…
Quell’anno pero' da maggio la solitudine
del luogo fu scossa. Arrivo' nel borgo
vicino un forestiero. Si reco' nell’ufficio
municipale e chiese del sindaco.
“Sono io”, rispose il vecchio Sarantos
che sedeva dietro la sua vecchissima
scrivania e scartabellava documenti.
“Chi e Lei?”
“Mi chiamo Theodoros Anouvis e voglio
comprare della terra”.
Il sindaco mise fuori i sottili occhiali
da presbite e lo guardo'. L’uomo davanti
a lui doveva essere intorno ai quaranta,
piuttosto alto, bruno, con fitti capelli
neri che cominciavano a ingrigirsi
alle tempie.
“Quanti ettari?”
“Quattro, cinque”.
“Cosi tanti? Non ce ne sono, a meno
che non compri dei lotti distinti
in diverse localita'”.
“No. Mi interessa che sia tutt’intera
la terra, un unico lotto”.
Il vecchio Sarantos noto' che il forestiero
pronunciava la parola terra con un
certo tono cantilenante.
“Purtroppo, signor … signor…”
“Anouvis”.
“Si, signor Anouvis, non credo che
qui trovera' in vendita un’estensione
cosi' grande e addirittura in un unico
lotto. Non esiste. Nemmeno nel paese
vicino. Sono uno dei piu anziani del
posto e so”.
“Peccato”, fece l’altro. “La ringrazio
comunque. Cerchero' altrove”, e si
volto' per andarsene.
“Un momento…”
“Prego”.
Il forestiero si fermo' sulla porta.
“C’e' una localita' ad alcuni chilometri
di distanza, ma bisogna che la veda
prima”.
“Naturalmente. In ogni caso, quando
si compra della terra, bisogna esaminarla
attentamente”.
Di nuovo quella strana pronuncia dolce
del forestiero per la parola terra.
“Quando vuole vedere il posto?”
“Anche subito se e' possibile”.
Il sindaco getto' uno sguardo all’orologio.
“Va bene, disse. “Chiamero' mio nipote
per farci accompagnare in macchina”.
“Non e' necessario, ho io la macchina”.
Entrarono nella vecchia jeep del forestiero
e si avviarono. Mentre si immettevano
sulla strada carrabile, alle ultime
case del villaggio, Anouvis chiese:
“Qual e il nome della localita'?”
“Ora non ne ha. In passato era Monte
del falco”.
“Monte del falco?”
“Si, ma non si tratta di un monte”,
disse frettoloso il sindaco. “Sono
tre costoni che formano una piccola
radura”.
Proseguirono in silenzio e dopo un
poco arrivarono sul posto da occidente.
“Ci siamo”, disse il presidente.
La jeep si arresto' e scesero.
“Questo e' Monte del falco”, e indico'
davanti a se allargando le braccia.
“Li di fronte, sulla cima della collina
centrale, quella casetta con le tegole
rosse che si vede e' dello stato.
Si trova pero' sul confine e…”
Il forestiero non lo ascoltava. Avanzava
a passi lenti e guardava la terra.
Ogni tanto si chinava e prendeva nel
pugno un po’ di sabbia e la esaminava.
Lancio' sguardi tutt’intorno e sembro'
che mormorasse qualcosa.
“Allora?” gli chiese il vecchio Sarantos.
“Non c’e' acqua, nemmeno una goccia,
e la terra e' come morta”, sussurro'
il forestiero, cammino' un po’ e sollevo'
la tabella [VENDESI] arrugginita.
“Per questo non la compra nessuno…
A chi appartiene?”
“Ad alcuni pronipoti del vecchio signorotto
del luogo. Vivono nel paese vicino.
“La compro”.
“Cosa?” Il sindaco del villaggio lo
guardo' imbarazzato, meravigliato:
“Cioe'…”
Non continuo' pero', scosse solo la
testa. “Sta bene”.
“La compro”, ripete con tono deciso
il forestiero. “Andiamo al paese vicino”.
Cosi Theodoros Anouvis compro' Monte
del falco e in quello stesso mese
vi trasferi' una roulotte, che sistemo'
vicino al posto della vecchia tabella.
