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Quale politica estera per il governo di George Papandreou? Intervista a Vincenzo Greco
di Rudy Caparrini   
Martedì 01 Dicembre 2009 16:24
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Quali saranno le priorità in materia di politica estera per il governo guidato da George Papandreou? Come si porrà l’esecutivo ellenico di fronte alle molte questioni che vedono coinvolta la Grecia.


Ne parliamo col nostro amico e collaboratore Vincenzo Greco, fra i massimi esperti in assoluto della politica estera ellenica, autore di “Greci e Turchi tra convivenza e scontro. Le relazioni greco-turche e la questione cipriota” e coautore de “La Grecia contemporanea (1974-2006)”.


Perché George Papandreou ha tenuto per sé l’interim degli Esteri?

“Nessuno può mettere in dubbio che Papandreou è un politico di grande esperienza in materia di politica estera. Egli sapeva, quindi, che durante i primi mesi del proprio governo la Grecia avrebbe dovuto affrontare temi importanti come quelli che saranno discussi nel prossimo Consiglio Europeo. Credo che la sua scelta sia stata dettata dal duplice desiderio di aver pieno controllo della situazione e parallelamente di poter rilanciare personalmente nuove iniziative che ristabilissero l'immagine della Grecia come paese chiave nei Balcani. Questo è dimostrato anche dalla nuova campagna lanciata dalla Grecia per l'inclusione di tutti i paesi balcanici nell'EU entro il 2014”.

Papandreou ha scelto come vice premier Teodoro Pangalos, che per lungo tempo ha guidato il dicastero degli esteri di Atene negli anni ‘90. Potrà Pangalos avere un ruolo importante nelle scelte internazionali del nuovo governo?

“Teodoro Pangalos è un personaggio storico del PASOK, per questo motivo Papandreou gli ha conferito tale prestigiosa posizione nel governo. Per quel che riguarda la politica estera, comunque, ho la sensazione che i due uomini hanno stili ben diversi e di conseguenza molto difficilmente potrei immaginarli lavorare assieme in questo campo”.


Il primo viaggio all’estero del premier è stato in Turchia. Dobbiamo quindi pensare che migliorare le relazioni con Ankara sarà la priorità del nuovo governo greco?

“Certo questa è una priorità per il governo Papandreou, ma molto dipende dalla posizione che la Turchia manterrà rispetto alle aperture greche. Fino adesso abbiamo avuto qualche miglioramento nel contesto generale, ma ancora non si sono verificati passi concreti in ambiti precisi”.


Fra i tanti contenziosi aperti con la Turchia, due riguardano la tradizione della “grecità” in Costantinopoli: pensi possano esserci novità per questione della Scuola Ortodossa di Halki e per la Basilica di Santa Sofia?

“Tali contenziosi non sono da intendersi bilaterali. Oramai la Turchia deve conformarsi ai criteri politici di Copenhagen che richiedono al paese candidato di rispettare pienamente la libertà di religione e di non ostacolare il funzionamento del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Ci sono ancora resistenze, ma voglio essere ottimista e credo che la questione della scuola Ortodossa di Halki possa essere risolta nel prossimo futuro”.


Mar Egeo: zona perennemente contesa fra Atene ed Ankara, con frequenti allarmi per sconfinamenti di navi e aerei. Prevedi ancora tensioni nel breve termine?

“Dopo l'elezione del nuovo governo e l'incontro di Papandreou con Erdogan la situazione si è piuttosto calmata. Previsioni, comunque, non sono facili considerando la storia delle relazioni greco-turche. A mio avviso serve un nuovo processo di “confidence building” che preveda anche un meccanismo di soluzione pacifica del perenne contenzioso per il Mar Egeo.


Capitolo Cipro. Da un po’ i negoziati sono in fase  di stallo. Riuscirà il nuovo premier ellenico a farli almeno ripartire?

“I negoziati sono in difficoltà, ma personalmente non parlerei di stallo. Vi è ancora la speranza di sostanziale progresso entro aprile e il governo di Papandreou sarà sempre sostenitore della riunificazione dell'isola, che dovrà essere il risultato di un accordo tra le due comunità di Cipro”.


Altra questione importante è il contenzioso con la Fyrom che pretende di chiamarsi Macedonia. Nel 1997 fu proprio Pangalos a compiere un viaggio a sorpresa a Skopje che riaprì i negoziati. Pensi si possa arrivare a sbloccare la disputa?

“Probabilmente penserai che sono troppo ottimista, ma direi di sì: credo che la disputa possa essere sbloccata nel prossimo futuro. La Fyrom vuole far parte delle istituzioni euro-atlantiche e sa che senza una soluzione non può sperarci. Dall'altra parte anche la Grecia vuole trovare una via d'uscita da questa disputa che continua a creare frizioni con i propri partner europei ed atlantici. Di conseguenza, se ambedue lo vogliono, si può trovare una soluzione di compromesso”.

 

Commenti  

 
+1 #1 Kyritsis 2009-12-02 14:09 E riguardo alle gravi problematiche dei greci in Epiro Settentrionale cosa ci può dire l'amico Vincenzo Greco? Cosa ci si aspetta dalla politica estera di Papandreu in questa direzione? Citazione
 

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