GRECIA IN ITALIA

Megara Hyblaea: una città dal triste destino

di Palmiro Prisutto


Dista poco meno di venti chilometri da Siracusa. È situata sulla costa occidentale del porto di Augusta tra le città di Augusta, Priolo e Melilli sedi del più grande complesso petrolchimico d’Europa.
Era stata fondata dai Greci emigrati in Sicilia nell’ottavo secolo a. C., nello stesso periodo in cui nascevano Roma, Siracusa ed altre famose città.
Una città laboriosa che aveva visto incrementare la sua popolazione e la sua ricchezza, tanto che poté fondare anche una sub-colonia nella Sicilia Occidentale: Selinunte.
Quando la potenza romana, nel terzo secolo a. C. decise di conquistare la Sicilia dovette scontrarsi con la forte Siracusa.
Per conquistare Siracusa si doveva far terra bruciata attorno ad essa e così le sue città alleate vennero distrutte ad una ad una. Fu il console romano Marcello a distruggere Megara Hyblaea nel 214 a. C. lo stesso periodo in cui venne ucciso il grande Archimede.
Da quella distruzione Megara non risorse più; anzi i romani coprirono di sale le rovine della città appena distrutta, per evitare che vi crescesse anche l’erba. Doveva essere un monito per gli avversari di Roma.
La città morta è stata così la testimone silenziosa di quanto è accaduto su questo territorio nel corso dei millenni: guerre, terremoti, maremoti, pestilenze.
L’oblio ha coperto questa città come anche la polvere millenaria che la nascose agli occhi degli uomini.
Nella seconda metà dell’ottocento, nel fervore della neonata archeologia, Megara rivide la luce, sperando in una nuova vita. Dalle sue rovine, in buona parte ancora interrate, emersero statue, vasi, monete, oggetti di ogni tipo, tanto da riempire un museo: il museo archeologico nazionale Paolo Orsi di Siracusa: la “penultima depredazione” di Megara.

Appare strano, oggi, come Megara Hyblaea, una città paragonabile a Pompei versi ormai da decenni in uno stato vergognoso di degrado e di abbandono.
È uno dei grandi beni archeologici che possediamo nella Magna Grecia e che è ancora possibile visitare “gratis” in uno stato in cui si paga anche l’aria fetida che siamo costretti a respirare. Forse un giorno lontano si pagherà il biglietto per visitare anche le pietre avvelenate di Megara. Solitamente incustodita, i conigli selvatici che guizzano tra le erbacce, le serpi che strisciano sui ruderi su cui sono stati collocati alcuni cartelli indicatori e nulla più.
Nessuna guida turistica, rarissimi visitatori, esclusa dai grandi circuiti turistici, sconosciuta anche alla popolazione della vicina Augusta nel cui territorio è situata. Pochi cartelli stradali ne indicano la presenza, ma bisogna essere del posto per arrivarci.
Triste destino per una nobile città dal glorioso passato.
Il primo impatto a Megara è con i grandi sarcofaghi della necropoli, resi simili a grandi cassonetti riempiti chissà da quanto tempo da rifiuti, bottiglie, lattine, avanzi dei bivacchi di qualche comitiva giunta qui per caso.
Scomparsi anche i due fiumi tra i quali era situata: il progresso se li è bevuti lentamente, inesorabilmente.
Anche l’aria di Megara da più di cinquanta anni è stata contaminata: puzza di progresso, ma anche di morte.
Anche i terreni circostanti le sono stati sottratti dal progresso: le colate di cemento hanno cancellato gli agrumeti, uliveti e mandorleti; hanno seppellito case, piazze, necropoli, mosaici, i luoghi della vita quotidiana d’un tempo: un esercito di nuovi legionari che con una divisa blu ed un elmo bianco si aggirano nei paraggi su torri di metallo, manovrano strane catapulte che lanciano in aria fumo e fiamme in continuazione, ventiquattro ore su ventiquattro.
I nuovi invasori, i nuovi nemici di Megara hanno deciso: il progresso è inarrestabile, avanza ogni giorno di più. Ma dopo il suo passaggio resta la devastazione.
Era successo, alla fine degli anni settanta, a dieci chilometri più a sud: come Megara c’era Marina di Melilli. Arrivarono i nuovi legionari dalla divisa blu e l’elmo bianco che portarono il progresso. E il progresso prima assediò e poi distrusse anche Marina, nonostante la strenua difesa di alcuni irriducibili. Oggi sono cinte d’assedio, dai nuovi legionari in tuta blu, anche Priolo e Melilli. Capitoleranno anch’esse sotto i colpi di maglio del cosiddetto progresso?
Cinta d’assedio, oggi, è ancora una volta Megara Hyblaea: circondata da centrali elettriche, raffinerie, cementerie, si appresta a subire l’ultimo assalto: lo hanno chiamato con un nome in apparenza gentile, suadente, ma ingannevole. Lo hanno chiamato “termovalorizzatore”.
I grandi generali delle multinazionali lo hanno presentato, simile ad un cavallo di Troia come una risorsa in favore dell’ambiente.
Cara antica Megara, che triste destino.
Non bastò il sale di Marcello, non bastò la polvere da cui a fatica sei uscita, non bastò la forza della natura: tra poco come le ceneri di un vulcano, inesorabilmente cadrà su di te anche la diossina, ultimo ritrovato del progresso.
Nessuno la vedrà, ma cadrà sulle tue pietre, sulle piante e sull’erba che crescono attorno a te, la mangeranno ignare le mandrie che pascolano vicino a te, andrà a finire nelle sorgenti, contaminerà con l’acqua, col cibo e con l’aria le madri in attesa come avviene ormai da tempo.
Ma che importa. Chi la produce, qui, non verrà mai ad abitarvi.
Megara, che triste destino.
Bastava che tu fossi nata un po’ più ad occidente, a soli dieci chilometri, appena lontana dalla costa.
Oggi saresti “patrimonio dell’umanità”.
Ma qualcuno che forse neanche ti conosce, in nome del progresso, ha deciso di farti diventare pattumiera dell’umanità.
Ecco l’ultima depredazione: la tua dignità.
A poca distanza da te, con sospetta fretta, fra poco passerà perfino un presidente della repubblica: quella stessa repubblica che avrebbe dovuto TUTELARE IL PAESAGGIO ED IL PATRIMONIO ARTISTICO. (Art. 9 La Repubblica ….. tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.)
L’unica tua colpa oggi? La tua presenza; da fastidio a quello che chiamano “progresso”.
Cara Megara, tu non sei né patrimonio dell’umanità né patrimonio d’Italia; quello stato che avrebbe dovuto proteggerti e salvarti ha deciso di ucciderti ancora.

Palmiro Prisutto
Augusta, 03 ottobre 2005

Immagini di Megara Hyblaea

La colonia greca di Megara Hyblaea


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