…
Il sole era tramontato e imbruniva
quando le ragazze, dopo aver finito
i lavori per insediarsi, misero
due poltroncine di tessuto sul balconcino
e due caffe' sul tavolino in mezzo
a loro. Fumavano taciturne guardando
distrattamente il giorno che rimpiccioliva
nel silenzio. Erano amiche da ormai
tre anni. Si erano conosciute a
un seminario di Ecologia del ministero
dove lavoravano e da allora erano
diventate inseparabili. Erano della
stessa eta', quasi, intorno ai ventisette
ventotto anni, bruna Sofia, castana
chiara Alexandra. La prima preparava
la tesi di dottorato in Ecologia
sui biotopi collegati ai falconidi
e la seconda era stata distaccata
dall’ufficio per osservazioni geologiche
– la composizione del sottosuolo
e la natura delle rocce esistenti.
“Ah, che tranquillita'” mormoro'
Sofia. “Ti rilassa”.
L’altra non rispose. Ando' dentro
e porto' due cannocchiali e li lascio'
sul tavolo.
“Dove li hai trovati?”
“In un armadio. Li avranno lasciati
i colleghi precedenti. L’anno scorso
o due anni fa”.
Alexandra prese il cannocchiale
e guardo' tutt’intorno.
“Mmm, sono potenti!” disse, e dopo
sorpresa: “Che cos’e' quella?”
“Cosa?”
“Quella laggiu' nella radura”.
“Fammi vedere”, disse Sofia. Prese
anche lei il cannocchiale e guardo'
verso il punto che le aveva indicato
l’amica. “Forse una roulotte… Si,
una roulotte”.
“Bene, abbiamo anche dei vicini”.
“No, forse e' solo uno… Ha aperto
la porta. Ha acceso la luce dentro,
una lampada a petrolio”.
Sofia guardava anche lei in fondo
alla piccola vallata.
“Si, hai ragione, vedo anch’io la
luce”.
Nella trasparenza della penombra
le due ragazze seguivano ognuna
con il proprio cannocchiale il vicino
sconosciuto.
“Ehi, si toglie i vestiti… tutti.
Si spoglia!”
“Esce fuori.. E' completamente nudo…”
“Si mette per terra, si stende”.
“Si, si e' steso per terra”.
“Chissa' mai perche'? Dici che sia
strano?”
“No… romantico forse. Un turista
romantico. Contatto con la natura
e cose di questo tipo. Chissa da
quale citta' di cemento viene”
“Non e' un turista, non puo essere
un turista”.
“E perche' mai?” chiese Alessandra
e abbassando il cannocchiale guardo'
l’amica.
“Un turista che viene in vacanza
a Monte del falco? Nel deserto e
nell’aridita'?”
“Allora chi sara'?”
“Qualcos’altro forse. Vedremo”.
Riprese il cannocchiale e lo punto'
alla roulotte che a stento si vedeva
nel crepuscolo. “Non e' li. Dove
e andato?”
“Dentro”.
“Ecco, esce di nuovo… Sembra tenere
qualcosa”.
“Uffa! Mi sono stufata”, disse Alexandra.
Lascio' il cannocchiale sul tavolino,
bevve del caffe e accese una sigaretta.
“Anch’io”. Sofia lascio' anche lei
il suo e chiese: “Davvero, chi potra'
essere?”
“Chi?”
“Quello laggiu'”.
“Chi lo sa. Domani o domani l’altro
lo verremo a sapere. Siamo vicini.
Tacquero. La notte si era diffusa
ovunque.
“Guardo un po’ di televisione”,
disse Alexandra e si alzo'.
“Funziona?”
“Si, l’ho provata”, e entro' in
casa.
“Mettila a volume basso”.
“D’accordo”.
Sofia poggio' i piedi sulla ringhiera
del balconcino e guardo' il cielo
ormai stellato. Da domani, penso,
avrebbe cominciato il lavoro. Uno
studio puntuale su tutto Monte del
falco, per repertoriare tutta la
flora, quella che c’era – se pure
ce n’era. Tracce piccolissime forse.
Niente insetti e coleotteri. Forse
lucertole e serpenti…
Aveva sonno. Chiuse gli occhi e
sbadiglio'. Era sul punto di alzarsi,
quando senti' qualcosa come un lieve
sussurro prolungato, come se qualcuno
stesse provando un flauto dal suono
profondo. Proveniva dalla roulotte.
“Strano suono”, mormoro', “magico…”
...