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Quel fil rouge filosofico che unisce Grecia e Giappone

Scritto da Francesco De Palo on . Postato in Culture

Cos’hanno in comune i maestri spirituali orientali con i monaci ortodossi delle Meteore? Giappone e Grecia, oltre che da coste frastagliate e terremoti onnipresenti, sono equiparate dal fatto di parlare la stessa lingua dello spirito. Quella linfa, intima e sotterranea, che guida transizioni ed evoluzioni, che indirizza percorsi e vite umane, che riscopre elementi naturali e iperumani per allietare il cosmo. Perché pienamente consapevoli che senza un’anima non vi potrà essere corpo che regga, che proseguendo con una socialità afona e con sopravvivenze anziché esistenze, semplicemente si finisce per spezzare il legame che ogni membra ha con l’ultraterreno. Un viaggio, in volo, è la chiave per spiegare quale messaggio corra sull’asse Tokyo-Salonicco, e che il poeta Haris Koudounas ha “messo” nero su bianco sotto forma di romanzo, ne “MP213 Tokyio-Salonicco: il volo della verità” (Sbc edizioni). Dove, accanto alla ricerca degli eredi del maestro filosofo Nikiforos, ecco spuntare un diario che indica al protagonista Petros il delicato e controverso percorso dell’autoconoscenza.
 
Il libro, oltre al racconto di storie personali di ieri che tornano prepotenti a caratterizzare le vite dell’oggi, sembra scritto appositamente per guidare l’attuale transizione post-crisi finanziaria, dove l’elemento umano è relegato a scomoda cornice di un universo disegnato ad uso e costume di numeri e dati. Mettendo colposamente in secondo piano il ruolo di carni e menti, quella dimensione, alta e asimettrica, che caratterizza l’esistenza umana. Prima uomini , poi numeri, sembrano voler urlare le pagine di questo romanzo, intervallate da dotte citazioni e da riflessioni di maestri di un tempo lontano come il filosofo ellenico Epicuro, passando per letterati, drammaturghi e monaci buddhisti. Tutti intenti a richiamare all’ordine un mondo che corre su binari morti, dove l’egoismo di una fretta frivola e controproducente segna il ritmo di giorni e anni, ma senza che nulla sia compreso realmente di ciò che si vede.
 
Riscoprire, assaporare, immaginare, comprendere: sono i quattro verbi che affiorano nel diario del protagonista e che, come per magia, riportano quel fil rouge iniziale a raccordarsi con il ceppo di partenza. Con due mondi, agli antipodi, costretti a ricorrere al proprio ego più intimo per dare fiato ai giorni futuri. Ed il resto dell’emisfero a tentare di cogliere (è l’auspicio) quell’alito di speranza. Ecco quindi la risposta al quesito iniziale. Dove due paesi così lontani e diversi, sfoggiano un comune denominatore : quella sensazione di filosofia diffusa come un “pan” dove attingere risposte e dove abbeverare menti e anime. Ma per migliorare se stessi nella propria psichì e non per fare pil o plusvalenze.
 
twitter@FDepalo
 
 
 

 

 

 

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