MITOLOGIA

ERA, il pavone e la Via Lattea


di Mary Falco


Era, figlia di Crono e Rea, nacque nell’isola di Samo o ad Argo e fu nascosta in Arcadia perché il padre non la divorasse; le Stagioni furono le sue nutrici. Crebbe dolce e bellissima, con una pelle lattea dalle forme perfette, occhi profondi, capelli di seta. Tutto ciò che vive in terra le era sacro, ma il suo animale prediletto era il pavone, simbolo solare. Originario dell’India attraversò la Babilonia, la Persia e tutta l’Asia Minore per approdare a Samo, nel santuario di Era. Nell’Atene del V sec. a. C. si pagava un biglietto per ammirarlo. In tutti i paesi attraversati si distinse per l’abilità dimostrata come cacciatore spietato di serpenti, tanto che si riteneva che proprio assimilandone e trasformandone il veleno il pavone producesse le caratteristiche piume cangianti della sua coda. La sua carne, ritenuta incorruttibile, era somministrata agli ammalati come medicina.

Era viveva felice e bellissima in mezzo alla natura lussureggiante, ma qualcuno aveva deciso di turbare la sua pace. Zeus, suo gemello, ucciso il padre, corse da lei e cominciò a corteggiarla senza successo, finché non gli venne l’idea di trasformarsi in un cuculo infreddolito, che la dea raccolse e scaldò al proprio seno. Allora riprese le proprie sembianze la violentò, costringendola così ad accettare un matrimonio riparatore. Poiché la Grande dea pre-ellenica venerata a Samo e ad Argo si chiamava appunto Era, da herwa=protettrice già Robert Graves vede in questa violenza il ricordo della conquista di Creta e della Grecia micenea da parte degli Elleni. Si racconta che alcuni giunsero a Creta come fuggiaschi, si arruolarono nella guardia reale, fecero una congiura di palazzo e s’impadronirono del regno. La storia ufficiale ricorda due saccheggi che potrebbero essere confluiti in questo episodio: nel 1700 a.C. e nel 1400 a. C.; Micene in ogni caso cadde definitivamente nel 1300 a. C.
Ma potrebbe essere un motivo esclusivamente mitico: il dio indiano Indra si trasforma in cuculo per corteggiare una ninfa ritrosa ed il cuculo è un simbolo di potere che ritroviamo a Micene.

Resta comunque significativo il fatto che Zeus non può governare senza di lei: lo stupro serve solo per farle accettare un matrimonio che la dea non desidera, ma che è indispensabile all’equilibrio del mondo. Il potere celeste del maschio, ben rappresentato dalla folgore, pur suscitando il terrore, non può ne’ guarire ne’ generare e tutto ciò che riguarda la terra resta dominio indiscusso della dea. Anzi… delle dee. Forse perché il suo è in fondo un matrimonio senza amore, forse solo per imporre comunque il suo potere, Giove intreccia una catena ininterrotta di relazioni e questo da origine ad infinite guerre e rivalità, non solo tra le donne, ma anche a causa dei vari mariti, che non sempre accettano di farsi da parte di fronte al dio… soprattutto quando sono a propria volta dei!

Occorre un elemento regolatore… ed ecco farsi strada una delle più stupefacenti creature dell’Olimpo: Atena. Figlia di Zeus e della Titanessa Meti, che non potendo essere sposata legalmente, venne inghiottita dall’amante celeste con la figlia e tutto. Quando giunse il momento del parto Zeus si recò in Libia, sulle rive del lago Tritonio, ed ordinò al fido Efesto d’assestargli un bel colpo d’ascia sulla testa. Naturalmente l’altro obbedì e quale non fu la sua meraviglia vedendo che dalla ferita balzava una giovane in armi, che lanciava da sola il grido di cento guerrieri. La strana giovane si chiamava Atena, aveva gli occhi chiari e fin dal primo giorno s’affiancò volenterosa al padre nel governo del mondo.
Dapprima Era si seccò oltre misura del fatto, non tanto per la relazione adultera, quanto per l’usurpazione di quel mistero del tutto femminile rappresentato dal parto – Potevi dirmelo – disse – te l’avrei partorita io! – ma poi inaspettatamente tra le due donne nacque profonda e reciproca simpatia. Se Atena, inutile dirlo, rappresenta la ragione, la razionalità, tutto ciò che l’uomo (ma anche la donna!) può fare quando riesce a far tacere la voce tirannica dei propri istinti, il campo in cui questa ragione da i più stabili e duraturi frutti è proprio la vita coniugale dell’augusta coppia.

