La
tessitura e' stata una delle attivita'
artigianali tra le piu' antiche che l'uomo
ha compiuto per soddisfare la necessita'
di ripararsi dalle intemperie. Ben presto
l'arte del tessere e' diventata una metafora
riferita alla vita degli uomini, perche'
nell’immaginario collettivo degli antichi
la trama del tessuto, l'intrecciarsi dei
diversi fili, le infinite possibilita'
di soluzione creativa che la tessitura
dava, si identificavano con i percorsi
della vita degli individui, dei popoli,
dei destini individuali. Spesso la metafora
sui fili e la tessitura e' stata allacciata
al significato del destino dell’uomo.
In tal senso la mitologia ci ha regalato
le storie piu suggestive.
Si dice che la vita e' sospesa ad un filo,
che dipendiamo dagli eventi. Ma il verbo
di – pendere rimanda all’idea
di pendere da un filo…
La metafora della vita ci, ti invita a
tessere discorsi, come un ragno tesse
la sua rete a partire da “fili”. Tra il
filo del cucito e quello del pensiero
esiste un indiscutibile nesso: uno studio,
sullo sfondo metaforico – filosofico della
mente che crea il proprio pensiero come
un filo, lo intreccia e lo compone come
un tessuto, lo taglia e lo cuce come una
stoffa.
Si puo considerare il testo come tessuto,
il tessuto come un testo. Pensiamolo non
piu' come un banale intreccio di fibre
su cui viene gettato un po’ di colore,
ma come la rappresentazione della "tessitura
dell’essere".
Nella
Grecia antica personaggi come Andromaca,
Penelope, Lisistrata, Prassagora,
lasciando il telaio e il chiuso delle
stanze, testimoniano che la sapienza del
lavoro di cura consente alla destinata
passivita' dell’esistenza femminile di
tradursi in azione nella sfera pubblica.
Funzioni e competenze femminili divengono
paradigmi su cui modellare ambiti di pertinenza
maschili. Dunque puo essere istruttiva
la conoscenza derivata dall’esplorazione
degli oggetti della vita quotidiana: un
gomitolo di lana, una spoletta, un ritaglio
di stoffa...
Collegando queste mansioni domestiche
con il nostro pensare filosofico, potremmo
dire che la filosofia e' la massa confusa
del pensiero che si fa filo logico, principio
di ordine.
Il filo col quale Teseo riesce ad uscire
dal labirinto e' il ëïãïò.
| MITO
Arianna era figlia di Minosse e
di Pasifae, sorella di Fedra. Dall’unione
contro natura di Pasifae e un toro
bianco (che il re non aveva voluto
sacrificare a Poseidone) nacque
il Minotauro, mostro spaventoso
dal corpo d’uomo e dalla testa di
toro. Spaventato da cio', il re
volle nascondere la notizia ai suoi
sudditi e fece costruire un palazzo
da Dedalo, con numerosi corridoi
che s’intersecavano all’infinito,
stanze che s’aprivano l’una nell’altra,
e diede ordine di rinchiudervi il
Minotauro. Androgeo, figlio di Minosse,
fu ucciso per invidia da alcuni
ateniesi. Minosse dichiaro cosi
guerra ad Atene; dopo averla vinta,
le impose di portare ogni anno sette
fanciulli ed altrettante ragazze
da offrire in pasto al Minotauro.
Quando Teseo divenne principe di
Atene, si reco' a Creta per uccidere
il mostro e liberare cosi la sua
patria dal doloroso tributo. Arianna,
innamoratasi perdutamente dell’eroe,
lo aiuto ad orientarsi nei sinuosi
corridoi del labirinto donandogli
un gomitolo di filo, che il giovane
doveva svolgere mentre si addentrava
nel palazzo; cosi' uccise il mostro
mentre dormiva. Al ritorno, seguendo
il filo, facilmente ritrovo la via
d’uscita. Compiuta l’impresa, Teseo
fuggi' con Arianna, ma nell’isola
di Nasso abbandono' la fanciulla.
Cfr.OVIDIO, Metam., VIII 169 – 182 |
Il significato fondamentale del mito
e' di mettere ordine nelle cose, sottolineato
anche dal labirinto: uscire dal caos per
entrare nella struttura.
Nell’impianto tessile del pensiero l’universo
femminile ha avuto un ruolo complesso,
in quanto affermato e negato allo stesso
tempo: affermato perche' il “filo” e'
stato dato in mano alla donna perche'
filasse, lavorasse a maglia, ricamasse,
tessesse, si occupasse insomma di tutti
quei lavori che, dicevano i greci, sono
indegni degli uomini. Qui emerge il “paradosso
di Arianna”: nonostante sia una donna
che mette in mano a Teseo il filo per
uscire dal labirinto, alle donne e' stata
rifiutata per millenni la prerogativa
del pensiero logico. Sarebbe bello se
questo mito finisse con una scena, sempre
a sfondo metaforico, in cui Teseo restituisce
il filo ad Arianna, ed in cui Arianna
insieme a Teseo esce dal labirinto e si
orienta con lui su altri sentieri…
Dopo la filatura, la tessitura, c’e il
taglio della stoffa e la confezione dell’abito.
L’abito filosofico e' quello con cui si
rivestono le parole, o che veste le parole,
e da' possibilita di esprimersi, anche
se molto spesso e' usato come metafora
della menzogna: l’abito e' cio che copre
la verita'.
