HO LETTO UN LIBRO
Proposte di lettura di Giuseppina Dilillo
Seconda puntata

10 Giugno 2006

LA FONTE DELLO SCIACALLO
di Tasos Roussos

titolo: Ç ðçãÞ ôïõ ôóáêáëéïý
traslitterazione: I pigi tou tsakaliou
traduzione del titolo: La fonte dello sciacallo
casa editrice: Kastaniotis www.kastaniotis.gr
edizione: 1995
n° di pagine: 161

Recensione de "La fonte dello sciacallo"
La scheda di Tasos Roussos


Riporto qui alcune parti iniziali del libro. Questa versione italiana e' traduzione mia, il libro non e' mai stato pubblicato in Italia o in italiano. I diritti appartengono all’editore greco Kastaniotis e questi brani sono citati con il suo esplicito consenso.



Quell’anno pero' da maggio la solitudine del luogo fu scossa. Arrivo' nel borgo vicino un forestiero. Si reco' nell’ufficio municipale e chiese del sindaco.

“Sono io”, rispose il vecchio Sarantos che sedeva dietro la sua vecchissima scrivania e scartabellava documenti. “Chi e Lei?”

“Mi chiamo Theodoros Anouvis e voglio comprare della terra”.

Il sindaco mise fuori i sottili occhiali da presbite e lo guardo'. L’uomo davanti a lui doveva essere intorno ai quaranta, piuttosto alto, bruno, con fitti capelli neri che cominciavano a ingrigirsi alle tempie.

“Quanti ettari?”

“Quattro, cinque”.

“Cosi tanti? Non ce ne sono, a meno che non compri dei lotti distinti in diverse localita'”.

“No. Mi interessa che sia tutt’intera la terra, un unico lotto”.

Il vecchio Sarantos noto' che il forestiero pronunciava la parola terra con un certo tono cantilenante.

“Purtroppo, signor … signor…”

“Anouvis”.

“Si, signor Anouvis, non credo che qui trovera' in vendita un’estensione cosi' grande e addirittura in un unico lotto. Non esiste. Nemmeno nel paese vicino. Sono uno dei piu anziani del posto e so”.

“Peccato”, fece l’altro. “La ringrazio comunque. Cerchero' altrove”, e si volto' per andarsene.

“Un momento…”

“Prego”.

Il forestiero si fermo' sulla porta.

“C’e' una localita' ad alcuni chilometri di distanza, ma bisogna che la veda prima”.

“Naturalmente. In ogni caso, quando si compra della terra, bisogna esaminarla attentamente”.

Di nuovo quella strana pronuncia dolce del forestiero per la parola terra.

“Quando vuole vedere il posto?”

“Anche subito se e' possibile”.

Il sindaco getto' uno sguardo all’orologio.

“Va bene, disse. “Chiamero' mio nipote per farci accompagnare in macchina”.

“Non e' necessario, ho io la macchina”.

Entrarono nella vecchia jeep del forestiero e si avviarono. Mentre si immettevano sulla strada carrabile, alle ultime case del villaggio, Anouvis chiese:

“Qual e il nome della localita'?”

“Ora non ne ha. In passato era Monte del falco”.

“Monte del falco?”

“Si, ma non si tratta di un monte”, disse frettoloso il sindaco. “Sono tre costoni che formano una piccola radura”.

Proseguirono in silenzio e dopo un poco arrivarono sul posto da occidente.

“Ci siamo”, disse il presidente.

La jeep si arresto' e scesero.

“Questo e' Monte del falco”, e indico' davanti a se allargando le braccia. “Li di fronte, sulla cima della collina centrale, quella casetta con le tegole rosse che si vede e' dello stato. Si trova pero' sul confine e…”

Il forestiero non lo ascoltava. Avanzava a passi lenti e guardava la terra. Ogni tanto si chinava e prendeva nel pugno un po’ di sabbia e la esaminava. Lancio' sguardi tutt’intorno e sembro' che mormorasse qualcosa.

“Allora?” gli chiese il vecchio Sarantos.

“Non c’e' acqua, nemmeno una goccia, e la terra e' come morta”, sussurro' il forestiero, cammino' un po’ e sollevo' la tabella [VENDESI] arrugginita. “Per questo non la compra nessuno… A chi appartiene?”

“Ad alcuni pronipoti del vecchio signorotto del luogo. Vivono nel paese vicino.

“La compro”.

“Cosa?” Il sindaco del villaggio lo guardo' imbarazzato, meravigliato: “Cioe'…”

Non continuo' pero', scosse solo la testa. “Sta bene”.

