DEMETRA, la
disperazione della terra
di Mary
Falco
Sicilia, la seconda patria di
Demetra
La
Sicilia, forse anche grazie alle numerose
sette pitagoriche, diventa la seconda
patria di Demetra, tant’è
vero che il rapimento di Persefone viene
“rivissuto” nella pianura
di Enna, con una curiosa variante: qui
la stagione ingrata in cui la dea dei
fiori è sotto terra non è
l'inverno piovoso e mite, ma l'estate
riarsa, in cui in effetti il grano è
già stato mietuto. Si dice che
in Sicilia l’epoptai venisse condotto
in una radura spoglia, a ricordo dell’ira
di Demetra. All’interno di un circolo
formato dagli altri iniziati prendevano
posto lui, lo ierofante e l’assistente.
Le fiaccole si spegnevano all’improvviso,
il silenzio era totale. A quel punto lo
ierofante urlava: “Sia interrato
come i morti, vivo! Vivo, venga interrato
come i morti”. La prova dunque consisteva
nello choc di essere sepolto in un cunicolo
come il seme sottoterra. Doveva affrontare
la morte rituale, e quando si “riprendeva”,
non si trovava più nel cunicolo,
ma di fronte allo ierofante che gli mostrava
un chicco di grano maturo. Avendo sperimentato,
al livello immaginativo, il destino del
seme, egli aveva coscienza di recare in
sé un’esistenza non più
individuale del corpo, ma superindividuale
dell’anima. Sembra che nel corso
delle cerimonie fosse tracciata una croce
a forma di Tau sulla fronte degli iniziati,
e venissero loro richiesti dei ramoscelli
di acacia (probabilmente di Costantinopoli,
perché la robinia e l'albero di
Giuda vengono dall'America) come simbolo
di immortalità, forse perché
tale pianta apre e chiude le proprie foglie
ad indicare la nascita e la morte.
Le religioni misteriche seppero rispondere
ai nuovi interrogativi sull’immortalità,
sul reale rapporto tra mondo umano e mondo
divino, tra corpo ed anima, collocando
al centro del tutto quest’ultima
e riconoscendole un’origine divina.
I misteri assicuravano la continuità
dell’esistenza, la prosecuzione
dell’essere, il divino rinascere,
in cui la vita non è più
esperienza del corpo, ma dell’anima.
Infatti, la continuità tra madre
e figlia (Kore è il grano in erba,
Demetra è invece la spiga matura),
che allude a quella tra morte e rinascita,
indica che esse sono due aspetti di un
unico processo, che, in quanto universale
ed eterno, assicura la continuità
dell’identità di ogni essere
umano, non più legata ai vincoli
spazio-tempo. La morte non è definitiva
scomparsa, ma il passaggio all’immortalità:
il seme gettato nell’oscurità
della terra non muore, non cessa di esistere
solo perché non lo vediamo, ma
si prepara al suo rito di passaggio, che
lo condurrà alla nuova vita nella
spiga di grano.
La maggior parte dei cristiani schernirono
i Mysteria, da cui si sentivano evidentemente
minacciati, più che dalla stessa
religione ufficiale pagana. L'esistenza
di un cerimoniale segreto, con riferimenti
alla vita sessuale, li turbava profondamente
e fecero di tutto per dimostrare che era
inutile ed indecente.
Nonostante la condanna dei Padri della
Chiesa, i Misteri, che si erano celebrati
per 2000 anni, continuarono ancora per
centinaia di anni dopo l’arrivo
del Cristianesimo.
Il santuario di Eleusi fu chiuso nel 391
da Teodosio il Grande, l'imperatore cristiano
che dichiarò il cristianesimo religione
di stato. Nel periodo compreso tra il
391 e il 393 d.C. la persecuzione contro
i pagani venne intensificata, i loro templi
vennero chiusi e la stessa fine fece il
santuario di Eleusi.
La fu città distrutta nel 395 d.C.
dai Visigoti, il santuario venne incendiato
nel 396 d.C. dai Goti guidati da Alarico.
Paradossalmente se oggi possiamo ricostruire
i misteri è proprio per quello
che ne dissero i cristiani per denigrarli,
dato che i fedeli, al contrario, avevano
l'obbligo del segreto.
Mary
Falco
22 dicembre 2005