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Stagione INDA 2009
di Cettina Messina   
Domenica 02 Novembre 2008 11:56
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Stagione INDA 2009
Per la 45° stagione teatrale nel suggestivo teatro greco di Siracusa, l'I.N.D.A. propone, dal 9 maggio al 21 giugno, Edipo a Colono e Medea, due drammi tra i più intensi e profondi della produzione drammmaturgica classica pervenutaci nei secoli, per la regia di Krzysztof Zanussi, con le scenografie di Massimiliano Fuksas.

teatro greco siracusaImponenti le presenze attoriali che ci faranno rivivere quest'anno il senso tragico al teatro greco siracusano: il grande Giorgio Albertazzi, il più grande attore vivente, poiché ha oltrepassato gli ottant'anni, impersonerà il complesso Edipo, esule dalla sua patria in seguito alla scoperta dei suoi involontari crimini, ed errante verso Colono; Elisabetta Pozzi, attrice di raro talento, già ammirata sul palco siracusano per la straordinaria interpretazione di vari personaggi (memorabile la sua Ecuba di qualche anno fa) fino ll'ultima versione della splendida e determinata Atena dell'Orestiade, sarà ora la barbara maga Medea, vendicatrice spietata del torto dell'adulterio subìto dal marito.

Sono vari e molteplici gli spunti di riflessione che offrono al nostro pensiero i drammi greci: l'impenetrabile volere degli dèi, il dissidio tra bene e male nell'essere umano, la passione non controllata, la difficoltà di adattarsi ed essere accettati quando si è in terra straniera, i rapporti non sempre facili tra uomo e donna, i valori dello stato, della famiglia, il senso di colpa, il sacrificio di sé e tanto altro...ma quest'anno i riflettori puntano l'attenzione su un tema quanto mai attuale: lo straniero, anzi in particolare lo straniero protagonista a Siracusa. E' questo il punto di vista da cui saremo chiamati a rivedere queste tragiche storie. Ciò conferma l'attualità eterna delle vicende che hanno fatto riflettere e crescere nel pensiero i nostri antenati e che di certo fa crescere chiunque vi si interessa.

Ma conosciamo o rimembriamo le storie ed i personaggi mitici di questi drammi.

Edipo a Colono è l'ultima delle tragedie composte da Sofocle, rappresentata nel 401 a.C. (Colono era, in effetti, il demo di Atene in cui era nato il grande drammaturgo).

Vicino il bosco sacro delle Eumenidi, a Colono, giunge il vecchio Edìpo, stanco e cieco, accompagnato dalla figlia Antigone. Gli abitanti di Colono (che formano il coro), conoscono l'identità dello straniero e, inorriditi, vorrebbero cacciarlo via. Dopo varie opinioni, si affida il giudizio finale a Teseo, re della città di Atene. Costui giunge a Colono e promette all'uomo in difficoltà protezione, aiuto e solidarietà. Nel frattempo dalle parole di Ismene, una delle figlie di Edìpo, si apprende che a Tebe i suoi figli maschi, Eteocle e Polinice, hanno iniziato a combattere ferocemente per ottenere il potere della città; un oracolo annunzia che chi riuscirà ad avere con sè l'anziano cieco padre otterrà il potere. Giunge da lì a breve un alleato di Eteocle, Creonte, per persuadere Edìpo a tornare con lui a Tebe. Di fronte al suo rifiuto, cerca di costringerlo prendendo in ostaggio le figlie. Teseo allora interviene e riporta le fanciulle al padre. Dopo poco tempo giunge Polinice, e chiede al padre di avere il suo appoggio per conquistare la città. Dopo un lungo silenzio, Edìpo prorompe in una maledizione contro i figli; Polinice dunque, deluso e amareggiato, si allontana chiedendo alle sorelle di seppellire il suo corpo dopo la morte. D'un tratto si ode un forte tuono: è un richiamo degli dèi. E' giunto il tempo di morire. Il più sventurato tra tutti gli uomini si allontana, solo, verso la fine di se stesso, salutando, con serenità, il re Teseo che lo ha ospitato e sostenuto, e le figlie.

E' la quarta volta che questa tragedia viene rappresentata al teatro greco di Siracusa. La prima volta, nel 1936, insieme all'Ippolito di Euripide, in periodo di pieno regime fascista, Annibale Ninchi interpretò Edìpo e, per la prima ed ultima volta nel teatro siracusano, recitò Amedeo Nazzari nel ruolo di Teseo.

