Ma questo non significa precisamente che il monoteismo avesse convinto tutti, anzi, forse era vero il contrario. Quello che i cristiani novelli di cultura greca respingevano con convinzione, era il paganesimo di stato, che tra l’altro era appunto imposto dai Romani, tutti quegli spazi privati che il politeismo ricopriva, erano rimasti vacanti e gli dei vennero nel tempo trasformati in santi senza troppe variazioni. Certo la Chiesa ufficiale proibiva questa confusione e ci furono periodiche crisi iconoclaste, in nome del secondo comandamento«... non ti fare nessuna scultura, ne alcuna immagine delle cose che sono lassù nel cielo e quaggiù in terra, o nell'acqua sotto la terra» (Dt 5,8) ma poi di fatto, in una regione povera non si potevano proprio buttare via templi e santuari con colonne di marmo, sculture e pitture rifinite a foglia d’oro… meglio riconsacrare tutto a qualche compiacente santo locale!
L’Olimpo leggero delle satire romane non aveva nulla a che spartire col vero pathos della tragedia greca, che tanto a fondo aveva scavato nell’animo umano, da restare tenacemente inserita nella cultura europea, cosicché Freud, quasi duemila anni dopo, diede nomi greci a tutti i complessi studiati! E se Edipo ed Elettra, sia pure come esempi da non imitare, restano presenti alla nostra mente cristiana e moderna, perché una brava dea come Demetra, tutta votata al bene della sua unica figlia, doveva essere dimenticata?
Ecco dunque santa Demetra, che per quanto sconosciuta al sinassario ortodosso, continua a proteggere messi e fertilità. Godette d’indiscussa fama ad Eleusi, un tempo centro dei sacri misteri, dove una sua statua era venerata e coronata di ghirlande come ai tempi classici, resistendo allo zelo degli iconoclasti.
Solo nel 1801 due inglesi: Clark e Cripps, si presentarono muniti d’un documento del pascià locale per requisirla. Così oggi la povera statua languisce a Cambridge, nel Fitzwilliam Museum, n. 14 del catalogo. Ma fu davvero un ordine del pascià o un’iniziativa inglese?
Comunque nella zona si narra che Santa Demetra era una dama ateniese con una bellissima figlia, che le fu rapita da un malvagio pascià e portata a Suli, da dove tuttavia le era permesso d’uscire di tanto in tanto per recarsi in visita alla madre. L’analogia è evidente!
Altrove s’è trasformata con successo in San Demetrio: giovane, quasi imberbe, in groppa ad un cavallo sauro, porta elmo e corazza, perché è stato martirizzato ai tempi di Diocleziano, ma i dettagli della sua vicenda terrena sono pochi e confusi, l’unica cosa certa, per l’appunto è la sua capacità di garantire il benessere delle messi.
La stessa operazione tocca all’Artemide di Efeso, che col nome di sant’Artemidoro continua a proteggere i bambini piccoli, mentre le partorienti passano direttamente sotto la protezione della Madonna, di cui però ad Efeso appunto, poco lontano dal santuario della dea, si ritrova una casa! Come, non lo sapete? Era in viaggio con l’Apostolo Giovanni, a cui Cristo stesso l’aveva affidata dalla croce! La casa della Madonna si può visitare anche oggi, nonostante il territorio sia ormai turco, perché la Vergine gode di una relativa popolarità anche nell’Islam!
Nella Grecia orientale si venera però anche una “Madonna di Kàlo” detta confidenzialmente “la Bella delle Montagne”, che ricorda più da vicino Artemide: grande, bella, fieramente vergine, abita monti e boschi, si bagna nei rivi e nei laghi e fugge gli uomini, cosicché nessuno può raccontare d’aver visto la Madonna bagnarsi!
