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I tumulti di Atene: una testimonianza diretta
di Maurizio De Rosa   
Venerdì 18 Dicembre 2009 08:20
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Con piacere pubblichiamo l'intervento di Maurizio De Rosa, abitante del quartiere Exarchia ad Atene.

“L’anno scorso ci sono stati i tumulti quando ancora non c’era la crisi. Quest’anno la crisi è arrivata ma tumulti non ce ne sono stati”: questa, in sintesi, è l’analisi offerta dagli editorialisti delle principali testate giornalistiche greche in merito ai “fatti di dicembre”, che nel 2008 hanno sconvolto l’opinione pubblica ellenica e fatto paventare, addirittura a livello europeo, l’esplosione di una rivolta generalizzata contro i governi del Vecchio Continente, accusati di aver causato e di non saper adesso gestire la crisi economica più grave del dopoguerra. L’analisi della maggior parte degli editorialisti greci rimette le cose nella loro giusta dimensione. Peraltro, già l’anno scorso il sottoscritto a chi gli domandava che cosa era accaduto in Grecia e quali gravi problemi affrontava il Paese, rispondeva che la crisi economica non aveva niente a che vedere con i “fatti di dicembre ” e che questi ultimi andavano spiegati esclusivamente con dinamiche interne alla storia e alla società greca.

I fatti: la sera di sabato sei dicembre 2008 una volante della polizia di passaggio nel “bollente” quartiere di Exarchia (corrispettivo ateniese di Campo dei Fiori a Roma, Kreuzberg a Berlino o anche Christiania a Oslo), nel corso di un diverbio con un gruppo di minorenni esplode un colpo di pistola ferendone a morte uno: Alèxandros Grigoròpulos, di quindici anni. Il poliziotto viene subito arrestato dai suoi stessi colleghi ma ormai la tragedia si è consumata. Immediatamente, il tam-tam elettronico diffuso attraverso Internet e i telefonini chiama a raccolta gli studenti universitari e medi, i giovani, i lavoratori e la gente comune a scendere in piazza e a protestare contro l’arbitrio dello Stato, in un momento in cui il governo di centro-destra presieduto da Konstantinos Karamanlìs, in carica dal 7 marzo del 2004, conosce il punto più basso della sua popolarità a causa di una grave catena di scandali scoppiati già all’indomani del suo insediamento. Inoltre, soltanto un anno prima una serie di incendi aveva messo in ginocchio il Peloponneso, mettendo in luce i problemi della macchina statale mentre le elezioni anticipate indette nel settembre del 2007 avevano regalato al governo uscente di Karamanlìs una maggioranza risicatissima in Parlamento.

La mattina di domenica 7 dicembre gli studenti scendono in piazza per una manifestazione davanti al comando centrale della polizia dell’Attica, la regione di Atene. Le proteste sono vibranti ma pacifiche finché nel corteo si introduce un gruppo di cosiddetti “incappucciati”: giovani con il volto coperto da un passamontagna che cominciano a distruggere negozi, automobili, semafori, pensiline dei trasporti pubblici, e a lanciare pietre e arance contro le forze dell’ordine. A partire da quel momento, cominciano tre giorni di vandalismi, di violenze e di saccheggi senza precedenti, il cui bilancio finale parla di danni economici ingentissimi soprattutto ad Atene ma anche a Salonicco, a Patrasso e a Iraklio, a Creta. L’attività degli “incappucciati” arriva persino a preoccupare i governi europei, che temono una possibile diffusione della “rivolta” ellenica in un periodo difficile per l’Europa. All’estero, peraltro, la causa degli scontri è attribuita alla crisi economica: una motivazione di comodo fatta propria da numerosi giornalisti, evidentemente poco al corrente dell’attualità greca.