Nel 1952 la tragedia fu affiancata a Le troiane di Euripide, con una resa artisticamente più spettacolare per la presenza di numerosi ballerini professionisti nei momenti particolarmente drammatici; protagonista nel ruolo di Edìpo era l'indimenticato Salvo Randone.

Le rappresentazioni del 1976 furono realizzate fra tante difficoltà, in un anno difficile per la sopravvivenza dell'I.N.D.A.. Affiancato da una commedia di Aristofane, Le rane, fu messo in scena anche questo dramma che ebbe come attore principale, nel ruolo di Edìpo, Glauco Mauri.

Medea, maga barbara di origine tracia, innamoratasi di Giasone, lo segue con i figli, lasciando la sua terra, per recarsi a Corinto. Dopo breve tempo, Giasone manifesta la volontà di sposare la figlia del re Creonte e di mandar via lei dalla città. La donna, ferita nei suoi sentimenti e nell'orgoglio, medita vendetta. Dopo essersi procurata la complicità delle donne della città (il coro), riesce a convincere Creonte a rimandare la propria partenza di un giorno. Poco dopo ha un alterco con il marito Giasone, in cui emerge il grigio opportunismo dell'uomo che preferisce avere come madre dei suoi figli una donna di cittadinanza ateniese, e che rinnega gli aiuti provvidenziali che la donna innamorata gli ha offerto per compiere gli atti eroici che lo hanno reso famoso. Nel frattempo il re di Atene Egeo, di ritorno da Delfi, passando a Corinto, viene a sapere del contrasto tra i due ed offre ospitalità a Medea nella sua città. A questo punto la donna, sicura di poter ottenere asilo, mette in atto un terribile piano di vendetta: simula di voler riconciliarsi con Giasone e manda in omaggio alla futura sposa tramite i suoi figli alcuni doni, delle vesti imbevuti di veleni mortali. Un messaggero improvvisamente accorre e racconta che il re Creonte e l'adorata figlia sono trucemente morti dopo aver toccato quelle vesti. Ma l'orrore non ha ancora fine. Medea rientra nel palazzo ed uccide i suoi stessi figli. Giasone disperato la maledice, mentre ella fugge via su un carro alato donatole dal padre Elios.

il regista Krzysztof Zanussi Questa è una delle tragedie maggiormente conosciute ed ammirate in tutto il mondo. I secoli trascorsi dall'epoca della sua prima composizione non hanno minimamente scalfito il suo fascino eterno. Per la sesta volta viene riproposta quest'anno a Siracusa, ed avrà il volto della bella e brava Elisabetta Pozzi. Il suo debutto in questo teatro avvenne nel 1927, insieme a ben altri tre spettacoli, Le nuvole di Aristofane, Il Ciclope di Euripide e I satiri alla caccia di Sofocle; protagonista del dramma era Letizia Celli.

Nel 1958 , parallelamente a Edipo Re fu portata nuovamente in scena, con il talento di Lilla Brignone.

L' indimenticabile Valeria Moriconi ha interpretato due volte questa eroina tragica, nel 1972 per la regia tendenzialmente volta al fantastico di Franco Enriquez, e nel 1996 guidata dal regista Mario Missiroli in una versione incisiva e graffiante.

Infine, nel 2004 Maddalena Crippa ha nuovamente impersonato l'eroina mitica, in una interpretazione sensuale ma altrettanto efficace e spietata.

Informiamo che oltre ai due drammi, l'I.N.D.A. realizzerà nei prossimi mesi, in forma di spettacolo itinerante, Le supplici di Eschilo, un'altra storia di cittadini in fuga dal loro paese: le figlie del re Danao insieme col loro padre vanno in cerca di asilo e protezione presso il re Pelasgo di Argo. E' anche questa una storia di stranieri che, nelle loro peregrinazioni di vita, sperano in un futuro vivibile, ed il Mediterraneo è il luogo in cui avvengono incontri, scontri, si manifestano il rifiuto del diverso e fobìe, ed allo stesso tempo accoglienze, scambi di cultura, di tradizioni, di idee, per convertirsi alla fine in fonte di rigenerazione e nascita di nuove identità. Allora, così come ancora avviene ora.

 

 

Cettina Messina scrive su MondoGreco (nuova versione) da Martedì 10 Luglio 2007.

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