Helios, dio del sole, si trasforma in Elias con la caduta dello spirito aspro ed a questo punto si sovrappone abbastanza facilmente alla figura del profeta Elia, che effettivamente fu rapito in cielo da un cocchio fiammante, guidato da cavalli di fuoco, molto simili al cocchio con cui il dio effettuava la sua passeggiata quotidiana. La Grecia quindi, oltre ad essere piena di Elia (nome poco usato in Italia, dove il dio si chiamava Apollo) gli ha dedicato una bella serie di santuari, tutti situati sulle cime dei monti… come un tempo appunto si usava col dio sole!
Hermes diventò invece l’arcangelo Michele: le ali si spostarono dall’elmo alle sue spalle, facendosi grandi e bianche, come si conviene appunto ad un angelo ed il caduceo si trasformò in un oggetto ben più leggibile, quale la spada fiammeggiante. È il nemico giurato dei demoni e si venera nei monti dotati di grotte, che un tempo erano l’accesso dell’Ade.
Ad Atene il Partenone, come s’è già visto
http://www.mondogreco.net/speciale/2009_07/panatenee.htm
fu dedicato alla Beata Vergine con l’appellativo di “Panagia” = tutta santa ed il suo potere fu esteso alla fonte salata, che un tempo era sorta nel centro dell’Acropoli ad opera di Poseidone, il vicino Theseion, un tempo dedicato al figlio della dea, dall’inquietante parentela col serpente, ospitò un bellicoso San Giorgio che, come ognuno sa, tiene a bada il drago con la sua spada. San Giorgio è anche il protagonista di numerose feste di primavera derivate palesemente dai vecchi riti, e cavalca un bel destriero candido, come si conviene a chi sta dalla parte del bene. Sempre nel Theseion il martedì di Pasqua, si celebra la primavera con canti e banchetti definiti “Rosalia”.
Dioniso si trasformò in san Dionigi, mantenendo il suo patrocinio sul vino, che tra l’altro, con l’ultima cena, entra a buon diritto nel mondo cristiano. Ma forse non tutto Dioniso s’identifica col santo! Generato da Zeus in una madre mortale, cresciuto in segreto, fatto a pezzi dai Titani, Dioniso è uno dei primi dei a subire una vera e propria passione, preparando il concetto d’una possibile resurrezione. Contrariamente a tanti fratelli e fratellastri, non manifesta desideri di sopraffazione e di vendetta, anzi, appena raggiunta l'età della ragione ed appresa la verità sulla propria nascita scende nell'Ade, riprende sua madre e se la riporta a casa felice e contento.
Questo episodio richiama alla mente un'altra figura, meno lieta e fiduciosa nelle proprie capacità: Orfeo, forse appunto un sacerdote di Bacco, certo musico e poeta, divorato dalle baccanti stesse in un'orgia, forse per un tragico errore dovuto al parossismo del momento, o forse perché aveva cercato di porre dei limiti alla sacra ebbrezza. Orfeo però resta nella coscienza Europea come un filosofo e nessuno cerca di farne un santo.
Forse gioca un ruolo in questo la bella leggenda del viaggio nell'oltretomba per salvare Euridice, l'amata sposa defunta, che fallisce miseramente a un passo dalla salvezza, perché Orfeo cede al desiderio di voltarsi per vedere se la sposa lo segua davvero. Se i misteri orfici nascono per familiarizzare l'uomo col suo destino di creatura mortale, con l’avvento del cristianesimo si pone un limite preciso tra questa “dimestichezza” che attenua il dolore, ma non riesce di fatto a porvi rimedio, e la resurrezione di Cristo, che inaugura un nuovo ordine di cose.
Ancora una volta il mito di Dioniso rappresenta una fase intermedia fra queste due posizioni, perché accoglie questo aspetto della religione orfica e lo investe di una carica di ottimismo: nessuna divinità può imitare la sua straordinaria facilità di accesso all'Ade... nonché quella di uscirne!
