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Quel corsaro da Genova a Lesvos: un tocco d’Italia nell’isola devastata dal terremoto

Scritto da Raffaele de Pace on . Postato in Culture

 Non ci sono stati solo i veneziani ad affollare magicamente le splendide isole dell’Egeo in Grecia, come dimostrano le fortezze di Rethimno e Chanià, a Creta. Ma anche altre genti marinare di casa nostra hanno lasciato un segno indelebile nell'isola di Lesbo danneggiata dal sisma di 6,1 gradi richter.

 

Il corsaro genovese Francesco Gattilusio con due galee giunse nell’Egeo orientale nel 1355 con l’intenzione di offrire il suo appoggio all’imperatore deposto Giovanni V Paleologo, scacciato dal trono da Giovanni Cantacuzeno. Il suo aiuto nella riconquista del trono gli valse in moglie la sorella Maria ed in feudo l’isola di Lesbos (Mitilene).

Iniziò così un’avventura tutta italiana nell’ultimo atollo dell’Egeo che guarda ad oriente, quella Lesbos che non solo ha dato i natali alla poetessa Saf-fo, ma che proprio grazie alle intuizioni di Gattilusio riuscì ad emanciparsi, come dimostrano i numerosi reperti che ancora oggi troneggiano nel castello di Mytilini.

L’isola fu abitata n 3.300 a.C. da Pelasgi, Lelegi e Tirreni, in seguito, anche dagli Achei del Peloponneso, che furono i responsabili della creazione di “sestetto di isole”, composto da Mi- tilene, Antissa, Pirra, Arisbe, Mithymna e Eresos. Nel periodo ellenistico subì l’influenza dei Macedoni e dei Tolomei. I Gattilusio si inseriscono nel periodo bizantino, governando per più di 100 anni, nel rispetto della reli- gione e dei costumi della popolazione locale e contribuendo allo sviluppo economico dell’isola.

Gli esponenti della famiglia genovese furono visti dagli isolani anche come dei veri e propri “agenti di commercio” piuttosto che solo come conqui- statori, e usarono l’isola come una sorta di base logistica per le loro missioni commerciali in Siria e in Egitto, oltre che come una stazione commerciale di transito ai loro altri possedimenti nel Mar Nero.

Un’altra presenza italiana sull’isola è la chiesa Cattolica di Mytilini dedicata all’assunzione della Vergine, costruita nel 1843 nel centro storico della città. Al suo interno sono presenti quattro tombe, tra cui no al 1990 anche le reliquie di San Valentino. La chiesa apparteneva ai Frati minori Francescani, poi fu concessa ai Monaci Cappuccini della Grecia e in ne oggi è sotto l’egida della Diocesi Cattolica di Chios.  

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