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Bari e Kos: la memoria delle 103 vittime

Scritto da Enrico Filotico on . Postato in Culture

Bari-Kos. Oggi potrebbe tranquillamente essere l’inizio della carta d’imbarco di un qualsiasi ragazzo pronto a vivere la settimana più bella della sua vita, il viaggio della maturità, una vacanza con la ragazza o anche una semplice vacanza familiare. Suona quasi come una vana illusione la speranza di sentir uscire dalle parole di un adolescente quanto Kos ha vissuto 70 anni fa, quelle parole che riporterebbero in vita la fama di quei 103 caduti. Erano sì soldati, ma erano principalmente padri, fidanzati, fratelli, che il 6 ottobre del 1943 furono selvaggiamente trucidati. Oggi Bari-Kos è molto di più. È quel filo conduttore tra Italia e Grecia nella narrazione di questa strage senza tempo, che troppo spesso è passata nel dimenticatoio. Infatti solo 66 delle 103 vittime ad oggi sono sepolte nel sacrario del capoluogo pugliese. 
 
Le restanti anime purtroppo sono ancora lì, alcune disperse ed altre di proprietà di un geloso contadino. Appare infatti inaccettabile la decisione di un uomo di non consentire gli scavi per il recupero dei soldati caduti in battaglia, così come sembra inspiegabile l’ostilità dimostrata dallo stesso nel lasciare lo spazio ad una piccolissima cappella in loro ricordo. Dopo gli omicidi di Cefalonia avvenuti solo un mese prima, quella di Kos è stata tra le più efferate stragi che il Mediterraneo ha dovuto vivere durante la seconda guerra mondiale. I soldati della Wermacht guidati dal generale Muller, una volta sbaragliata la controffensiva italo inglese e interrogati tutti gli ufficiali italiani, promisero loro il rimpatrio e come pena la prigionia. 
 
Come le guerre scrivono però nei libri di storia, i loro attori principali vengono spesso meno a quel codice d’onore non concepito in battaglia. Poco prima dell’imbarco i 103 militari furono eliminati dalle truppe tedesche, sotto ordine del generale Muller. Di quella strage oggi sono rimaste solo le medaglie al valore che Gronchi, allora presidente della Repubblica italiana, conferì loro nel ’58. Non una cappella, non una lastra di marmo con incisi i nomi, nulla, nulla oggi ricorda ai visitatori che lì hanno perso la vita sì soldati, ma persone che allo stesso tempo erano principalmente padri, fidanzati e fratelli. La storia può insegnare a non ricommettere gli stessi errori solo quando il ricordo è ben impresso nella mente.
 
E allora l'auspicio è che proprio da Bari, città porta ad Oriente, luogo di incontri/scontri fra culture, civiltà e costumi, possa rinascere la consapevolezza che il ricordo non è solo uno stucchevole esercizio storico. Ma sinonimo di rispetto per la storia e per le storie di uomini che hanno sacrificato se stessi.

 

 

 

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