ganimede aveva inequivocabili segni celesti e lasciò intatto
il gregge?
Effettivamente
le grandi storie tacciono da sempre il destino di quelli che restano
semplicemente a terra ed anche la Grecia non fa eccezione. Così accanto alla
venerazione per gli eroi e le principesse così eccezionalmente entrate a far
parte della famiglia olimpica, continuava a valere la raccomandazione, per
fanciulli e donne, di starsene il più possibile a casa, al riparo per quanto è
possibile da certe avventure, perché non sempre dietro ad un fatto nuovo, c’è
un dio pronto a rivendicarne la responsabilità.
Anzi, Zeus
stesso non sempre risarciva i parenti!
Tutti sanno
che la pioggia è necessaria, ma a nessuno piace bagnarsi.
Infangarsi…
poi!
Col
cristianesimo il turbamento per questi destini eccezionali tace di colpo. Un
Dio unico non ha nessun bisogno di rincorrere ad una ad una le singole creature
per fecondare il mondo, ma al contrario, si compiace dell'esatta osservazione
delle proprie leggi, entra serenamente a far parte delle famiglie che vivono in
armonia e se decide di recuperare eccezionalmente un grande peccatore, non è
certo per metterlo contro gli altri, ma al contrario per reinserirlo il più
possibile nella società.
Così le complicate
genealogie degli eroi vengono semplicemente dimenticate. Nessuno più rivendica
la paternità di Ganimede o della bella Io, si dimentica il parto plurigemellare
di Leda e certamente non si sacrificano più le giovenche bianche agli dei…
anche se naturalmente si continua a mangiarle.
Rimuovendo
l’idea del principio divino come responsabile del movimento, si attenua il tabù
dell’uccisione.
Che cosa
resta di tutte queste favole?
La
metamorfosi, appunto.
L’idea misteriosa ed affascinante
che tutte le creature vive siano imparentate tra loro, che qualcosa possa
volare dall’una all’altra, trasformarsi, modificarsi, senza necessariamente
entrare nel territorio complicato della reincarnazione, ma animando la fiducia
magica nei simboli dei grandi dei: l’aquila di Giove, la rosa di Venere, il
pavone di Era…
Fu il
fascino di queste metamorfosi che suggerì al duca Federico II di Gonzaga di
commissionare una bella serie di dipinti da donare a Carlo V in occasione della
sua incoronazione a Bologna, nel 1530.
Scelse uno
dei pittori più famosi del momento: Antonio Allegri, più noto come Correggio,
dal nome del suo paese d’origine, che era nato nel 1489 circa da Pellegrino e
Bernardina degli Aromani o Ormani. Quello stesso anno infatti, il 17 novembre
del 1530 il pittore riceva l’ultimo pagamento per gli affreschi della cupola
del duomo di Parma, dedicato all’Assunta, un’opera grandiosa, che aveva fatto
parlare di se’, piena com’era di movimento e di senso spaziale, tanto da
annunciare le audacie del barocco.
E di movimento
son ricche anche le tele che Correggio dipinge per il duca: lo spavento di
Ganimede aggrappato all’aquila per non cadere, in un paesaggio dolce e luminoso
come quelli veneti (il Tiziano è il pittore preferito di Carlo V), l’estasi
d’Io, abbracciata da una nuvola che ha gli artigli d’un orso ed il volto d’un
principe, la gioia serena di Danae, rappresentata già in compagnia di due putti
ed un amorino, per far capire che sarà un’ottima madre…
Purtroppo
tanta bellezza richiede tempo e le opere non saranno consegnate per la
cerimonia! Resteranno così a Mantova per tutto il 1500 per poi prendere strade
diverse: “Leda” addirittura, divenuta proprietà del duca d’Orléans nel XVII
sec. fu fatta a pezzi dal figlio, colto da un furore moralistico! L’opera è
salvata dall’intervento di un pittore regio, Coypel, che l’acquista e la porta
a corte per restaurarla, ma in tal modo non può più essere considerata
autografa.
Le altre
tre si trovano finalmente riunite in occasione della mostra “Correggio”
inaugurata a Parma il 20 settembre, che resterà aperta al pubblico fino al 25
gennaio 2009 tutti i giorni, compresi lunedì e festivi. Per gli orari bisogna
contattare le diverse sedi: Galleria Nazionale, Camera di San Paolo,
Cattedrale e Chiesa di San Giovanni.
Ma a Parma
e nel parmense le iniziative correggesche non si esauriranno solo con la grande
mostra in città, perché investiranno tutto il territorio provinciale con
interessanti percorsi artistici di approfondimento, promossi e organizzati
dalla Provincia di Parma. Sette luoghi del territorio diventeranno scenografia
naturale di concerti, eventi letterari e laboratori artistici dal 20 settembre
al 3 maggio: occasioni per vedere e conoscere preziosi cicli pittorici
contemporanei a Correggio e scoprire gli affreschi, la tecnica e le storie
racchiuse nei castelli e nelle corti del Parmense.
Affermato e stimato dalle corti
padane, il grande maestro lavorava nei primi del Cinquecento in parallelo con
numerosi altri artisti che da lui hanno preso spunto e ispirazione per creare imponenti
cicli pittorici all’interno dei grandi castelli del Rinascimento parmense: ecco
allora che la grande mostra dedicata al Correggio diventa un’occasione per
apprezzare anche il territorio circostante, la provincia di Parma, con i suoi
castelli, le sue corti e anche la sua tradizione enogastronomica.