“La compro”, ripete con tono deciso il forestiero. “Andiamo al paese vicino”.

Cosi Theodoros Anouvis compro' Monte del falco e in quello stesso mese vi trasferi' una roulotte, che sistemo' vicino al posto della vecchia tabella.

Il sole era tramontato e imbruniva quando le ragazze, dopo aver finito i lavori per insediarsi, misero due poltroncine di tessuto sul balconcino e due caffe' sul tavolino in mezzo a loro. Fumavano taciturne guardando distrattamente il giorno che rimpiccioliva nel silenzio. Erano amiche da ormai tre anni. Si erano conosciute a un seminario di Ecologia del ministero dove lavoravano e da allora erano diventate inseparabili. Erano della stessa eta', quasi, intorno ai ventisette ventotto anni, bruna Sofia, castana chiara Alexandra. La prima preparava la tesi di dottorato in Ecologia sui biotopi collegati ai falconidi e la seconda era stata distaccata dall’ufficio per osservazioni geologiche – la composizione del sottosuolo e la natura delle rocce esistenti.

“Ah, che tranquillita'” mormoro' Sofia. “Ti rilassa”.

L’altra non rispose. Ando' dentro e porto' due cannocchiali e li lascio' sul tavolo.

“Dove li hai trovati?”

“In un armadio. Li avranno lasciati i colleghi precedenti. L’anno scorso o due anni fa”.

Alexandra prese il cannocchiale e guardo' tutt’intorno.

“Mmm, sono potenti!” disse, e dopo sorpresa: “Che cos’e' quella?”

“Cosa?”

“Quella laggiu' nella radura”.

“Fammi vedere”, disse Sofia. Prese anche lei il cannocchiale e guardo' verso il punto che le aveva indicato l’amica. “Forse una roulotte… Si, una roulotte”.

“Bene, abbiamo anche dei vicini”.

“No, forse e' solo uno… Ha aperto la porta. Ha acceso la luce dentro, una lampada a petrolio”.

Sofia guardava anche lei in fondo alla piccola vallata.

“Si, hai ragione, vedo anch’io la luce”.

Nella trasparenza della penombra le due ragazze seguivano ognuna con il proprio cannocchiale il vicino sconosciuto.

“Ehi, si toglie i vestiti… tutti. Si spoglia!”

“Esce fuori.. E' completamente nudo…”

“Si mette per terra, si stende”.

“Si, si e' steso per terra”.

“Chissa' mai perche'? Dici che sia strano?”

“No… romantico forse. Un turista romantico. Contatto con la natura e cose di questo tipo. Chissa da quale citta' di cemento viene”

“Non e' un turista, non puo essere un turista”.

“E perche' mai?” chiese Alessandra e abbassando il cannocchiale guardo' l’amica.

“Un turista che viene in vacanza a Monte del falco? Nel deserto e nell’aridita'?”

“Allora chi sara'?”

“Qualcos’altro forse. Vedremo”. Riprese il cannocchiale e lo punto' alla roulotte che a stento si vedeva nel crepuscolo. “Non e' li. Dove e andato?”

“Dentro”.

“Ecco, esce di nuovo… Sembra tenere qualcosa”.

“Uffa! Mi sono stufata”, disse Alexandra.

Lascio' il cannocchiale sul tavolino, bevve del caffe e accese una sigaretta.

“Anch’io”. Sofia lascio' anche lei il suo e chiese: “Davvero, chi potra' essere?”

“Chi?”

“Quello laggiu'”.

“Chi lo sa. Domani o domani l’altro lo verremo a sapere. Siamo vicini.

Tacquero. La notte si era diffusa ovunque.

“Guardo un po’ di televisione”, disse Alexandra e si alzo'.

“Funziona?”

“Si, l’ho provata”, e entro' in casa.

“Mettila a volume basso”.

“D’accordo”.

Sofia poggio' i piedi sulla ringhiera del balconcino e guardo' il cielo ormai stellato. Da domani, penso, avrebbe cominciato il lavoro. Uno studio puntuale su tutto Monte del falco, per repertoriare tutta la flora, quella che c’era – se pure ce n’era. Tracce piccolissime forse. Niente insetti e coleotteri. Forse lucertole e serpenti…
Aveva sonno. Chiuse gli occhi e sbadiglio'. Era sul punto di alzarsi, quando senti' qualcosa come un lieve sussurro prolungato, come se qualcuno stesse provando un flauto dal suono profondo. Proveniva dalla roulotte.

“Strano suono”, mormoro', “magico…”

...

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