RELIGIONE E POLITICA

Ireneo e le lunghe ombre del Patriarcato

di Francesco Colafemmina


Ireneo non si arrende. La parabola discendente dell’ex Patriarca di Gerusalemme e' ancora costellata da misteri e grandi dubbi. Un evento indiscutibilmente paradossale quello della sua radiazione, perché non previsto dalla legge giordana che permette di dichiarare decaduto un Patriarca qualora sia infermo di mente o abbia commesso azioni contrarie alla dottrina cristiana.
In una recente lettera inviata al presidente dell’Areopago nonché al presidente del LA.O.S., Giorgos Karantzaferis l'“ex” Patriarca ribadisce la sua posizione cercando aiuto e sostegno “a favore del rispetto delle leggi”. Non risparmia gli attacchi Ireneo e prima ne ha per "la banda di chierici che ha proceduto con attivita' che vanno contro i canoni e le leggi alla dichiarazione del mio allontanamento dalla mia posizione nel Patriarcato"; poi non risparmia critiche al governo greco che avrebbe ordito il progetto del suo allontanamento nonche' agito con gravi pressioni sullo stesso Patriarcato di Costantinopoli.
C’e chi e' pronto ad accusarlo di aver svenduto per interesse intere zone della Gerusalemme Cristiana, ma noi proveremo a ripercorrere la storia di questi mesi infernali per la Chiesa greca.

Tutto comincia all’inizio di febbraio con lo “scandalo” provocato da Apostolos Vavilis, l’ex trafficante di droga le cui dichiarazioni coinvolgono l’Arcivescovo Christodoulos ed incidentalmente lo stesso Ireneo. Vavilis sarebbe stato inviato dall’Arcivescovo a Gerusalemme per aiutare Ireneo nella sua “campagna elettorale” nel 2001. Fin qui nulla di strano, a parte l’equivoca figura dello stesso Vavilis. La situazione pero si complica: come da un puzzle del quale pian piano emergono tutte le tessere sparse, si ricompone una immagine di corruzione ed illegalita' all’interno della Chiesa. Una esagerazione palese perché pur ammettendone la veridicita' il coinvolgimento dei due autorevoli personaggi non avrebbe dovuto intaccare il valore della religione. Eppure lentamente in Grecia la questione sembra spostarsi su di un altro piano, quello della laicita' dello Stato e dei rapporti di quest’ultimo con la Chiesa. Crolla la credibilita' dell’Arcivescovo e addirittura, durante il giuramento del nuovo presidente della repubblica, alcuni deputati del Pasok e dell’estrema sinistra preferiscono non alzarsi in segno di rispetto per l’autorita' ecclesiastica, ma starsene comodamente seduti.
A Gerusalemme intanto la situazione si complica. Il quotidiano Maariv pubblica a marzo dei documenti dettagliati sulla vendita da parte di Nikos Papadimas, collaboratore di Ireneo, di edifici della citta' vecchia a degli anonimi gruppi israeliani. Scoppia lo scandalo. Ireneo viene costantemente sottoposto a pressioni ma i giornalisti non approfondiscono la questione: il bersaglio e' il Patriarca.
Chiunque conosca la situazione del Patriarcato di Gerusalemme sapra' delle forti tensioni che da sempre vi sono al suo interno, non ultimo per le grandi somme di denaro che ogni Patriarca si trova a dover amministrare. Timoteo e Kornelio i due sconfitti del 2001, tacciono in questi momenti, ma le loro figure si aggirano nell’ombra del Patriarcato. Timoteo infatti era il principale rivale di Ireneo ed il piu' stretto collaboratore del defunto Diodoro, mentre Kornelio era il locum tenens nel 2001 e lo e' diventato anche ora dopo la caduta di Ireneo. Vavilis stesso aveva accusato Ireneo di aver speso 400.000$ per inscenare una campagna denigratoria contro Timoteo, il piu' temuto e potente esponente del Sinodo. Nello stesso 2001 Ireneo aveva subito un attentato, motivo per il quale aveva fatto installare le telecamere nel patriarcato ed aveva assunto delle guardie private. Come si evince anche dal recente libro di Elisa Pinna (Tramonto del Cristianesimo in Palestina, ed. Piemme) tra i principali sospetti mandanti dell’attentato c’era proprio Timoteo. Ireneo non ha mai rinunciato al proprio trono in primo luogo perché e' illegittima la sua destituzione giacche' e' dal dominio ottomano che un patriarca non veniva rimosso ed allora cio' accadeva per ragioni politiche. In secondo luogo Ireneo ritiene di essere al centro di un complotto massonico ordito dai nemici della Chiesa, da coloro che non hanno ancora dimostrato la veridicita' di quei documenti di vendita, ma hanno realizzato una campagna mediatica le cui conseguenze non ricadono solo sul Patriarca ma sull’intera Chiesa Ortodossa. Non sara' poi un caso se parallelamente a questa campagna per la sua destituzione si muovono in Grecia forze ostili alla Chiesa ed e di poche settimane fa la proposta avanzata da un autorevole membro del Pasok e ribadita da un esponente di Nea Democratia, di eliminare icone e crocifissi dagli istituti pubblici.
Una offensiva che non accenna a placarsi e che sembra accuratamente ordita per andare incontro a taluni canoni dell’Unione Europea che da anni invita nazioni come la Grecia a rompere i legami con la Chiesa.
Se, fra l’altro, Ireneo avesse affittato o venduto quegli edifici avrebbe adempiuto ad una sua prerogativa come l’amministrazione dei beni ecclesiastici. Ed allora perché costringerlo alle dimissioni? La Fratellanza del Santo Sepolcro ed il Sinodo del Patriarcato avevano ormai deciso di dichiararlo decaduto, non sappiamo ancora su quali basi, forse con la forza della violenza che abbiamo visto apparire sugli schermi televisivi greci agli inizi di maggio e che viene confermata dallo stesso Patriarca nelle sue recenti lettere? Bartolomeo ha deciso di conseguenza di evitare uno scisma ma non ha risolto il problema.
La vicenda di Ireneo ci ha fatto scoprire le ombre profonde nelle quali e' piombato il Patriarcato. Lui, uomo della pace, fedele servo di Cristo sara' davvero l’uomo assetato di potere che certi media ci hanno descritto?

Francesco Colafemmina
1 Luglio 2005


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