Penelope,
nel suo tessere e disfare la sua tela
mai finita, nell’attesa del ritorno di
Ulisse, rappresenta il tentativo di padroneggiare
il proprio destino, tessendo di giorno
e disfacendo di notte una tela che doveva
tenerla lontano dal prendere una decisione
per lei insopportabile, sposare uno dei
Proci tradendo il vincolo d’amore con
Ulisse.
Ella fu reputata la donna piu' onesta
e saggia dell’antichita'. Durante la ventennale
assenza del marito, piu' di cento giovani
principi aspirarono alla sua mano ma la
fedelissima moglie seppe tener a bada
tutti con uno stratagemma: promise riscegliere
uno dei proci come suo sposo non appena
avesse finito di tessere un lenzuolo funebre
per il suocero Laerte. Ma di giorno tesseva
e di notte disfaceva il lavoro compiuto.
Quando la sua astuzia fu scoperta, giunse
Ulisse a liberarla dagli insolenti pretendenti.
Cfr. ODISSEA I, 85-110
Nella mitologia greca il filo del destino
a cui gli uomini sono legati e dominato
dalle Parche, o Moirai.
MITO
Queste creature potentissime presiedevano
all’intero corso della vita umana.
Figlie dell’Erebo e della notte,
o di Zeus e Temi. Esse erano Cloto
(da êëïèù = filare, torcere il filo),
che filava lo stame del destino
degli uomini; Lachesi (da ëáã÷áíù
= toccare, avere in sorte), che
assegnava la sorte alla nascita
e avvolgeva lo stame al fuso; Atropo
(da á privativo e ôñåðù = girare,
voltare), la quale tagliava il filo
della vita.
Le parche filano i giorni della
nostra vita e la lunghezza del filo
dipende esclusivamente da loro:
nemmeno Zeus puo modificarla.
Cfr. OVIDIO, Metamorfosi, VIII,
vv451-455
|
Stipes erat, quem, cum partus enixa iaceret
Thestias, in flammam triplices posuere
sorores
Staminaque impresso fatalia pollice nentes,
« Tempora »dixerunt » eadem lignoque tibique,
o modo nate, damus ».
C’era un pezzo di legno che, quando Altea
era ancora prostrata dal parto, le tre
parche avevano posto sul fuoco dicendo,
mentre con la pressione del pollice filavano
il filo del destino: "La stessa durata
diamo al legno e a te, o neonato".
In tempi antichissimi un'umana, Aracne,
tesseva meglio di Athena. Tant’e' vero
che quest’ultima aveva stracciato la tela
di Aracne e l’aveva trasformata
crudelmente in ragno.
| MITO
Aracne, giovane fanciulla della
Lidia, citta' rinomata per le sue
tinture di porpora, eccelleva tanto
nell’arte della tessitura, al punto
che giunse a vantarsi di essere
piu nobile di Athena, filatrice
ufficiale dell’Olimpo. La dea raccolse
la sfida, ma Aracne tesse una stoffa
ove erano raffigurati gli amori
degli dei dell’Olimpo con una tale
maestria che Athena non riusci a
trovarvi nessuna pecca. Non per
questo la sua collera fu minore:
fece a brandelli l’opera della rivale
e colpi' quest’ultima in modo cosi
violento che la poveretta, terrorizzata,
s’impicco' con una corda. Athena
la trasformo' quindi in un ragno.
Cfr, DANTE, Divina Comm, Purgat.,XII,
43-45
OVIDIO, Metam., VI, 1-145 |
Aracne e' uno spirito mediterraneo,
che fu detronizzato durante l’invasione
religiosa degli dei olimpici. Di fronte
ai nuovi dei, dal volto umanizzato, l’aspetto
animale degli antichi apparve improvvisamente
mostruoso.
Prevalse il filo del discorso di Athena,
cosi' umana e ragionevole, tutta lingua
bene – detta, sfilata in diretta dal cranio
di Zeus.
Il tessuto di Athena e' incorniciato da
fronde di olivo, perche' questa e' la
pianta consacrata alla dea. Il tessuto
di Aracne, invece e' incorniciato da fronde
di edera, che e' la pianta consacrata
a Dioniso. C’e' dunque un legame tra Aracne
e Dioniso. Il fattaccio di Aracne non
e' solo una faccenda filosofica tra mortale
e immortale, tra uomini e dei; sotto sotto,
c’e' una rissa archetipica, tutta divina.
Athena infatti e' nata dalla testa di
Zeus, mentre Dioniso e' nato dalla coscia.
La differenza tra questi due tessuti sta
tutta qui: dalla testa ci viene il pensiero,
dalla coscia il passo, che sia di danza
o di cammino… Se Athena e' il pensiero
dell’essere, Aracne comunque ne e' il
ritmo.
Cosi pure noi, umani tessitori, siamo
sospesi e dipendiamo da quel filo che
noi stessi secerniamo e governiamo. Ma
nonostante la filosofia, la scienza, le
evoluzioni della cultura, la nostra vita
continua ad essere un tessuto in cui solo
in parte riusciamo a comprendere, a definire,
a padroneggiare i fili. Non credete? Fortuna
che c’e Dio a darci una mano…
Cettina
Messina
21 Aprile 2006