HO LETTO UN LIBRO
Proposte di lettura di Giuseppina Dilillo
Prima puntata

16 Marzo 2006

L'ESECUZIONE
di Freddy Germanos

Titolo greco: Ç ÅêôÝëåóç
Traslitterazione: I Ektelesi
Autore: Freddy Germanos
Traduzione del titolo: L’esecuzione
Edizione: 2001 Kastaniotis www.kastaniotis.com
nr. totale di pagine: 255

Recensione de "L'Esecuzione"


Atene, 1920

(Prima dell'esecuzione)

Era un bruciante pomeriggio del 1920 - l'impietoso sole di luglio fiammeggiava la via Vasilissis Sofias, che allora si chiamava ancora Kifisias.

Ion Dragoumis procedeva davanti al plotone d’esecuzione, e sentiva dietro di sé i pesanti scarponi degli otto militari che lo scortavano.

«Ti dispiace se ti leghiamo le mani?» gli aveva chiesto un sergente mezz'ora prima, quando era stato arrestato dagli uomini di Pavlos Giparis ad Abelokipi.

Dragoumis non aveva risposto. Sapeva che dopo cinque o dieci minuti sarebbe morto - a che sarebbe giovato passare da un mondo all'altro con le mani sciolte oppure legate?

...

«Era pallido ma tranquillo», avrebbe ricordato uno dei militari del plotone. «Ma non parlò - non disse nemmeno una parola. Sino alla fine non lo sentimmo fiatare».

Tutt'intorno la vita di Atene continuava come se non fosse cambiato niente. Solo cinque o sei fanatici, che avevano assistito all’arresto davanti al Thon, continuavano a correre dietro il plotone - come cani arrabbiati che corrono dietro a un pezzo di carne appena tagliato. «Consegnatecelo!» gridò qualcuno.

«Consegnateci l’assassino di Venizelos!»



Ora il plotone, con Dragoumis sempre davanti, si avvicinava all’Areteio. Alcuni passanti guardavano con curiosità la scena. Era un po’ come lo spettacolo del giorno per i turisti.

Nessuno poteva immaginare che quegli otto militari con l’uomo vestito di bianco in quel momento stavano per compiere un’esecuzione in piena regola – che sarebbe avvenuta nel cuore di Atene – tra il palo del telegrafo 906 e il palo del telegrafo 907.

...

Avevano superato ora le baracche militari che si trovavano davanti all’Areteio. Dragoumis dovrà aver pensato: Questo sarebbe il posto migliore per l’esecuzione. Dietro alle baracche c’è uno spazio aperto. Nessuno si accorgerebbe di niente.

Il plotone continuò a scendere per via Kifisias. Intorno, due o tre fanatici che seguivano continuavano a urlare: «Perché fate da guardia a quel cane?» Dragoumis batteva le palpebre per scacciare il sudore che colava caldo dalla fronte. Dove lo avrebbero ammazzato? Più avanti c’erano i bagni militari. E ancora più giù, il Primo Reggimento di Artiglieria.

«A un certo punto l’ho visto sorridere debolmente» avrebbe detto più tardi il primo militare della seconda fila.

Forse in quel momento Dragoumis aveva pensato: Forse mi uccidono alla scuola ecclesiastica del Rizarios. Un'esecuzione risulta sempre più comoda se c’è un sacerdote nei paraggi.

Erano arrivati ai bagni militari, quando Dragoumis sentì alle sue spalle che qualcuno li raggiungeva correndo. Un secondo sergente arrivò frettoloso e disse qualcosa all’orecchio del primo sergente che accompagnava il plotone. Dopo si sentì la voce del sergente Kitsos dire:

«Qui, qui».

Il plotone si fermò.

Dall’angolo della via Papadiamantopoulou, l’addetto diplomatico russo seguiva disorientato la scena.

«Vidi i militari mettere contro un muro l’uomo con l’abito bianco. Dopo fecero quattro passi indietro. Solo allora capii che si preparavano a giustiziarlo. Noi aspettavamo il tram e un uomo, cento metri più in là, aspettava la morte».

Leventiof non fu l’unico testimone oculare dell’assassinio. Del resto tutt’intorno la vita dell’Atene del 1920 procedeva regolarmente.

«Alcuni secondi prima che lo mettessimo al muro, era passata una motocicletta», si ricorderà in seguito uno dei militari. «Un secondo dopo passò un tram».

Proprio di fronte al punto in cui si era fermato il plotone un operaio di Prevesa, Kiriakos Koulis, aspettava un carro di pietre. Guardava ora sbalordito i militari sistemare il condannato nel luogo dell’esecuzione. Dieci metri alla sua sinistra, davanti al ristorante «Elisia», dormicchiava un venditore di ciambelle.

Nell’angolo opposto una donna vendeva gazzose. Anche lei guardava, a occhi sbarrati, la scena.

Il sergente si chinò e disse qualcosa all’orecchio di Dragoumis. Forse gli aveva chiesto: «Hai un ultimo desiderio?» Dragoumis non rispose. Solo tirò fuori della tasca e inforcò il suo monocolo di riserva – ne teneva sempre uno, nel caso si rompesse il primo.

«Poi volse la testa e guardò verso sinistra», avrebbe detto in seguito uno dei militari che in quel momento gli stavano di fronte con il dito sul grilletto. «Verso Abelokipi – forse anche verso Kifisia».

Era questo un ultimo saluto a Marika Kotopouli, che sconvolta aspettava il suo ritorno da Atene? O forse mandò un ultimo messaggio a Penelope Delta che anche lei abitava a Kifisia a quell’epoca? Scherzi del destino. Nel momento in cui le otto pallottole del plotone perforavano l’abito bianco di Ion Dragoumis, le due donne che gli avevano segnato la vita si trovavano a pochi metri di distanza l’una dall’altra.

«Puntate!» ordinò il sergente.

Il sudore colava caldo sulla fronte di tutti – di Dragoumis, del sergente, dei militari. Quel pomeriggio fu certamente il più focoso del 1920.

«Fuoco!»

Nessuno sparò. Come se tutti e otto fossero d’accordo. Forse lo erano. Quegli otto ragazzi immaturi erano venuti da Creta per proteggere Venizelos, non per uccidere uomini intemerati.

«Sparate, allora!» gridò il sergente – e sparò per primo a Dragoumis.

La pallottola lo prese al petto. Lo scossone lo fece girare su se stesso. In quello stesso momento partirono anche le otto pallottole del plotone – due o tre lo presero al petto, le altre alle spalle, quando ormai si era voltato e cadeva per terra, sul pavimento bruciante del marciapiede, con le spalle rivolte verso il plotone. Sono state rinvenute sul dorso da cinque a sei ferite avrebbe scritto nel suo rapporto il giovane sottotenente medico che per primo ne esaminò il corpo quando fu trasportato all’Ospedale Militare.

Quando il sergente si avvicinò al corpo caduto, Dragoumis era ancora vivo. Il piede sinistro aveva dei movimenti spasmodici.

Il sergente sparò ancora – questa volta alla testa.

Il piede sinistro rimase immobile.

All'ora della musica...

 

Recensione de "L'Esecuzione"

La scheda di Freddy Germanos


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