Secondo un'altra leggenda egli non sarebbe altro che la reincarnazione del piccolo Libero, figlio illegittimo di uno Zeus mortale, tiranno di Creta. Naturalmente, terreno o no, egli ha una moglie gelosa che invia le proprie guardie, i giganteschi Titani, a catturare il bambino, armati di falsi giocattoli sonori. I giganti passano il segno: non solo catturano il bambino, ma lo fanno a pezzi, che cucinano addirittura due volte: prima arrostiti e poi gettati a bollire in pentola e se lo mangiano. Assiste, del tutto impotente, la sorellina Atena, che tuttavia non si perde d'animo perché ha visto che il cuore del fratello è misteriosamente sfuggito allo stano festino. Così, non appena i Titani si allontanano, l'intrepida bambina esce allo scoperto, raccoglie il cuore e lo porta al padre il quale, rivelando poteri decisamente insospettati per un tiranno, sia pure di Creta, fulmina i Titani, raccoglie i pezzi del bambino, rimette a posto il cuore e lo risuscita. Ma non basta: assicura al figlio che questo bizzarro trattamento gli ha conferito l'immortalità. Va rilevato qui lo strano ruolo d'Atena, che come Hera dovrebbe essere una garante dell'ordine, ma ne respinge la dimensione "femminista" e preferisce ricorrere all'autorità patema.
Con tante anticipazioni cristiane e tante soluzioni diverse dall’accettazione della sofferenza, Dioniso continua ad essere un personaggio scomodo. Se san Dionigi accentra in se’ i valori positivi, il corteo trionfale, popolato di ninfe, capri e centauri, con cui iniziavano le feste invernali, consacrate al teatro, viene automaticamente spedito all’inferno, trasformando in demoni tutti gli attori!
Per questo ancor oggi, e non soltanto in Grecia, si crede che queste creature fantastiche siano particolarmente potenti nei dodici giorni bui che intercorrono tra Natale e l’Epifania. In Grecia il più famoso tra questi demoni è il kallikantzaros, che vive in una caverna sotterranea. Può presentarsi in due forme diverse: alto parecchi metri, nero, peloso, superdotato, con occhi rossi che fiammeggiano come braci, ha braccia e gambe da scimmia, con lunghi artigli oppure piccolissimo, sempre nero e claudicante, tanto che per muoversi cavalca piccoli animali o addirittura uccelli. Pasticcione, velocissimo, è tuttavia più o meno innocuo, se non fosse per l’abitudine di formare piccole bande, perché quando arrivano numerosi anche gli scherzi più innocenti finiscono per fare danni.
Quando se ne incontra un gruppo agguerrito conviene spaventarlo con un bel fuoco!
Forse non è inutile ricordare che il 25 dicembre è una data civile: solstizio d’inverno a cui son legate non solo le “trasgressioni di passaggio” comuni al calendario celtico (ed il diverso temperamento romano aveva già fatto dei saturnali una specie di carnevale) ma anche l’imposizione tutta imperiale del culto del “sole invitto” operata da Aureliano, al potere dal 270 al 275 d. C. e quindi in piena era cristiana. Il culto orientale del sole, concentrato su Mitra, tanto caro all’esercito, sarà uno dei più feroci antagonisti del cristianesimo. Ma i Greci non prendono parte alle discussioni per la scelta di questa data: Clemente Alessandrino nel II secolo, aveva affermato appunto d’ignorare la data di nascita del Cristo e la Chiesa Ortodossa, di solito tanto informata di tutte le vicende relative all’infanzia ed alla vita di Maria, è così poco interessata a questo dettaglio, da concentrare tutto il calendario liturgico, al contrario, sulla Pasqua di Resurrezione.
Anche quasi tutti gli dei saliti agli altari, sono in realtà creature primaverili, legate al risveglio della terra. Nei giorni bui dell’inverno la Grecia cristiana s’unisce a quella di tutto il resto del mondo, nel considerare la nascita del Santo Bambino come l’unico vero rimedio al male e se i demoni diventano meno pericolosi alla luce del fuoco è anche perché ci sono tanti ceri attorno alla sua culla!

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