vedi
la prima parte
Dopo la filatura, la tessitura, c’e il
taglio della stoffa e la confezione dell’abito.
L’abito filosofico e' quello con cui si
rivestono le parole, o che veste le parole,
e da' possibilita di esprimersi, anche
se molto spesso e' usato come metafora
della menzogna: l’abito e' cio che copre
la verita'.
Penelope,
nel suo tessere e disfare la sua tela
mai finita, nell’attesa del ritorno di
Ulisse, rappresenta il tentativo di padroneggiare
il proprio destino, tessendo di giorno
e disfacendo di notte una tela che doveva
tenerla lontano dal prendere una decisione
per lei insopportabile, sposare uno dei
Proci tradendo il vincolo d’amore con
Ulisse.
Ella fu reputata la donna piu' onesta
e saggia dell’antichita'. Durante la ventennale
assenza del marito, piu' di cento giovani
principi aspirarono alla sua mano ma la
fedelissima moglie seppe tener a bada
tutti con uno stratagemma: promise riscegliere
uno dei proci come suo sposo non appena
avesse finito di tessere un lenzuolo funebre
per il suocero Laerte. Ma di giorno tesseva
e di notte disfaceva il lavoro compiuto.
Quando la sua astuzia fu scoperta, giunse
Ulisse a liberarla dagli insolenti pretendenti.
Cfr. ODISSEA I, 85-110
Nella mitologia greca il filo del destino
a cui gli uomini sono legati e dominato
dalle Parche, o Moirai.
MITO
Queste creature potentissime presiedevano
all’intero corso della vita umana.
Figlie dell’Erebo e della notte,
o di Zeus e Temi. Esse erano Cloto
(da êëïèù = filare, torcere il filo),
che filava lo stame del destino
degli uomini; Lachesi (da ëáã÷áíù
= toccare, avere in sorte), che
assegnava la sorte alla nascita
e avvolgeva lo stame al fuso; Atropo
(da á privativo e ôñåðù = girare,
voltare), la quale tagliava il filo
della vita.
Le parche filano i giorni della
nostra vita e la lunghezza del filo
dipende esclusivamente da loro:
nemmeno Zeus puo modificarla.
Cfr. OVIDIO, Metamorfosi, VIII,
vv451-455
|
Stipes erat, quem, cum partus enixa iaceret
Thestias, in flammam triplices posuere
sorores
Staminaque impresso fatalia pollice nentes,
« Tempora »dixerunt » eadem lignoque tibique,
o modo nate, damus ».
C’era un pezzo di legno che, quando Altea
era ancora prostrata dal parto, le tre
parche avevano posto sul fuoco dicendo,
mentre con la pressione del pollice filavano
il filo del destino: "La stessa durata
diamo al legno e a te, o neonato".
Continua...
Aracne
In tempi antichissimi un'umana, Aracne,
tesseva meglio di Athena. Tant’e' vero
che quest’ultima aveva stracciato la tela
di Aracne e l’aveva trasformata
crudelmente in ragno.
| MITO
Aracne, giovane fanciulla della
Lidia, citta' rinomata per le sue
tinture di porpora, eccelleva tanto
nell’arte della tessitura, al punto
che giunse a vantarsi di essere
piu nobile di Athena, filatrice
ufficiale dell’Olimpo. La dea raccolse
la sfida, ma Aracne tesse una stoffa
ove erano raffigurati gli amori
degli dei dell’Olimpo con una tale
maestria che Athena non riusci a
trovarvi nessuna pecca. Non per
questo la sua collera fu minore:
fece a brandelli l’opera della rivale
e colpi' quest’ultima in modo cosi
violento che la poveretta, terrorizzata,
s’impicco' con una corda. Athena
la trasformo' quindi in un ragno.
Cfr, DANTE, Divina Comm, Purgat.,XII,
43-45
OVIDIO, Metam., VI, 1-145 |
Aracne e' uno spirito mediterraneo,
che fu detronizzato durante l’invasione
religiosa degli dei olimpici. Di fronte
ai nuovi dei, dal volto umanizzato, l’aspetto
animale degli antichi apparve improvvisamente
mostruoso.
Prevalse il filo del discorso di Athena,
cosi' umana e ragionevole, tutta lingua
bene – detta, sfilata in diretta dal cranio
di Zeus.
Il tessuto di Athena e' incorniciato da
fronde di olivo, perche' questa e' la
pianta consacrata alla dea. Il tessuto
di Aracne, invece e' incorniciato da fronde
di edera, che e' la pianta consacrata
a Dioniso. C’e' dunque un legame tra Aracne
e Dioniso. Il fattaccio di Aracne non
e' solo una faccenda filosofica tra mortale
e immortale, tra uomini e dei; sotto sotto,
c’e' una rissa archetipica, tutta divina.
Athena infatti e' nata dalla testa di
Zeus, mentre Dioniso e' nato dalla coscia.
La differenza tra questi due tessuti sta
tutta qui: dalla testa ci viene il pensiero,
dalla coscia il passo, che sia di danza
o di cammino… Se Athena e' il pensiero
dell’essere, Aracne comunque ne e' il
ritmo.
Cosi pure noi, umani tessitori, siamo
sospesi e dipendiamo da quel filo che
noi stessi secerniamo e governiamo. Ma
nonostante la filosofia, la scienza, le
evoluzioni della cultura, la nostra vita
continua ad essere un tessuto in cui solo
in parte riusciamo a comprendere, a definire,
a padroneggiare i fili. Non credete? Fortuna
che c’e Dio a darci una mano…
Cettina
Messina
21 Aprile 2006