“L’Oracolo”
di Valerio Massimo Manfredi
ed. Mondadori,
pag.351 € 7,40
di Francesco
De Palo
Intervista
di Francesco De Palo
Lo
scudo di Talos
Biografia
di Valerio Massimo Manfredi
“E ai confini
arrivò dell’oceano gorghi profondi.
Là dei Cimmerii è il popolo
e la città, di nebbia e nube avvolti.
Mai su di loro il sole splendente guarda
coi raggi né quando sale verso il
cielo stellato, né quando verso la
terra ridiscende dal cielo. Ma notte tremenda
grava sui mortali infelici…”
E’ con questi irrequieti versi di
Omero, le parole della Nekya, il viaggio
di Ulisse nel paese delle ombre, che il
lettore deve confrontarsi appena sfoglia
la prima pagina di questa fatica letteraria
decisamente valida per capacità narrativa
ma soprattutto per competenza storica dell’autore.
Dagli schermi televisivi di ‘Stargate’
alle pagine di un romanzo (o il contrario,
se preferite), il prodotto non cambia, anzi
se possibile accresce il proprio valore.
Manfredi mesce saggiamente un’interpretazione
dottrinale, l’ipotesi sul rito necromantico
in Odissea XI, con le vicissitudini della
rivolta al Politecnico di Atene del 1973,
il tutto sapientemente accarezzato dall’immancabile
storia d’amore che però anziché
addolcire ad oltranza la già splendida
trama, la arricchisce di pathos e ideali,
elementi onnipresenti nell’antica
Grecia, dei quali purtroppo oggi si sente
parlare sempre meno. Due le chiavi di interpretazione
del testo, a seconda se chi legge sia legato
o meno alla Grecia. Nel primo caso l’attenzione
è verosimilmente al duecento per
cento e le emozioni si rincorrono freneticamente
leggendo di luoghi
e situazioni familiari. Nel secondo caso
il lettore viene accompagnato in una sorta
di excursus storico e archeologico, che
non può far altro se non ammaliare
colui che ne sfoglia bramosamente le pagine:
il senso mistico dell’Ellade, fascino
antico di sensazioni ed emozioni irrefrenabili.
Difficile rimanere insensibili a certi richiami
dell’autore, sia che essi siano meramente
accademici (come l’oggettiva storia
di Ulisse una volta rientrato ad Itaca)
o solo stralci di vita quotidiana, come
le serate trascorse dai personaggi nelle
caratteristiche taverne a Plaka dinanzi
ad una bottiglia di retzìna.
Il 17 novembre del 1963, un illustre archeologo
muore misteriosamente dopo aver fatto un
sensazionale scoperta, il vaso d’oro
di Tiresia: ma è anche la notte della
rivolta al Politecnico di Atene, ore di
ansia e terrore, di violenza gratuita ed
oppressione, di voglia di elefterià
e di progresso. Una giovane studentessa
viene catturata dalla polizia: anch’ella
perderà la vita sotto gli occhi del
fidanzato, ma per mano di uomini senza scrupoli
e senza dignità. Dieci anni dopo
quella notte, una serie di cruenti delitti
sconvolge la Grecia, dal Peloponneso alla
penisola Calcidica, tutti accomunati da
un dato: i bersagli di questo killer senza
pietà hanno in comune la notte del
17 novembre 1963.
Un elemento che congiunge i sottili fili
di ognuno dei personaggi, ma che finisce
per rappresentare un groviglio di amori,
delusioni, sospetti, emozioni che confluiscono
simultaneamente in un unico luogo: quella
Grecia culla della civiltà, quella
Grecia intrisa di passioni e sentimenti.
Francesco
De Palo
Bari, 29 ottobre 2004
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