Un anno dopo, passato il primo anniversario della morte di Alèxandros in un clima tutto sommato positivo (infatti, anche se non sono mancati scontri ed episodi anche gravi, la presenza di una polizia molto meglio organizzata di quella dell’anno scorso e di un ministro di grande esperienza quale Michalis Chrisochoidis ha di fatto neutralizzato qualsiasi ambizione catastrofica degli “incappucciati”) resta da capire che cosa sia stato davvero il “dicembre del 2008”. Ad avviso di chi scrive, la risposta migliore a questo interrogativo la fornisce Stathis N. Kalivas, editorialista del prestigioso quotidiano ateniese “To Vima”, il quale pone la questione in negativo. Secondo Kalivas, dunque, ecco che cosa non è stato il “dicembre del 2008”:

“non è stata una rivolta dei giovani, in quanto la stragrande maggioranza di questi ultimi non ha partecipato alle manifestazioni di protesta né si è mai identificata con i gruppi di facinorosi che hanno messo a ferro e fuoco le città;

non è stata una rivolta di massa, in quanto si calcolano in circa ottomila le persone che hanno partecipato alle manifestazioni e in poche centinaia i famigerati ‘incappucciati’, numero inversamente proporzionale all’entità dei danni e all’effetto mediatico che ne è conseguito, dovuti alla scelta del governo di non reprimere le manifestazioni di violenza;

non è stato un movimento spontaneo, almeno in gran parte, come dimostrano gli atti di violenza organizzata;

non vi si ravvisa la minima traccia di rischio personale, di abnegazione o di coraggio, in quanto i vandali si sono mossi nella certezza che nessuno li avrebbe ostacolati o puniti;

non ha niente a che fare con la crisi economica internazionale, che in Grecia è arrivata soltanto quest’anno;

non si è trattata della prima di una serie di rivolte destinate a scoppiare e livello internazionale;

non è stato un fenomeno del tutto inusuale per la Grecia, dove spesso si verificano episodi di guerriglia urbana (ovviamente, non di questa entità), dovuta all’attività indisturbata di vari estremisti che spesso godono della simpatia di parte dei mezzi di informazione di massa e dei politici, e che per agire sfruttano l’immunità offerta loro dal regime dell’‘asilo’ vigente nelle università greche, dove non è concesso ad alcun membro delle forze dell’ordine entrare in armi, se non in casi del tutto eccezionali, e dove chi si rifugia gode dell’immunità totale. Si tratta di un modello di comportamento fondato sul feticcio della rivolta del Politecnico del 1973, secondo cui in Grecia ogni generazione per crescere deve avere il suo Politecnico;

i fatti del dicembre 2008, inoltre, non hanno messo in discussione alcuno dei disvalori della società greca, al contrario, li ha confermati uno per uno;

infine, essi non hanno lasciato alcuna conseguenza di alcun tipo e forse assumeranno un valore soltanto se riusciranno a convincere l’opinione pubblica che è tempo di superare un modello culturale all’interno del quale si producono fenomeni del genere”.

L’analisi di Kalivas è condivisa dalla gran parte degli osservatori e conferma una volta di più come sia difficile parlare a ragion veduta della Grecia, un Paese così vicino ma anche tanto lontano dall’Europa, con strutture sociali ed economiche, ed un immaginario che nonostante la globalizzazione innegabile, conserva tuttavia un margine notevole di alterità, un gap che soltanto la conoscenza diretta delle fonti può colmare. Considerazioni simili si possono fare anche a proposito della crisi economica greca, che possiede risvolti tali da coinvolgere tutta l’Unione Europea in un gioco molto più grande di quello che si sarebbe indotti a sospettare. Ma forse di questo si potrà parlare in un altro momento.

Maurizio De Rosa

 
Autore dell'articolo: Maurizio De Rosa

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Commenti  

 
0 #1 Koitazo 2010-01-07 19:10 Che significa diretta ? Scusate la mia ignoranza, a me sembra indiretta questa testimonianza. Non percepisco un valore aggiunto per il fatto di vivere in quel quartiere. Si riportano esclusivamente valutazioni circa alcuni articoli ed editoriali pubblicati in grecia, non solo ad Exarchia ritengo, e la sintesi di alcuni fatti di pubblico dominio.

Selezionando l'articolo dal suo titolo, mi preparavo a leggere testimonianze ricavate dalla frequentazione di persone in quel quartiere. Che dicono, che pensano, se e quali iniziative di informazione, protesta, etc.. hanno attivato o stanno per.

Il diverbio del 6 dicembre c'era gia' stato. Alexis fu ucciso dopo quel diverbio. Non fu un colpo partito dalla volante. Il video pubblicato su youtube ,che ha fatto il giro del mondo, mostra una volante che passa, parcheggia, due poliziotti scendono e percorrono alcuni metri da soli. Poi si sente uno sparo e delle grida.
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