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Che succede
dunque?
In realtà l'attività colonizzatrice
ha ben poco a che fare con la famosa guerra:
Troia cade nel 1184 mentre la Magna Grecia
fiorisce dal VIII secolo in poi.
Tucidite sembra suggerire una soluzione
quando dice che le prime fondazioni coloniali
avvennero in seguito alle lotte intestine
che sorsero nelle città al ritorno
dei sovrani dalla lunga guerra di Troia,
poiché ovunque erano stati sostituiti
da nuovi aristocratici, che non avevano
nessuna intenzione di cedere il potere.
Restano comunque diversi secoli di scarto.
Non dalla caduta di Troia dunque, ma da
quelle polis inquiete dove si recitavano
le tragedie partirono i colonizzatori. I
porti straripavano di navi tonde e da guerra.
Molto probabilmente si decise d’usare
sempre più spesso queste ultime.
Per l’occidente i Greci non fecero
che applicare ai nuovi lidi le conoscenze
accumulate nella navigazione dell’oriente
praticata fino ad allora, cercando di ripercorrere
le rotte già tentate dai Fenici e
dai Micenei. Erodo afferma che i più
coraggiosi in questo senso furono i Focesi,
che effettivamente abitavano una delle regioni
più povere della Grecia e più
di altri dovettero puntare tutto sul commercio.
La fondazione di nuove città doveva
rivelarsi una svolta nella storia: di lì
a poco, infatti, la fertilità dei
nuovi territori, molto più ricchi
di materie prime dell'Attica, fece delle
nuove "polis" dei centri ancora
più grandi e popolosi delle loro
città madri, ma senza le stesse tensioni
sociali. La convivenza con le genti autoctone
si è in genere dimostrata feconda:
i lavoratori indigeni erano assorbiti dalla
popolazione subalterna, gli esponenti delle
aristocrazie locali partecipavano alla vita
civile ed erano così attratti dalla
civiltà greca da riprodurne in fretta
tutti gli aspetti religiosi, sociali ed
artistici. Ben presto le nuove città
si misero a commerciare a loro volta con
tutti gli altri centri di recente fondazione:
la Cirenaica, la valle del Rodano, la penisola
Iberica.
Il mito di Venere fondatrice di città,
cui Virgilio indubbiamente da corpo e voce
poetica, muta profondamente l'immagine di
Dea capricciosa che aveva potuto suggerire
Omero: ora che la patria di suo figlio è
distrutta Venere è soprattutto la
genitrice che lo aiuta a ricostruirsi un
avvenire, sollecita e tremante come una
madre terrena e talvolta, per quanto il
poeta affermi il contrario, par quasi d'avvertire
in lei il peso del tempo che passa senza
che la realizzazione sperata si compia.
Tra l’altro torna ad essere, di fatto,
la compagna di Marte, (altro fondatore di
Roma in quanto padre di Romolo) a cui è
dedicato il mese di marzo, tant’è
vero che il 25 di questo mese, con l’arrivo
della primavera, si celebravano le loro
sacre nozze e poi cominciava il mese d’aprile,
consacrato a Venere per il suo potere di
far sbocciare i fiori. Dagli amori delle
due divinità nasceva Armonia, la
Dea sposa d’un mortale, promotrice
del culto materno, da cui i filosofi s’aspettavano
un’era paradisiaca d’amore e
di pace.
Mary
Falco
22 Febbraio 2006
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