Dalla sua nascita Atena, figlia prediletta di Zeus, adopera gran parte delle sue energie per risanare e razionalizzare il suo rapporto con Era, a cui si affianca con devozione filiale.
Anche in una delle situazioni più complicate: la nascita di Eracle.
Zeus s’era infatti innamorato della regina Alcmena, una donna virtuosa che non avrebbe mai accettato di tradire il proprio marito, quindi il dio ne prese le sembianze. Quando la poveretta si rese conto d’essere stata ingannata, temendo la giusta collera di Era, preferì abbandonare il proprio figlio in un campo fuori dalle mura di Tebe, in quella che oggi si chiama “pianura di Eracle”. Ma per fortuna (qualcuno racconta che s’erano accordate prima) proprio in quel momento giunsero nella piana a passeggio Atena ed Era. – Guarda mia cara – esclamò la prima prendendolo tra le braccia – che bimbo eccezionalmente robusto! Sua madre deve aver perduto il senno per abbandonarlo così! Suvvia, tu che hai tanto latte, danne un poco a questa povera creatura! –
Ma si trattava appunto del piccolo più forte del mondo! E quando morde la dea ignara, la poveretta ritrae il seno per il dolore ed il suo latte immacolato sprizza da tutte le parti, ecco allora apparire le stelle in cielo, i gigli in terra… ed anche Alcmena tremante, a cui Atena affida il bimbo, raccomandando di averne cura e di crescerlo bene, secondo la volontà del grande Zeus, che vuole farne un eroe e migliorare attraverso di lui il genere umano.
Era, la dea del cielo e della fecondità terrestre, sposa e sorella di Zeus, non poteva infatti essere completamente estromessa dal progetto del marito, tanto che Ercole non riuscirà a salire all’Olimpo finché lei non solo accetterà la sua esistenza, ma lo adotterà solennemente. E c’è di più: il nome greco Eracle in realtà significa “gloria di Era”. Dunque l’azione più rimarchevole della dea sarà accettare il bastardo del marito? A prima vista l’episodio è gravemente antifemminista, ma non dimentichiamo che senza il suo latte, Ercole, per quanto forte, sarebbe rimasto un mortale fra tanti, nonostante l’augusto genitore, anzi la sua forza stesa diventa un difetto quando, accecato dall’”ybris”, uccide i suoi stessi amati figli scambiandoli per mostri.

L’episodio della turbolenta vita coniugale dell’augusta coppia è raffigurato un Alla The National Gallery di Londra da un capolavoro poco noto del Tintoretto: “L’origine della Via Lattea” dipinta nel 1580 circa per l’imperatore Rodolfo II e custodita gelosamente nel castello di Praga fino all’arrivo delle truppe svedesi, nel 1648.
Qui il romano Giove approfitta del sonno di Giunone per attaccarle al seno suo figlio Ercole, perché solo succhiando dal petto di Giunone il bimbo può aspirare all’immortalità. L’epilogo è lo stesso: il piccolo è straordinariamente vorace e la dea si sveglia di soprassalto, parte del latte viene spruzzato in cielo, dove da origine appunto alla Via Lattea e parte cade a terra dove crescono immediatamente dei gigli. E per una strana coincidenza la parte terrena della leggenda manca al dipinto originale, che fu danneggiato e dovette essere ridotto. L’episodio può essere ricostruito nella sua interezza soltanto grazie alle copie che furono realizzate: un disegno anonimo di proprietà dell’Accademia di Venezia ed una libera riproduzione di Joris Hoefnagel, attivo a Praga a partire dal 1590. Comunque è un racconto tardivo, che i Romani hanno tratto da Diodoro Siculo, Apollodoro e Teocrito; rappresenta un’elaborazione del mito greco.

Giunone assomigliava a Era?

La Via Lactea di Rubens

 

 

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