E'
tornato dove era stato trovato. Il satiro
danzante diventa il simbolo di Mazara
del Vallo, in provincia di Trapani. Il
12 Luglio 2003 il Presidente della Regione
Siciliana on. Salvatore Cuffaro ha inaugurato
il Museo del Satiro, ospitato nei locali
dell’ex chiesa di Sant’Egidio,
in Piazza Plebiscito, messa a disposizione
della città.
La restituzione del capolavoro restaurato
al suo territorio arricchisce il patrimonio
culturale siciliano di un’opera
straordinaria, la cui origine è
da inquadrarsi presumibilmente nel IV
secolo a.C. in ambiente greco.
La statua bronzea raffigura un Satiro
che danza con un dinamismo – una
forte flessione sul fianco destro e il
capo rivolto verso l’alto in modo
innaturale – che si inquadra in
uno schema abituale già dal IV
sec. a.C.. La superba naturalezza, ed
eccezionalità ad un tempo, del
movimento di questo capolavoro dell’arte
antica, non possono fare dimenticare quella
che è, senza ombra di dubbio, la
caratteristica più pregnante della
statua: la sua magnifica testa, attraversata
da un ventoso turbinio impalpabile, ma
non meno efficace e vigoroso, che ne modella
sia le sembianze anatomiche (zigomi, occhi,
naso e bocca), che, soprattutto, la sconvolgente
chioma. La testa è innaturalmente
inarcata dalla dinamica del movimento
vorticoso del personaggio, che riesce
a sconvolgere anche le più elementari
regole della naturalezza e che non può
non essere opera di un grande maestro.
Il Satiro venne ripescato nel marzo del
1998 dal motopesca mazarese Capitan Ciccio,
di proprietà degli armatori Asaro
e Scilla, al comando di Francesco Adragna,
che rinveniva, nel mare tra Pantelleria
e l’Africa, una statua bronzea a
grandezza naturale rappresentante un Satiro
La scoperta, per l’assoluta eccezionalità
del reperto, prestissimo travalica i limiti
ristretti dell’ambiente scientifico
e pone vita al problema del suo recupero
e della sua valorizzazione
Per il suo restauro dalle incurie del
tempo e del mare, che avevano compromesso
la sua natura e la sua consistenza, il
Satiro approdò nella capitale e
fu affidato all’Istituto Centrale
del Restauro che, a sua volta, si avvalse
di altri specialisti per integrare le
sue conoscenze con quelle derivanti da
altri tipi di indagini specialistiche.
Ma la storia del ritrovamento e quella
del suo restauro, così come il
successo della sua esposizione alla Camera
dei Deputati fanno già parte del
passato del Satiro. La sua collocazione
definitiva a Mazara apre invece scenari
e prospettive nuove agli itinerari turistico
culturali e soprattutto porta la Sicilia
in posizione strategica, sinergica con
le nazioni mediterranee, per il settore
nella ricerca archeologica subacquea in
alto fondale in acque internazionali.
E’ questa la nuova frontiera dell’archeologia
per le potenzialità dei rinvenimenti,
per le tecnologie coinvolte e per i problemi
di diritto internazionale che si sollevano
e che la portata di ritrovamenti quali
il Satiro contribuisce a risolvere.
E’ del resto risaputo che quello
spazio di mare è estremamente ricco
di testimonianze archeologiche essendo
stato nel passato luogo di scoperte fortuite
di oggetti d’interesse archeologico,
soprattutto anforacei.
Ma che il Satiro avesse compagni di viaggio
è molto più che un'ipotesi
remota poiché appare assai presumibile
che si trovasse inserito in un complesso
scultoreo costituito da altri Satiri e
da Menadi accomunati in una vorticosa
ed estatica danza orgiastica tipica del
ciclo dionisiaco: la posizione del capo,
fortemente rivolto indietro, e gli arti
superiori alzati indicano il suo probabile
inserimento in una gruppo vorticoso con
altri compagni di rito.
Dato questo accreditato dalla numerosa
serie di confronti iconografici, alcuni
estremamente puntuali, con rappresentazioni
su ornamenti che ritraggono simili personaggi,
in analoga danza estatica, accompagnati
da altri compagni di rito.
Rimane tuttavia l’unicità
del manufatto per dimensioni (quanto ci
è dato di conoscere del ciclo dionisiaco
non ha confronti con questo bronzo), arditezza
della realizzazione sul piano statico
e bellezza del modellato, che raggiunge
nel fluire dei capelli la sua aliquota
artistica più alta.
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Un vaso ateniese
del IV sec. a.C. restituisce il gruppo
all’interno del quale il satiro
di Mazara poteva essere inserito.
Un
vaso attico del IV sec. a.C.* ripropone
in maniera impressionante l’immagine
del satiro rinvenuto nelle acque di Mazara
del Vallo. Come già era avvenuto
per il Bronzo A di Riace la ceramografia
attica consente di dare risposte certe
a quesiti che l’archeologia sottomarina
pone, specie da quando una maggiore attenzione
da parte delle autorità regionali
e nazionali è rivolta ai fondali
marini, i quali negli ultimi anni hanno
restituito capolavori, quali i famosi
bronzi di Reggio Calabria, l’atleta
di Fano o la testa di Porticello. Il satiro
ha il braccio sinistro steso - quello
destro è “adattato”
alla forma circolare del tondo della coppa
-, la testa volta all’indietro con
i capelli “fiammati”, la gamba
destra sollevata e quella sinistra sollevata
sulla punta del piede (perduta nell’originale
bronzeo), la coda diritta nello slancio
della danza (nell'originale rimane solo
il foro di attacco).
Il nuovo vaso consente di riaffermare
per il satiro, oltreché l'appartenenza
ad un tiaso dionisiaco, la cronologia
del IV secolo a.C. proposta al momento
della scoperta (cfr. quotidiano “la
Sicilia” del 7 marzo 1998) ed ora
avallata dal prof. Paolo Moreno. Esso
permette, inoltre, di visualizzare gli
ipotetici “gruppi” all’
interno del quale il satiro ritratto in
posizione estatica poteva essere inserito:
davanti a lui è un giovane personaggio
maschile nudo seduto sul suo mantello
– ipostasi dello stesso dio Dioniso?
-, il quale accompagna con un braccio
la cadenza della danza, acquietandone
con la posizione di riposo il ritmo frenetico.
Prof. Filippo Giudice
Direttore della Scuola di Specializzazione
in Archeologia e dell'Archivio Ceramografico
dell'Università di Catania
e-mail: giudice@unict.it
* L’esistenza del
vaso è stata segnalata dalle dott.sse
Elvia e Giada Giudice. Il montaggio dei
confronti è stato realizzato dal
dott. Daniele Malfitana del CNR.
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