MITOLOGIA
DEMETRA
Demetra, la disperazione della terra
I Mysteria, i culti dell'oltretomba
Chi è Trittolemo?
Il mito di Demetra
La seconda patria di Demetra
DEMETRA, la disperazione della terra

 

di Mary Falco

 

 


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I Mysteria, i culti dell'oltretomba
Il loro inizio si perde nella notte dei tempi. Se ne trovano tracce nei documenti del VII secolo a.C., ma si hanno varie testimonianze della loro esistenza in epoca micenea (secoli XVI-XIII). Il culto è chiaramente di origine pre-ellenica e rimanda alle Dee Madri, presenti in tutto il Mediterraneo da tempi immemorabili. Tutta la civiltà cretese-egea venera la Potnia, ovvero signora, patrona, potente, ossia la terra, la Grande Madre, che dà la vita e sperimenta la morte per poi tornare in vita; depositaria delle forze della natura e del ciclo vitale, sempre raffigurata con una torcia alta nella sua mano, il fiore ancora chiuso, simbolo della virtù generante, e la melagrana matura, simbolo di fecondità e sessualità. C’è un naturalismo di base, in cui le divinità sono ctonie, cioè connesse con la terra, la vegetazione, il suolo. La coltivazione dei cereali, iniziata nell'autunno piovoso nella speranza della primavera, introduce tuttavia in questo generico culto della fecondità un elemento nuovo. Non si chiede più semplicemente alla terra di dare frutti, ma di privilegiare una coltura rispetto a tutte le altre, legittimando una particolare nota di fede e soprattutto il lavoro dell'uomo. Dissodare, seminare, irrigare, mietere, trebbiare e conservare il grano fino alla stagione successiva è un lavoro a tempo pieno, che ancora l'intero gruppo alla terra; niente a che vedere con l'attività di raccolta esercitata dai cacciatori o con la coltivazione stagionale di un giardino. Il rapporto con la terra si fa attivo e faticoso. Ad una più o meno lieta accettazione della realtà si sostituisce un intervento netto che sostituisce boschi ed acquitrini in campi coltivati e poi difende con braccio armato il territorio così trasformato da chiunque voglia goderne. Ecco dunque la necessità di messaggi di vita e di speranza oltre alla morte fisica, che in tutta la civiltà umana coincidono con la coltivazione stabile dei grandi cereali e l'inumazione dei morti. Per chi volesse delle date si va dal 1600 a.C. in Egitto, col mito di Osiride al 900 a. C. nel Nord Europa, ormai completamente assoggettato ai Celti. Ma se nascita e morte interessano anche le popolazioni nomadi e guerriere, questo accento sulla terra madre come unico elemento di stabilità, nonché la convinzione che vada coltivata col sudore della fronte, è caratteristico dei popoli sedentari.
In Grecia inoltre c’è una sfumatura in più. Demetra è la Madre Terra e Persefone il soffio vitale presente nel grano: la speranza di fecondità e rinascita non è connesso alla sola esistenza della dea madre, ma al suo riunirsi alla figlia, creduta violentata e perduta. La spiga di grano rappresenta dunque il ciclo di vita: concepimento, crescita, morte e nuova vita, che si consuma nel lavoro e nel dolore. E per associazione anche i morti potevano tornare nel grembo della Madre Terra con la speranza di risorgere, ma solo se sepolti bene ed accompagnati dalle preghiere dei vivi. Spighe d'oro venivano seppellite con loro, mentre al contrario bamboline di frumento, custodite e venerate, ricordavano per tutto l'inverno la speranza della rinascita primaverile dei campi.
Entrambe le simbologie sono penetrate profondamente anche nel cristianesimo: le spighe sono tra i primi simboli sacri della pittura proto cristiana, mentre le chiese greco ortodosse ammettono nei loro porticati le bamboline di frumento, che sono comunque considerate in tutt'Europa innocenti porta fortuna. In Messico si è escogitato addirittura un crocifisso di paglia, con tanto d'aureola e di corona di spine!

Possiamo dunque dire che Demetra anticipa, con la sua disperata ricerca della figlia rapita, il concetto di passione, tanto necessario al lavoro dei campi quanto sconosciuto all'antica dea. Certo deriva dalla divinità selvatica e misteriosa il segreto delle trasformazioni, come la terra conosce la metamorfosi delle forme, la pausa e il risveglio, il nascere, morire e rinascere. Di qui l’etimologia del nome, che alcuni fanno derivare da "DaMeter", dove Da sta per “gea”, ossia terra. La stessa radice si ritrova nel nome di Poseidone, fatto derivare da Poteidan, ossia marito di Da.
In origine egli è marito di Demetra.
Forse non è estraneo alla genesi del mito greco il fatto che la polis non vive di grano, ma lo compra aldilà del mare. Questa realtà socio-politica ha trasformato l'antica Dea Madre, indiscussa regina dai numerosi amanti, in una divinità secondaria e modesta, che vive ai margini dell'Olimpo ed è sposa del Dio del mare, ma non può vivere con lui.
Come fonte principale partiamo dall’Inno a Demetra, attribuito ad Omero, ma scritto più tardi, la cui datazione è incerta, di circa 495 versi. Il poema termina con l’invocazione delle due dee ed una promessa di ricchezza ai loro devoti, sia in questa vita che in quella futura:
“…E Demetra a tutti mostrò i riti misterici a Trittolemo… i riti santi, che non si possono trasgredire ne' apprendere ne' proferire: difatti una grande attonita atterrita reverenza per gli dei impedisce la voce. Felice colui – tra gli uomini viventi sulla terra – che ha visto queste cose: chi invece non è stato iniziato ai riti sacri, chi non ha avuto questa sorte, non avrà mai un uguale destino, da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù’.”

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Mary Falco
22 dicembre 2005


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