Stampa

Omaggio a Vassilis Alexakis, una “non intervista”

Scritto da Roberta Gregori on . Postato in Culture

Questa è la storia dell’intervista mai realizzata allo scrittore franco-greco Vassilis Alexakis. Nel 2019, dopo aver scoperto per caso i suoi libri ed essendone rimasta affascinata, avevo spedito per posta una richiesta di intervista. In un suo romanzo riportava l’indirizzo dell’abitazione a Parigi (tra l’altro nello stesso XV arrondissement dove vivo) e del piacere che provava nel leggere le lettere degli ammiratori, spesso di un pubblico femminile.

 Mesi dopo, ho tentato un’altra strada contattando l’agenzia del figlio ad Atene. Ottengo il numero di telefono e riesco a parlare con Alexakis, che nel frattempo era rientrato nella patria nativa e si ricordava del mio biglietto.

L’emergere della pandemia ha congelato il tempo fino lo scorso luglio quando lo ricontatto. Alexakis mi dice di essere ospedalizzato, ma fissiamo per la domenica seguente un’intervista telefonica.

Purtroppo quell’intervista non avviene. Vassilis Alexakis muore quest’anno, l’11 gennaio 2021, ad Atene in cui nacque nel 1943.

Mi stupisce che la stampa abbia dato poco risalto alla sua scomparsa e mi sorprende ancor più che pochi dei suoi libri siano stati tradotti in italiano. Spero che qualche editore rivaluti il potenziale di pagine dal carattere universale.

Vassilis Alexakis partì in Francia all’età di diciotto anni all’epoca della dittatura dei colonelli dividendo poi la sua vita – e scrittura – tra Francia e Grecia. È stato anche disegnatore, giornalista e sceneggiatore. Come romanziere esordì nel 1974 con Le Sandwich, scritto in francese. Il primo libro scritto in greco fu Talgo nel 1981, da lui poi tradotto in francese. Ha ottenuto il prestigioso riconoscimento letterario francese Prix Médicis per La langue maternelle e il Grand Prix du roman de l'Académie française per Ap. J.-C. I suoi libri sono tradotti in varie lingue e in italiano sono usciti La lingua materna (Crocetti, 2001), D.C. (Crocetti, 2010) e Il ragazzo greco (Gremese Editore, 2013).

Tra le domande che avrei voluto porgli, c’è la questione della lingua, la relazione tra quella materna e le altre apprese. Alexakis, infatti, scrive dapprima in francese, la lingua della patria d’adozione, per poi tornare alla lingua primaria e nei suoi libri, spesso di carattere autobiografico, questo tema - con la sua complessità – emerge spesso.

In particolare, ho trovato delle similitudini con degli scrittori italiani a me cari.

A cominciare da Andrea Camilleri, per l’importanza del dialetto per la ricchezza della lingua stessa. Scrive Alekakis in un suo libro “Non amo gli idiomi che aspirano a monopolizzare la parola. Nessuna lingua ha ragione di rallegrarsi del silenzio di un’altra. Non credo che il rifiuto ostinato della Francia nel riconoscere le lingue regionali sia stato benefico al francese. Lo ha, al contrario, privato della possibilità di un dialogo che l’avrebbe sicuramente arricchito. Un idioma non si impoverisce scoprendo il modo di pensare estraneo al suo”.

E con Erri De Luca, affascinato dallo Swahili e lo yiddish quanto Alexakis per il sango, una lingua africana che scopre per caso e decide di studiare.

Un altro legame che mi ha particolarmente colpito è quello tra la materia narrativa e su come affrontare un dolore o un lutto.

In Talgo, Alexakis descrive una passione amorosa secondo il punto di vista, ed empatia, di una donna. Ho trovato una forte analogia con Passione semplice di Annie Ernaux – e sarei stata molto curiosa di chiedergli di come è nato questo libro, tra i miei preferiti.

Lo scrittore scrive in prima persona, identificandosi nella protagonista Hélène, una giovane donna greca. Il libro si svolge come una lunga lettera che non sarà mai inviata. Hélène rivive i due mesi e mezzo della relazione con Grigoris, un greco che vive a Parigi, a partire dal loro primo incontro in una taverna di Atene fino agli scambi telefonici e per posta, passando per un breve soggiorno a Barcellona, dove arriva con un treno di notte, il Talgo del titolo.