Saranno
coinvolte la Rocca Sanvitale di Fontanellato, la Rocca Meli
Lupi di Soragna, la Chiesa Collegiata di San Bartolomeo
in Busseto, la Rocca dei Rossi di San Secondo, la Rocca
Sanvitale di Sala Baganza, il Castello dei Rossi e la Badia
di Santa Maria della Neve di Torrechiara e il Castello di
Montechiarugolo.
Molti luoghi saranno impreziositi da
installazioni sonore, curate da Mauro Casappa e Oscar Accorsi, fatte di
musiche, parole e rumori, scelte ad hoc per la specifica vicenda storica
raffigurata: sarà come se i castelli parmensi “tornassero in vita” e le antiche
stanze si rianimassero in virtù dei suoni che le hanno abitate nel passato.
Ogni installazione presenta gradi diversi d’interattività, offrendo al
visitatore una percezione suggestiva del luogo in cui è immerso. Nella Rocca di
Fontanellato avverranno “incantesimi allo specchio” nella curiosa Camera
ottica, situata all’interno della Torretta, dalla quale grazie a un ingegnoso
sistema di lenti e di prismi ideato alla fine dell’Ottocento, i nobili potevano
osservare la vita della piazza: qui i turisti potranno rivivere i suoni e i
rumori di un’intera giornata nella piazza del borgo, che Alberto Sanvitale e
gli uomini del suo tempo si divertivano a spiare. Sempre a Fontanellato, nella
famosa Saletta di Diana e Atteone, sulla cui volta Parmigianino dipinse la
vicenda tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, i visitatori saranno immersi in
un’atmosfera raccolta, dove si darà voce al dolore di una madre per la morte
prematura del figlio: una delle letture più accreditate di questo capolavoro
identifica infatti l’innocente Atteone con Paola Gonzaga, che perse un figlio
poco dopo la nascita. A Sala Baganza nella Sala dell’Eneide si celebreranno i
versi del Tasso dedicati alla nobile Barbara Sanseverino, mentre a Torrechiara,
all’interno della Camera d’Oro ricostruita nel 1911, risuoneranno le voci e le
risa del risveglio di Bianca, della sua toilette mattutina e della sua
vestizione all’interno del nido d’amore.
E ancora, a
San Secondo, nella Sala dell’Asino d’Oro della rocca Rossiana, si potrà
ascoltare il racconto delle Metamorfosi di Apuleio, romanzo che proprio
all’interno della rocca trova la sua unica rappresentazione in affresco del
Cinquecento italiano. Per chi volesse vivere appieno la vita cortigiana, i
fasti e i decori tipici delle grandi residenze nobiliari, non può mancare la
visita alla Rocca di Soragna, ricca di dipinti famosi come quelli di Nicolò
dell’Abate, affermato artista modenese che operò anche in Francia a
Fontainebleau.
Per
l’occasione sono stati previsti anche due restauri: a San Secondo le storie
affrescate nelle Sale dell’Asino d’Oro e degli Imperatori, all’interno della
Rocca dei Rossi, saranno valorizzate grazie ad un allestimento compiuto che
prevede una migliore illuminazione ed impiantistica; a Busseto nella Collegiata
di San Bartolomeo sono previsti lavori di manutenzione e l’esecuzione di
interventi puntuali di consolidamento alla Cappella dell’Immacolata Concezione,
dove sono raffigurati i Dottori della Chiesa dipinti da un contemporaneo di
Correggio, Michelangelo Anselmi.
Anche le
scuole saranno coinvolte: per loro è stato ideato un progetto speciale in una
cornice davvero preziosa, il Castello di Montechiarugolo, che si trasformerà
nel “castello con vista”, per conoscere e capire il paesaggio rappresentato dal
Rinascimento a oggi, a partire dallo splendido loggiato con ampio panorama
sulla Val d’Enza. Dopo una visita guidata, la fortezza sarà animata da bambini
e ragazzi, dai 5 ai 14 anni, che “reinterpreteranno” il paesaggio a modo loro
grazie a laboratori didattici curati dall’Associazione Arcadia: dalle scatole
con foro per prospettiva fino alle moderne elaborazioni fotografiche, i ragazzi
si divertiranno, in base all’età e al percorso scolastico, con sanguigna,
carboncino, acquerelli, sbalzo su metallo e collage su tempera.
Ma
l’offerta non finisce qui. Chiunque voglia mettere alla prova le sue doti
artistiche potrà cimentarsi, su prenotazione, in laboratori di affresco, rivolti
sia al pubblico adulto che alle scuole, nei castelli di Fontanellato, Sala
Baganza e Torrechiara; incontri che hanno lo scopo di introdurre anche un
semplice appassionato alle tecniche dell’affresco e alle problematiche relative
alla conservazione e al restauro delle grandi superfici dipinte.
Ad essere
protagonista non sarà solo l’arte dei castelli ma anche quella decantata da
autori e narratori contemporanei che, ispirati al contenuto delle scene
dipinte, interpreteranno opere famose. I luoghi dell’itinerario saranno infatti
cornice di incontri, come l’appuntamento a Fontanellato con la giornalista e
critica d’arte Martina Corgnati, di concerti in collaborazione con
l’Associazione Amici di Verdi con artisti di grande fama come Rolf Lislevand a
Soragna, e di eventi scenici in parole e musica con Umberto Fabi, moderno
narratore di favole, storie e amori di corte, accompagnato da giovani musicisti
a San Secondo, Torrechiara e Sala Baganza. E questa è solo l’anteprima di una
programmazione più ampia che animerà tutti i luoghi durante la primavera 2009.
Per saperne
di più: www.mostracorreggioparma.it

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