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Quando il pane unisce popoli e costumi

di Francesco De Palo


Grecia ancora protagonista in Puglia, con la XXII Mostra del pane in Piazza (Bari, Sala Murat dall’8 al 15 febbraio 2004), patrocinata dalla Camera di Commercio di Bari, Comune di Bari, Provincia e Regione Puglia. Una sorta di iter lungo e faticoso che deve compiere il pane prima di raggiungere la nostra tavola: questo il filo conduttore della mostra. Il lavoro è intriso di quella profonda cultura mediterranea che lo esalta come basilare prodotto naturale, da cui poi discendono altri prodotti regali delle nostre tavole come pasta, olio e verdure che formano la famosa ed invidiata dieta mediterranea. Dopo la ‘storia del pane’, l’Associazione Panificatori della Provincia di Bari ha voluto proseguire con le ‘strade del pane’, un percorso che permette di trasmettere ai visitatori il principio della sana alimentazione affatto omologata, basata sui frutti della terra di appartenenza. Si tratta di un taglio culturale che dimostra come le forze imprenditoriali di Bari e provincia vogliano creare un legame forte tra il mondo del lavoro e dei giovani, destinatari- come ha sottolineato Vincenzo Divella, presidente della Camera di Commercio- di un discorso non episodico, ma incardinato su un progetto serio e fattibile.

Sono antichissime le origini del pane, lungo un percorso che parte dalla Mesopotamia, passando dall’Egitto fino alle molteplici ipotesi dello storico Diodoro Siculo, che rivendica la Sicilia come patria del frumento. Per molti secoli nell’antica Grecia il pane rimase povero di sapori, legato ad orzo e frumento: solo nel V secolo a.C. il grano diventò prodotto primo, causando un incremento dei traffici commerciali navali. Per questo i Greci si spinsero molto lontano e non pochi storici asseriscono che anche la leggenda di Giasone apparterrebbe a tale vicenda: il suggestivo ‘vello d’oro’ sarebbe nient’altro che un immenso campo di grano che avrebbe consentito all’intera Grecia di disporre di un interminabile quantitativo di cereale.

Venerata come madre del grano nell’antica Grecia era Demetra, Madre Terra o anche la ‘dea del pane’ come Cicerone la definiva: il mito ci ricorda che ella aveva una figlia, Persefone, rapita da Ade. Senza sua figlia, Demetra si rattristò talmente tanto da far seccare le campagne. Per risolvere il problema il mito narra che intervennero tutti i dodici dei dell’Olimpo: costrinsero Ade ad un compromesso, ovvero che Persefone sarebbe rimasta con la madre otto mesi, mentre i restanti quattro negli inferi con lui.Si tratta dei tempi che corrispondono proprio alla vita del frumento. Secondo alcuni studiosi nell’antica Grecia si avevano tra le 50 e le 72 tipologie di pane, come l’òlyra, prodotto con farina di segale, o il syncomistòs di farina di frumento, passando per il condrite (farina di speta) e il semìdalis, ovvero un pane di lusso senza lievito, lodato anche da Aristofane in occasione del banchetto offerto all’ateniese Demias.

Il primo trattato di panificazione porta la data del 240 a. C., redatto da Crisippo di Chiana. Per molti secoli le donne furono investite del compito di cucinare il pane: sulla brace, dinanzi al forno. Secondo Plutarco, nell’epoca periclea, il pane greco artòs divenne di competenza degli uomini: da quel momento provvidero gli uomini a panificazione e preparazione.

Ne è passato di tempo dall’epoca ellenica, al 1906, data del primo congresso Italiano della Panificazione: i fornai si costituirono in una Federazione Nazionale. I numeri: oggi in Italia 35mila fornai lavorano per impastare oltre 200 tipi di pane, che in seguito a forme e denominazioni possono arrivare anche a più di mille.

Francesco De Palo
15 febbraio 2004


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