In quel momento della sua esistenza, Hélène sente il bisogno di vivere una passione forte. Grigoris diventa l’uomo capace di interpretare il ruolo che lei gli attribuisce (cos’è alla fine l’amore?). La donna trascina le sue giornate pensando che a lui e, dopo la loro separazione, a rimaneggiare un dolore prezioso, ultimo legame con la loro storia. Non riesce ad ammettere che si sia trattato di un semplice episodio, da cui non ci sarà il seguito che la sua immaginazione aveva già creato. Ma alla fine, come nel libro di Ernaux, sarà grata per quella seducente dolcezza della passione.

 

In Je t’oublierai tous les jours, uscito nel 2005, per me uno dei più bei testi sulla perdita della madre, non appare un sentimento di sofferenza. Alexakis si indirizza alla madre, che descrive semplicemente assente da dodici anni, come usava fare prima, nelle lettere che avevano l’abitudine di scambiarsi.

Il libro diventa anche un diario intimo dove lo scrittore le confida i piccoli episodi della sua vita e torna a ricordi a lui particolarmente cari. La difficoltà dei primi anni come giovane emigrante in Francia, il sogno di diventare scrittore, il piacere per la scrittura, l’inizio della carriera nella stampa e nel cinema fino alla pubblicazione dei suoi primi libri.

La distanza che inevitabilmente si crea tra genitori e figli. “Mi rivolgevo a voi come se avessi acquisito all’estero un titolo di nobiltà e fossi indignato dal vostro immobilismo”.

Una fine bellissima, in cui la madre si raccomanda di mettere una fine a quella che era diventata la conversazione più lunga che avessero mai avuto - “Penso che ora tu mi dovresti dimenticare”, gli dice. E la risposta del figlio, che fa propria una frase del poeta indiano, Ayappa Paniker, sentita in passato e registrata nella mente - “Ti dimenticherò tutti i giorni”.

Ancora, mi sarebbe piaciuto indagare la relazione tra filosofia, teologia e religione, in particolare il cristianesimo, che lo scrittore esplora in A.p. J.C. Quell’eudaimonia, ben vivere e dell’importanza della filosofia per la contemporaneità, tanto più in tempi difficili di pandemia che ci impongono di ripensare il nostro modello di valori e di vita.

Pensando all’attualità, chiedergli della situazione in Francia, tra macronismo, i Gilets Jaunes, lo sciopero nazionale dalla fine del 2019 e quella Parigi così cambiata negli anni. “Non avresti più lo stesso piacere nel passeggiare nelle sue vie. I muri sono ricoperti da messaggi infamanti verso gli arabi, gli ebrei, i neri”, scrive a sua madre in Je t’oublierai tous les jours.

E della situazione in Grecia, dell’emergenza dei migranti sulle isole e della pochezza della politica europea. Il problema dello sviluppo selvaggio del turismo, in particolare insulare. “Ormai non fa più notte a Santorini. Tutti i negozi restano illuminati fino all’alba. Fira rassomiglia ad un supermercato all’avvicinarsi del Natale. Certi negozianti reclamano perfino che vengano installate delle luci sul vulcano in modo che la recita non termini mai”.

La “non intervista” lascia le mie domande senza risposta. Ma forse è questo il fine più alto della letteratura – un eterno interrogarsi su questioni senza tempo. Ed è quello che Alexakis meravigliosamente ci regala.

Grazie, merci, efcharisto poli.

PS: scrivo questo pezzo a Trieste, dove ritorno mesi dopo la data della “non intervista”. Ritrovo degli appunti nel mio laptop ma soprattutto nel mio cuore. A Parigi sono rimasti i libri, con le mie sottolineature e note, e la cartella con i documenti preparatori. Mi scuso quindi per alcune informazioni non complete.

Dedico questo articolo a mio padre, che anche lui da gennaio non è più tra noi, e a mia madre – con amore, me agápi. 

Comments:

Mondogreco sui Social Media

seguici su questi network

facebook twitter google+