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C’era una volta una
Terra Madre, paziente ed amorosa, un Cielo
Padre-Padrone che distruggeva i suoi figli,
finché il più coraggioso di
loro, Crono, s’armò della falce
d’acciaio cresciuta nelle viscere
stesse che l’avevano generato e…
"la notte venne il grande Cielo
e desideroso d’amore s’attaccò
a Terra, stendendosi dappertutto…
il figlio allungò la mano sinistra,
con la destra afferrò l’enorme
lunga falce dai denti aguzzi e pronto segò
via i genitali del padre suo e dietro li
gettò, alla ventura… nel mare
molto agitato e così andavano a lungo
sul mare. Bianca schiuma uscì dalla
carne immortale, e in essa crebbe una fanciulla;
ella stette dapprima nella sacra Citera,
e quindi andando via di là giunse
a Cipro circondata da flutti; così
venne fuori una Dea piena di grazia e di
fascino ed attorno a lei cresceva l'erba
sotto ai piedi ben fatti"
Così Esiodo descrive la nascita d’Afrodite
Urania nella Teogonia. Eredita
i connotati sessuali della Grande Madre,
ma è più dolce, le sue viscere
non forgiano falci. Detta Anadiomene
per il fatto di sorgere dalle acque, è
perennemente assetata d’amore e questo
è un bene per i mortali, che possono
in questo modo assaporare l'estasi divina.
Omero più tardi la chiamerà
figlia di Zeus e di Dione, ma in fondo non
è altro che una seconda faccia dello
stesso mito. Platone si spingerà
oltre, distinguendo l’Afrodite Urania
come patrona dell’amore spirituale,
dalla Pandemia, dea di tutti e suscitatrice
del desiderio sessuale… ma si tratta
d’elucubrazioni tardive.
La caratteristica più importante
è che mentre sugli altari delle altre
dee si celebravano sacrifici umani sul suo
non si poteva versare neppure il sangue
dei capri, perché, la Dea è
contraria ad ogni forma di violenza:
Dea dell'amore universale, ella sa placare
le bestie più feroci ed il mare più
agitato, conferendo a tutti la pace che
prelude all'incontro fecondo con l'altro,
anche se, come nel caso delle onde, si tratta
solo di distendersi in attesa della pioggia,
poiché la religione antropomorfa
permea ogni elemento naturale di sentimenti
ed aspettative umane. La sua nudità
perfetta di Dea è anche una forma
estrema di povertà, praticata tuttora
da qualche santone indiano che vede negli
abiti una soddisfazione della vanità
individuale. Afrodite è comunque
la prima divinità che il mondo greco
rappresenti nuda ed in principio ci furono
molte riserve, talvolta (Siria) si preferì
venerare invece il suo simbolo originario:
un cono dipinto di bianco, mentre Valerio
Massimo Manfredi, nel suo “Scudo di
Talos” descrive il santuario di Paphos
nel V sec. a.C. quando la dea era ancora
venerata nella forma di una doppia spirale
di rame, che si assottiglia verso l’alto
come una punta.
Impossibile pensare a questa Dea dell’amore
e della pace senza che la mente vada al
concetto di guerra, a cui la pace appunto
mette fine. Afrodite è infatti una
divinità riconciliatrice, ma resterebbe
del tutto inoperosa se non ci fosse una
guerra da placare. Lei stessa nasce appunto
dai resti d’Urano evirato… ha
un grande potere sugli altri dei dell'Olimpo,
che riesce sempre a piegare ai suoi voleri;
le sfuggono solo Atena - Artemide –
Estia, (la dea del focolare) che per motivi
diversi sfuggono l’amore.
In
che cosa consisteva il suo culto? ...
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