Lo
spirito olimpico di Atene 2004
OVUNQUE VADA
di Helene
Paraskeva

Nella sala dell’Osservatorio
sull’Olimpo c’è fermento.
Gli animi sono surriscaldati.
«Sentite che dice questo quotidiano:
“Sono Olimpiadi blindate! Uomini armati
da altri paesi si trovano sul territorio
per garantire la sicurezza durante i Giochi!”»
«Ma fino a ieri non dicevano che i
lavori erano spaventosamente indietro e
che tutto era un… insomma che non
ce l’avrebbero fatta?»
Apollo volle dire “caos” ma
a Zeus, padre degli dei, questa parola ricorda
da sempre il proprio genitore, il vecchio
dittatore Cronos, e decide di non pronunciarla.
«Dicono anche che hanno speso troppo.
“Hanno sforato i preventivi! Sono
state sperperate somme esorbitanti di denaro!”»
Aggiunge Atena che è sempre aggiornata.
«Il denaro si è sempre speso
per la preparazione dei Giochi, ragazzi!»
«Sì Papi, ma questo è
il denaro di tutti!»
«Di tutti, chi? Non avremo mica concesso
qualche prestito?»
«Ma no! È dell’Unione
Europea!»
«Beh, se non ce la faranno, allora
perché ci hanno chiamati qua giù?»
«Vogliono che scopriamo lo spirito
olimpico, Papi!»
«Accendi l’aria condizionata!
Non vedi che fa caldo?»
Ordina Hera-Giunone.
«No! Per carità! Mi gonfia
gli occhi! Ma’, senti, lo spirito
non c’è. Andiamocene via prima
dell’esodo!»
Esorta la bella Afrodite.
«Sentite, cari figlioli miei! Non
si muova nessuno di qua finché non
lo dico io! Ci hanno invitati per giudicare
se lo spirito dei Giochi Olimpici sia ancora
vivo. Con rimborso spese. Ho dato la mia
parola! E qui farete come dico io!»
«Attenzione!
Abbiamo ospiti!»
«Chi ha dato loro il permesso di entrare?
Tu, Ercole? Non abbiamo detto che la riunione
è a porte chiuse? E tu non dovevi
stare fuori?»
«Sì, Papi, ma hanno cose importanti
da dirci!»
Questo permissivismo di Ercole gli ha sempre
dato ai nervi.
«E vuoi gestire pure la security!
Grande, grosso e giuggiolone! Altro che
“security”!»
I tre vecchi però sono già
entrati. Tre facce vecchie. Per ultimo,
scivola dentro anche un quarto. Anziano
anche lui ma un po’ più arcigno.
«Chi siete? Come vi chiamate?»
I quattro rimangono ancora in silenzio ossequioso.
«Sono Eschilo, Sofocle ed Euripide,
i grandi drammaturghi! E anche Aristofane
il commediografo! Hanno perso la voce nel
tuo cospetto, o Zeus!»
Finalmente, adesso sì, si ricorda.
«Sciocchezze! Questi la parola non
la perdono mai! Voi con i vostri scritti
avete riempito di complessi l’umanità
e adesso state facendo i timidi! Parlate,
su! Cosa vi ha spinto fino a qui, o drammaturghi?»
«Volevamo chiarire la nostra posizione!
Questa ehm, ehm, diciamo tragedia, non l’ha
scritta nessuno di noi! Non è nostra!»
«Quale tragedia? Ci hanno parlato
solo di gare sportive. Spiegatevi brevemente
che mi sto irritando.»
«Zeus, in poche parole, un’atleta
è caduta dal balcone di casa sua
e dopo, anche il convivente, forse responsabile
della mm… diciamo caduta, è
precipitato dallo stesso balcone. Lei è
grave, il convivente ce la farà.
Beh, non l’abbiamo scritto noi!»
«E cosa ve ne importa? È un
caso privato!»
«Ci dispiace, Zeus, ma non può
essere definita “tragedia”!
La trama non sarebbe male… Basterebbe
qualche ritocchino qua e là ma se
“sulla faccenda si mantiene un vergognoso
riserbo e nulla trapela”, come fa
ad essere tragedia? Se è una tragedia,
la devono conoscere tutti!»
