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In che cosa
consisteva il suo culto?
Innanzi tutto nel bagno rituale e relativa
vestizione, dopo un accurato massaggio con
olio profumato: la Dea nasce nuda, ma viene
presentata all'Olimpo abbigliata ed acconciata
sontuosamente; è probabile che il
miracolo della sua nascita fosse rinnovato
ad ogni primavera. A questi famosi bagni
d’Afrodite s'attribuiva addirittura
il potere di restituire la verginità.
Lo sviluppo stesso della devozione alla
statua è un po' una forzatura per
la spiritualità dorica ed in genere
indoeuropea e rappresenta un'importante
contributo da parte della popolazione autoctona.
Esistono suggestive descrizioni letterarie
delle splendide statue e delle meravigliose
feste a loro tributate… purtroppo
sono solo leggende, perché, il mare
da cui la bella Dea è nata è
molto inquieto ed il tempio di Paphos fu
distrutto più volte da terremoti,
tanto che oggi non restano più reperti
sufficienti ad una ricostruzione esatta
dei cerimoniali.
Altro elemento importante doveva essere
l'esercizio del ballo, chiamato in seguito
danza del ventre, e nell'apprendimento dei
segreti del sesso, che era praticato ritualmente
all'aperto; certamente era escluso ogni
tipo di sacrificio cruento, la Dea aveva
in orrore il sangue, il suo altare
non era mai stato profanato dalla morte
e si narra che nei suoi giardini non volasse
mai alcun insetto molesto.
Com'erano vestite le sue sacerdotesse?
Le statuette antiche e le rappresentazioni
delle tombe egizie le presentano sempre
completamente nude o al massimo vestite
di preziosi gioielli: una cintura bassa
sui fianchi, che copre il sesso di frange
ondeggianti, detta appunto "cinto di
Venere" forse a ricordo dell’episodio
dell’Iliade XIV 214 in cui la Dea
lo presta ad Era per ottenere il favore
di Zeus.
Attualmente gli storici sono orientati verso
un cauto riconoscimento della base storica
su cui si sarebbero sviluppate tante leggende.
Nel secondo millennio avanti Cristo il bacino
del Mediterraneo era interessato da una
civiltà nota come "minoico-micenea",
dedita ai commerci ed alla navigazione,
in contatto diretto con tutti i popoli dell'attuale
medioriente: Anatolia, Iran, Siria, Mesopotamia
ed Egitto. Fin dalla preistoria le popolazione
egee, abitando una terra povera e frammentata,
intrattennero relazioni intense e continuative
con tale civiltà: la loro situazione
geografica stessa li proiettava verso il
mare come loro unica possibilità
di sopravvivenza. Grandi coltivatori d'olive
e di viti i primi abitanti della Grecia
producevano olio e vino di grado, che poi
richiudevano nelle caratteristiche anfore
di ceramica ed ammassavano nella stiva delle
navi dirette in Mesopotamia e in Egitto
alla ricerca di grano, ma anche, già
che si era in viaggio, di spezie orientali
importate attraverso la penisola arabica.
Si viaggiava continuamente; a dispetto dei
canoni di semplicità predicati da
Omero ed Esiodo, infatti, la cucina e la
farmacopea dell'età del bronzo son
quanto di meno semplice si possa immaginare
e gran parte dei prodotti che rallegravano
le mense, soprattutto nei giorni di festa,
provenivano da Oriente. Anche gli arredi
ed il vestiario erano tutt'altro che "fatti
in casa": si importavano sete, profumi,
avorio ed una incredibile quantità
di metallo, poiché rame, argento
e vari tipi di leghe erano impiegati per
la realizzazione di stoviglie ed utensili,
nonché per la costruzione dei mobili,
come cofani di varie misure, sgabelli, tavoli...
che solo più tardi furono realizzati
in legno.
Come
si navigava?...
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