«C’è anche un’altra
cosa!»
Interviene il quarto intruso, Aristofane,
che finora non aveva detto una parola.
«Lo scandalo che vi presento è
importante e vorrei l’esclusiva, o
dei! Non è una semplice commedia!
È la Madre di tutte le Commedie.
Sentite: Il campione di corsa, sospettato
di doping e ripetutamente sottratto dai
controlli, è sparito insieme alla
sua ragazza, atleta anche lei, sospettata
anche lei di doping. I due sono stati ricoverati
all’ospedale, dopo un sedicente incidente
con la moto. Nell’attesa di un verdetto,
sono stati allontanati dai Giochi e, messi
davanti alle loro responsabilità,
hanno scelto di ritirarsi. È materia
mia! Mi spetta il copyright!»
«Va bene, vi facciamo sapere! Aspettate
fuori tutti!»
I
quattro escono insoddisfatti.
«Beh, sapete che vi dico, figli miei?
Lo spirito non lo troviamo più!»
«Aspetta, Papi! L’inaugurazione
della 28° Olimpiade dell’era moderna
si è celebrata dignitosamente. Lo
dicono tutti. Lo spettacolo non è
stato dei peggiori del genere e le strutture
reggono. Stadi, palestre, piscine, corsie
olimpiche, “boulevard”, il Villaggio
Olimpico, il velodromo, tutto ha funzionato!»
«"All’ultimo momento, però!"»
«Cassandra, che ne sai tu di gare
sportive?»
«Silenzio! Fatela parlare!»
«Grazie, Papi! Non è stato
sempre facile ignorare le piscine “lente”,
Poseidone, non ridere, almeno! E le scalinate
“interminabili”, caro Dedalo,
sempre con quel vizietto di labirinto! I
giudici sarebbero stati condizionabili,
o Temis! E, caro Eolo, diciamocelo, il vento
meltémi non ha rispettato le gare
di vela! Per non parlare delle “divise
da benzinaio” dei volontari e la pasta
asciutta scotta del Villaggio Olimpico!»
«Grazie Cassandra! Abbiamo capito!
Cosa c’è, Calliope?»
«Volevo ricordare a voi tutti le parole
del poeta:“Ovunque vada, l’Olimpo
mi guarda.”»
«Ma non era proprio così!»
«Com’era, allora?»
«Mi sfugge. “Ovunque vada”
iniziava così ma per il resto…»
«Il vero scandalo sono le strade sprovviste
di aria condizionata! Questo è il
vero scandalo!» Disse Era e aggiunse.
«Dai, accendiamo la TV che c’è
la fase finale della maratona!»
Ma Zeus, momentaneamente uscito, non le
dà ascolto.
«Eccoli! Stanno arrivando, cari telespettatori!
Sono in due! L’italiano Stefano Baldini
e il brasiliano Vanderlei Lima!»
«Guardate! C’è Papi in
canottiera e pantaloncini fra la gente!
Ma quando è uscito e non ce ne siamo
accorti?»
«In questo istante, Vanderlei Lima
viene aggredito da un maniaco! Ecco! Guardate!
Un anonimo spettatore interviene. Ha una
certa età e porta pantaloni larghi
e canottiera! Ma è fulmineo! È
fulmineo, vi dico, nel suo gesto, cari telespettatori!
Spontaneamente intervengono anche altri!
Bloccano il maniaco aggressore e liberano
il maratoneta!
Evviva! Il vincitore della Maratona è
il Stefano Baldini! Esultiamo! Bravo! Il
maratoneta c’è! Ma grazie all’anonimo
spettatore di periferia ateniese, anche
lo spirito olimpico c’è, cari
telespettatori!»
*
«Papi, sei tornato?
Ma lo sai che con i calzoni larghi e la
canottiera da rapper sei un grande fico?»
Commenta la giovanissima Ebe, da vera sportiva.
Il racconto “Ovunque vada…”
è inedito e proprietà esclusiva
di Helene
Paraskeva
Pubblicato su MondoGreco
il 7 Giugno 2006

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